Turismo in ginocchio, solo a Tropea 3500 lavoratori stagionali senza reddito

Con ogni certezza la stagione turistica rimarrà ferma al palo con flussi vacanzieri che rischieranno di essere molto esigui. Tanti operatori non hanno accesso neanche al bonus di 600 euro. I sindacati: «Le istituzioni si facciano portavoce di questo grido di dolore di migliaia di famiglie»

5 maggio 2020
12:09
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È ormai pressoché certo che la stagione turistica rimarrà ferma al palo, con flussi di vacanzieri che rischieranno di rimanere molto esigui sia in numero sia in qualità di presenze. Nella città di Tropea e nei dintorni sono circa 3.500 i lavoratori stagionali che, a vario titolo, sono impiegati nel settore turistico.

Un numero che contribuisce con il proprio operato a rendere la cittadina di Tropea una delle mete calabresi più rinomate nel panorama turistico internazionale. Molta gente rischierà quindi di non essere avviata al lavoro nella stagione 2020. Al danno con molta probabilità si aggiungerà la beffa perché quasi tutti gli stagionali non hanno ricevuto, e forse non riceveranno, il bonus di 600 euro previsto dal premier Conte per fronteggiare la crisi economica dovuta all’epidemia da coronavirus.

Il pasticcio dei codici Ateco

La spiaggia più famosa di TRopea

«A quel che sembra ci potrebbe essere una falla nel decreto che non contempla tutti i codici Ateco dei lavoratori del settore, ma soltanto alcuni di questi». A lanciare in maniera quanto mai decisa l’allarme sono le organizzazioni di rappresentanza e assistenza dei lavoratori.

 

In particolare, in questo frangente in cui si allentano le restrizioni ma rimangono forti interrogativi sul comparto turistico, è Carmine Sicari, operatore del patronato Inpal, a spiegare: «Stando a quello che riporta una circolare, a compendio del decreto emanato dal presidente del Consiglio Conte, non tutti i lavoratori stagionali del comparto turistico possono accedere al bonus di 600 euro, saranno esclusi molti lavoratori in quanto nel decreto figura una dicitura “Stagionale” che molti contratti in essere non hanno, poiché all’atto dell’assunzione molti consulenti del lavoro non “flaggano” la dicitura “Stagionale” anche se questi lavoratori percepiscono da anni la Naspi ed, in quanto stagionali a tutti gli effetti, non rientrano nelle società di lavoro interinale che si occupano di assumere personale per gli alberghi, cosi come le cooperative nate da anni nel settore del turismo che non sono considerate nei codici Ateco del decreto di marzo».

 

Tropea “Città fantasma”

Tropea, in particolare, vive di turismo e se a fermarsi dovesse essere il vettore economico trainante – si teme – la Perla del Tirreno rischierà di trasformarsi in una “cittadina fantasma”. «I lavoratori stagionali sono oltremodo penalizzati – aggiunge Sicari – e già sono in grande crisi perché provengono da sei mesi di stop. Speriamo che il loro grido di allarme non rimanga inascoltato. Il mio è un appello che rivolgo a tutto l’emiciclo politico, ai sindaci di Tropea e Ricadi, alla Regione Calabria».

Ciò che si chiede è un ampliamento della platea che abbracci anche le imprese dell’indotto. «Tra i codici Ateco previsti nel decreto del Governo non rientrano infatti quelli di imprese che svolgono servizi a favore del turismo. Si attende un ampliamento da parte del Governo nazionale poiché in Italia a essere interessati sono tantissimi lavoratori» asserisce Sicari. Si stima, del resto, che nella fascia costiera della zona di Tropea e dintorni i lavoratori turistici stagionali, tra diretti e indotto, superino le 3500 unità.

«Se non ci ribelliamo saremo tutti distrutti»

Sicari aggiunge: «Non capisco come mai i datori di lavoro così come i sindaci dei nostri territori non abbiano mai preso posizione in favore di queste categorie, che sono fondamentali per l’economia di un paese: senza gli stagionali si fermano tutti. Se in inverno queste comunità vanno avanti è solo grazie a queste famiglie che spendono nelle varie attività commerciali della zona, ma soprattutto mandano avanti un’economia che diversamente sarebbe al collasso. Capisco che le attività alberghiere, ristorazione, bar, B&b sono anche loro al collasso, ma oltre ad avere un atteggiamento di protesta per le mancate aperture – argomenta l’esponente del patronato – potrebbero anche tutelare quei lavoratori che negli anni hanno portato avanti le loro attività contribuendo agli utili ed anche ottenendo dei punteggi alti nei vari siti del turismo».

Infine, l’invito «a tutti i sindaci del territorio, di farsi portavoce di questo grido di dolore di migliaia di famiglie che rimarranno senza sussidi poiché è grande la disperazione per una stagione turistica quasi andata ed un inverno duro da superare».

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