«Siamo distrutti, ognuno di noi ha una famiglia»: il primo maggio drammatico di chi perderà il lavoro

VIDEO | Nei giorni scorsi l'annuncio della chiusura del caseificio Alival a Reggio Calabria facente parte del gruppo Nuova Castelli. Sono 79 le persone che rimarranno a casa. Sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno scritto alle istituzioni

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di Anna Foti
1 maggio 2022
14:15

Il lavoro, il diritto e il dovere in cui al contempo consiste, valore fondante della nostra Repubblica al punto da essere celebrato con una festa nazionale, dalla nostra Costituzione definito come strumento per contribuire al progresso materiale o spirituale della società, esercizio per antonomasia di cittadinanza, eppure così sovente offeso, sfruttato e negato.

In questa nostra Repubblica chiamata a riconoscere questo diritto, che dunque non è una concessione, e a renderne effettivo l’esercizio, dilagano invece sopraffazione e illegalità; le morti mentre si lavora costituiscono una piaga del nostro tempo.


In questo nostro lembo di terra, dal punto di vista occupazionale e non solo sempre molto ai margini, in questo momento storico stretto da una morsa pandemica che ha innanzitutto mietuto vittime e che ha colpito duramente anche il lavoro, il Primo maggio coglie molte persone in stato di difficoltà e indigenza per carenza di lavoro e così, invece di essere una festa, diventa momento di amare riflessioni.

Nessun clima di festa

Tra le troppe persone che vivono questa giornata dedicata al lavoro nel segno dell’ansia e della preoccupazione, ci sono anche i 79 dipendenti del caseificio Alival, del gruppo Nuova Castelli, situato a San Gregorio a Reggio Calabria. Alcuni giorni fa hanno saputo che il sito produttivo al quale hanno dedicato anni della loro vita e sacrifici verrà chiuso entro il primo trimestre del 2023 e che loro perderanno il lavoro.

Una situazione di allarme sociale che ha registrato l’immediata e compatta presa di posizione dei sindacati che hanno già chiesto la convocazione urgente di un tavolo di crisi al Mise. Romolo Piscioneri della Fai Cisl, Nino Merlino della Uila Uil e Nicola Rodi della Flai Cgil, hanno anche fatto appello alle istituzioni, con una missiva indirizzata al prefetto di Reggio Calabria Massimo Mariani, al presidente della Regione Roberto Occhiuto, al presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, ai sindaci ff di comune e città metropolitana di Reggio Paolo Brunetti e Carmelo Versace, al presidente di Confindustria Domenico Vecchio e ai parlamentari eletti nel comprensorio metropolitano reggino.

La vertenza e l'appello alle Istituzioni

«Durante la riunione del coordinamento nazionale Bu (Business Unit) Castelli dello scorso 22 aprile a Milano, il management Lactalis (multinazionale francese proprietaria del gruppo), dopo un’analisi sommaria del business relativo al gruppo Castelli, concentrando l’informativa sulla società Alival, ha annunciato alle organizzazioni sindacali la chiusura di due stabilimenti a Reggio Calabria e a Ponte Buggianese in provincia di Pistoia. Come Segreterie provinciali di categoria, presenti all’incontro, sostenuti dalle Segreterie nazionali, abbiamo immediatamente contrastato quella che ci è apparsa e tuttora ci appare una scelta, oltre che inaspettata, ingiustificata. Nello stabilimento di Reggio Calabria, da 30 anni fiore all’occhiello della città, viene prodotta una mozzarella a denominazione Stg, Specialità territoriale garantita», si legge nella missiva dei sindacati.

Nuova Castelli ha motivato la chiusura con la necessità di garantire la continuità produttiva del gruppo, concentrando gli investimenti sulle strutture economicamente sostenibili e interrompendo le attività produttive delle due realtà. Ma i sindacati annunciano battaglia al fianco di lavoratori e lavoratrici che esprimono delusione, oltre che sorpresa e apprensione.

La voce di chi perderà il Lavoro

«Non siamo solo un numero. Ognuno di noi ha una famiglia che presto sarà in mezzo ad una strada, perché alla nostra età sarà difficile ricollocarci in questo territorio. Non meritiamo questo trattamento. Siamo dei grandi lavoratori che hanno sempre garantito costanza e serietà. Nel settore alimentare, l’osservanza delle procedure è essenziale e noi abbiamo sempre dato il massimo», spiega la dipendente Irene Crignano.

«Abbiamo famiglia, abbiamo mutui e spese, e questa notizia inaspettata ci sconvolge. Siamo distrutti. Lavoro qui dal 2005. Avevamo volumi importanti e non ci aspettavamo questo epilogo. Cosa dovremmo fare adesso? Confidiamo che si trovi una soluzione per salvare questo stabilimento e così anche il nostro posto di lavoro. Siamo grati ai sindacati per il loro supporto e la loro attività a tutela dei nostri diritti», sottolinea il dipendente Demetrio Tripodi.

Prossimi a rimanere senza lavoro, nonostante gli ultimi anni già affrontati con stipendi ridotti in regime di solidarietàtraditi da un’azienda che ha continuato a promettere un rilancio mai effettivamente avviato.

