Momento propizio

Rigassificatore di Gioia Tauro, tutti pronti a realizzarlo. Occhiuto: «Basta con la logica “non nel mio cortile”»

Regione, Autorità portuale e società che ha predisposto il progetto (Iren) si dicono pronti a costruire l'opera di cui si parla da vent'anni. Prevista anche la realizzazione della “piastra del freddo” per trasformare il retroporto nel principale insediamento industriale per l'agroalimentare calabrese (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Massimo Clausi
11 novembre 2022
14:36
Il porto di Gioia Tauro
Il porto di Gioia Tauro

«Per noi si potrebbe fare anche subito», dice Andrea Agostinelli presidente Autorità portuale Tirreno meridionale.
«Siamo pronti a investire sul rigassificatore di Gioia Tauro appena il governo lo includerà tra le opere strategiche all'interno della rete nazionale di trasporto del gas». Lo ha detto Gianni Vittorio Armani, amministratore delegato di Iren, una delle società che hanno predisposto il progetto.
«Si tratta – ha spiegato il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto – di un investimento di circa un miliardo e mezzo-un miliardo e 800 milioni, che si farebbe con le risorse delle aziende che lo propongono, non con risorse dello Stato».

Sentendo le dichiarazioni andate in onda ieri sera a “Porta a Porta” sembra che le condizioni per realizzare l’opera finalmente siano mature. Bruno Vespa ha dedicato un focus all’impianto, classificandolo come una delle tante opere stoppate dalla burocrazia comunale.


Rigassificatore a Gioia Tauro, il progetto

L’idea venne all’incirca nel 2003, arricchita con il progetto di una piastra del freddo come terminale del rigassificatore. La Regione Calabria il 13 novembre dello stesso anno deliberò l’istituzione di un “Polo del Gas”. Il 27 marzo 2007 le società Iride e Sorgenia sottoscrissero uno accordo per partecipare al progetto più generale di sviluppo per la piastra del freddo a Gioia Tauro. Che prevedeva un terminale per metaniere per le operazioni di scarico collegato alla terra ferma da un pontile di 500 metri, impianto di rigassificazione e serbatoi di stoccaggio per un totale di 600.000 m³ e una condotta criogenica per il trasferimento di Gnl all’area dell’impianto, di 3.500 metri.

Il 23 aprile 2008 la Commissione Via (Valutazione Impatto Ambientale) espresse parere favorevole per la costruzione dell’opera.

Il 12 maggio 2009 gli amministratori delegati della “Lng Medgas Terminal”, Carlo De Matteo e Pier Filippo Di Peio, firmarono a Palazzo Alemanni col presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, la convenzione per la realizzazione e l’esercizio di un rigassificatore che doveva sorgere nei comuni di San Ferdinando, Gioia Tauro e Rosarno. Il costo complessivo di partenza dell’investimento ammontava a 1 miliardo di euro. Per la progettazione del manufatto metanifero, la Commissione Europea, nell’ambito del programma Ten, stanziò un finanziamento a fondo perduto pari a 1,6 milioni di euro.  L’indotto sul mercato del lavoro era stimato, per la fase iniziale del personale di cantiere, in 600 presenze medie giornaliere e 1.000 nei picchi lavorativi; mentre i posti di lavoro diretti, ovvero stabili, sono valutati tra 100 e 125. Poi l’indotto di supporto avrebbe portato ad assorbire intorno a 500 unità.

La LNG, come secondo impegno, doveva erogare un importo di 10 milioni di euro netti destinati a interventi socio-economico-ambientali agli enti territorialmente interessati. Il terzo punto del protocollo prevedeva che la Regione Calabria potesse assumere una partecipazione azionaria del 5 per cento del capitale sociale al valore nominale delle azioni; la LNG inoltre si era impegnata ad assegnare alla Regione un contributo, in caso di aumenti di capitale, sino a 5 milioni di euro o a garantire royalties dello stesso importo.

La Regione, poi, poteva acquistare, pagandole al valore nominale, fino al 30 per cento delle quote della Merdiana Gas, la società regionale che doveva essere costituita per commercializzare e distribuire il gas proveniente dal terminale, società partecipata da banche e operatori specializzati alla quale si sarebbe ceduta una quantità di gas pari a 300 milioni di metri cubi all’anno alle migliori condizioni. 

