«Strade da terzo mondo e ci offrono la ciclabile», l’ira del comitato Magna Graecia

Critiche al progetto portato avanti dalla Regione: «I percorsi ciclabili dovrebbero essere migliorie. Invece, l'area Jonica rimane priva di strade efficienti e con un aeroporto aperto a giorni alterni. Per non parlare del sistema ferroviario, rimasto all'età dei Borboni»

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di Redazione
17 febbraio 2021
11:44
Strada interrotta, immagine di repertorio
Strada interrotta, immagine di repertorio

«Infrastrutture da terzo mondo e ci offrono una ciclabile». È questa la dura considerazione contenuta nell’intervento di Domenico Mazza, cofondatore Comitato per la Provincia della Magna Graecia. In una nota stampa, infatti, fa rilevare: «La Regione Calabria ha disposto lo studio di fattibilità della ciclovia denominata "Magna Graecia". Nulla in contrario, si intende, riguardo percorsi rispettosi della nuova visione Green imposta anche dall'Europa. Tuttavia – si specifica - è doveroso constatare che, nel caso Jonico, la vicenda assume caratteri dileggiosi, giusto per dirla con un eufemismo. I percorsi ciclabili dovrebbero essere delle migliorie in termini di infrastrutture sostenibili ed ecologiche da abbinare al completamento dell'arredo, urbano ed extraurbano, delle città, delle comunità, delle aree vaste. Spetterebbe ai primi rappresentare il naturale corollario di coronamento, per aree con efficiente sistema di mobilità e trasporti, e non già l'unica soluzione alla mobilità di un popolo, quello dell'Arco Jonico, privato di una strada di collegamento moderna ed efficiente, con un aeroporto aperto a giorni alterni, un sistema ferroviario rimasto all'età dei Borboni, ed un reticolo di strade provinciali per lo più disastrate».

L’area Jonica rimane esclusa

E ancora: «Questa prevista ciclabile – rimarca Mazza - partirà da Lagonegro e dopo aver perimetrato l'Arco Jonico virerà sul Tirreno per raggiungere lo Stretto, quindi la Sicilia. Al danno si aggiunge la beffa! Basti pensare al nuovo tracciato preventivato per l'Alta Velocità Ferroviaria, che da Salerno arriverà a Lagonegro. Ebbene, proprio nel cuore del Pollino, probabilmente, sarà deviato verso Praia. Con buona pace, quindi, di ogni velleità legata all'efficiente mobilità per le aree interne e la Jonica calabrese».


La statale 106

Per l’esponente del Comitato: «Riflettendo sul terzo megalotto della statale 106, ad oggi privo di una visuale progettuale a sud di Sibari, lo stesso, farà da collettore per i flussi automobilistici deviandoli sulla A2. Pertanto, come Jonici, ci ritroveremo esclusi dai nuovi equilibri di traffico, stradale e ferroviario, e con in contropartita alla mancata considerazione omaggiati di un percorso ciclabile. Lo stesso che, per quanto possa essere green, di sicuro non risolverà il benché minimo problema legato alla mobilità delle popolazioni della Sibaritide e dell'area Crotonese che continueranno a vivere nell'indigenza infrastrutturale e senza alcuna possibilità di crescita ed emancipazione».

Il “mondo evoluto” sempre più lontano

Insomma, i collegamenti appaiono sempre più proibitivi per alcune comunità: «Per gli Jonici sarebbe auspicabile, se non necessario, pensare ad mega parcheggio nei dintorni di Lagonegro; (sic!) al punto da ipotizzare, eventualmente, di raggiungere il centro Lucano in bici, grazie alla nuova ciclovia, e da lì, magari, sedere in comode poltrone a bordo di Italo o Frecciarossa per raggiungere le località del "mondo evoluto"» sottolinea precisando che «Una pista ciclabile con alti indici di valenza paeseggiatica nel percorso, potrebbe rappresentare un magnete per attrarre flussi turistici. Ma come possiamo pensare di ammaliare detti flussi se tra Sibari e Crotone, l'Arco Jonico della Magna Graecia, non esiste un sistema di collegamento stradale e ferroviario degno di un Paese civile?».

«Forse è tempo che Sibariti e Crotoniati si sveglino dal comatoso letargo in cui sono piombati! Chi tanto dorme, non piglia pesci. In compenso, come Jonici, di pescato ne riceviamo molto: in faccia», conclude Mazza. 




 

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