«Abbiamo lavorato e poi abbiamo accettato che ci fosse ridotto lo stipendio e adesso perderemo ugualmente il lavoro. In questo stabilimento lavora anche mio marito: io da 17 anni e lui da 25. Resteremo entrambi senza lavoro. La situazione è molto preoccupante. Non abbiamo l’età per andare in pensione. Cosa dovremmo fare?», chiede la dipendente Antonella Rapinelli.

«Lavoro qui da trent’anni e da venticinque anni faccio mozzarelle. È una grande delusione per noi. Ci sentiamo traditi dall’azienda che ci ha chiesto sacrifici per poi abbandonarci. Questa situazione non coinvolge solo noi e le nostre famiglie ma tutto il territorio che continua ad impoverirsi», spiega il dipendente Antonino Guarnaccia.

«L’azienda ci aveva promesso il rilancio mentre il nostro stipendio veniva ridotto. Abbiamo accettato per sostenere lo stabilimento nel momento di difficoltà convinti che saremmo ripartiti invece adesso è arrivata questa brutta notizia. Dopo 14 anni di lavoro al confezionamento, del cui reparto sono anche a capo, l’amarezza è davvero tanta», racconta la dipendente Chiara D’Agostino.

La voce di chi difende il Lavoro

«Chiediamo a tutte le autorità il massimo sostegno della vertenza affinché non sia perduto alcun posto di lavoro. Bisogna scongiurare in ogni modo la chiusura dello stabilimento. Sarebbe un durissimo colpo per queste famiglie in un territorio in cui il tasso di disoccupazione è superiore al 20%. C’è dunque necessità che la città faccia uno sforzo corale affinché i posti di lavoro siano salvaguardati come anche questo sito produttivo importante. Il rischio per chi perda qui il posto di lavoro, purtroppo, è di restare disoccupato a vita», spiega Antonio Zavettieri, segretario confederale Uil Reggio Calabria.

«Non ci arrenderemo di fronte a una decisione che giudichiamo inspiegabile, specialmente se a farlo è un gruppo che appartiene ad una multinazionale. L’azienda si era impegnata a investire e a rilanciare il sito produttivo che a Reggio Calabria esiste da 37 anni e dove il personale è altamente professionalizzato. I dipendenti non solo hanno dimostrato di saper lavorare ma anche di avere la ferma volontà di continuare a farlo per i sacrifici già affrontati in questi anni. Qui, inoltre, si producono mozzarelle a denominazione Stg (Specialità Territoriale Garantita). Una produzione unica in Italia, alla quale sembrano pronti a rinunciare», sottolinea Antonino Zema segretario generale aggiunto Fai Cisl Reggio Calabria.

«In questi anni siamo venuti incontro all’azienda, chiedendo dei sacrifici enormi a tutti i dipendenti. Questa decisione adesso ci coglie di sorpresa e ci preoccupa molto. Contrariamente al personale dell’altro stabilimento che sdarà chiuso a Ponte Buggianese in provincia di Pistoia, per i quali si prevede una ricollocazione, per i dipendenti dello stabilimento reggino che ha già fruito di alcune misure di sostegno, non vi è neppure questa prospettiva. Una discriminazione che aggrava il quadro e che fa il paio con la consapevolezza che perdere il lavoro qui a quaranta o cinquant’anni non è come perderlo altrove», spiega Nicola Rodi, segretario generale Flai Cgil Reggio Calabria.  

I sindacati restano comunque compatti nel chiedere, dunque, che lo stabilimento venga salvato e che nessun posto di lavoro venga perduto.

«È un’emergenza nell’emergenza per questa ragione bisogna puntare sul tavolo di crisi al Mise affinché in quella sede siano tracciate le linee di una nuova fase di attività dello stabilimento, con misure ordinarie e straordinarie, attivando tutti gli strumenti e le politiche di sostegno al lavoro esistenti, al fine di individuare la soluzione che eviti la chiusura dello stabilimento e scongiuri la perdita del lavoro anche solo di una persona. Questo è lo sforzo che serve», evidenzia ancora Romolo Piscioneri segretario generale Fai Cisl Reggio Calabria.

Una perdita anche per il futuro del territorio

Questo stabilimento non solo ha prodotto occupazione ma ha anche rivestito un ruolo di primo piano nella produzione casearia locale e oltre. Un patrimonio di valori, competenza e professionalità che deve essere assolutamente preservato e non disperso come i sacrifici di quanti hanno reso possibile questo sviluppo in oltre trent’anni di attività, dicono sindacati e dipendenti

«Per molti prodotti abbiamo ricevuto encomi, premi e riconoscimenti, abbiamo tutte le certificazioni di qualità e non c’è motivo di non continuare ad operare. Però le commesse nel tempo sono diminuite Sarebbe un peccato vedere chiudere uno stabilimento di questo livello», evidenzia la dipendente Mariangela Cuzzola.

«Vorrei appellarmi alle istituzioni affinché salvino questo stabilimento. Il sito produttivo di Reggio Calabria ha dato lavoro a tante madri e padri di famiglia in decenni e potrebbe continuare e offrire lavoro anche alle future generazioni», conclude la dipendente Francesca Rogolino.

Giornalista
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