Rigassificatore a Gioia Tauro, lo stato attuale

Perchè il progetto non è mai stato realizzato fa parte dei misteri della burocrazia italiana. «Per tanti anni in questo Paese si è pensato che non si dovesse produrre energia attraverso il gas», sostiene Occhiuto. Ma Armani adesso “apre” concretamente: «Siamo pronti a investire su questa opera appena il governo la includerà tra le opere strategiche all’interno della rete nazionale di trasporto del gas».
Armani quindi ricorda che «Sorgenia e Iren in particolare sono i due soci che hanno sviluppato questo progetto. L’opera può dare un contributo di 12 ai 16 miliardi di metri cubi annui di importazione di gas, pari a quasi al 50% del totale di importazione che un anno fa avevamo dalla Russia».

Sviluppo agroalimentare

Ma il punto di forza del progetto non è soltanto il gas. L’impianto ha un altro vantaggio per la Calabria ovvero la piastra del freddo. Agostinelli, illustrando il progetto, ha ricordato che questo «prevede la costruzione di un pontile lungo 454 metri a ponente del porto in posizione esterna, le tubazioni corrono lungo il confine dell’area nord per uscire dall’area retroportuale e arrivare a circa 6 chilometri di distanza dove l’impianto verrà posizionato definitivamente».

Inoltre è prevista un’area di 500mila mt quadrati che l’Autorità portuale  sta bonificando e dove originariamente era stata ubicata la cosiddetta “piastra del freddo” per la formazione di una industria conserviera dell’ortofrutta calabrese. «Potrei attrarre gli investimenti per fare un grande distretto dell’agroindustria nell’area di Gioia Tauro», sostiene Occhiuto. 

L’opera quindi ha un doppio valore per il territorio, ma bisogna superare non solo la burocrazia ma anche quello che oggi viene definito “nimby”, acronimo inglese che significa “non nel mio cortile” e che indica forme di protesta attuata da un gruppo di persone o da una comunità locale contro opere e attività di interesse pubblico che hanno o potrebbero avere effetti negativi sulla loro area di residenza.

Questa mattina è lo stesso Occhiuto a parlarne in una dichiarazione pubblicata da “Il Foglio”. «Si dovrà pure superare - ha detto il Governatore - quella logica assurda per cui in Italia, qualunque opera si decide di fare, si innesca puntualmente un conflitto tra le istituzioni centrali e le comunità locali. Io, forse in controtendenza, mi ritrovo da un anno a chiedere al governo un Dpcm per autorizzare il rigassificatore di Gioia Tauro».

La sua posizione “sviluppista”, sottolinea «è quella di Forza Italia, è quella che il nostro partito porta alla coalizione di centrodestra, da sempre”. Il che, dice il governatore azzurro, vale tanto più oggi, “oggi che la sindrome Nimby si fa trasversale, alligna ovunque ci sia populismo e incapacità di gestire i problemi». 

«C'è una constatazione di buonsenso, che vale per tutti. Qualsiasi scelta, quando si parla di infrastrutture, ha delle ricadute ambientali che spaventano i territori coinvolti. Ma i malumori delle comunità locali vanno gestiti, non assecondati. Perché solo cosi, le scelte giuste che sono impopolari, se davvero sono giuste, diventano anche popolari». 

«Ogni terra ha la sua storia. Di certo anche io, qui, quando ho scelto di raddoppiare il termovalorizzatore, ho incontrato qualche protesta. Anche sul rigassificatore il mio sembrava un puntiglio. Ma l'attivazione di quella struttura è decisiva, oltreché per l'approvvigionamento nazionale, anche per attivare quella cosiddetta ‘piastra del freddo’ che consentirebbe di trasformare il retroporto di Gioia Tauro in un grande distretto dell'agroalimentare. Questo i cittadini calabresi lo hanno capito.  Ma una cosa, in questa faccenda, credo di averla capita anche io. Ospitare una infrastruttura deve essere conveniente, per la comunità locale. Nel caso dell'energia, ad esempio, bisogna che il governo pensi a forme di esternalità positive per le città che accolgono centrali o rigassificatori. E vale anche per le rinnovabili: se, come nel caso della Calabria, il saldo tra energia pulita prodotta e consumata è positivo, se insomma doniamo al resto del Paese gigawatt verdi che noi produciamo con l'eolico, il fotovoltaico e l'idroelettrico, dovrebbe esserci in qualche modo un ritorno positivo sulle bollette dei calabresi. Si innescherebbe un circuito virtuoso, e si renderebbero più inconsistenti le istanze di chi vuole dire No a prescindere». Basterà per smontare i fautori del no?

Giornalista
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