Vendemmia 2020, il futuro della Calabria è “rosé”: stagione da incorniciare

Quest’anno si prospetta una raccolta eccezionale. A far da traino sono i vini rosati. Ecco i mattatori della nuova enologia regionale

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di Monica La Torre
4 settembre 2020
20:43

A quanto pare, per la Calabria si prospetta un'altra ottima annata. A scommetterci, invitando le truppe cammellate di politici e amministratori locali “alla pugna”, il presidente di Coldiretti Calabria Franco Aceto. «L'enologia è tra i settori che fanno da traino al made in Calabria – ha affermato -. Cresciuta enormemente puntando sull'identità territoriale, ha ancora ampi margini di miglioramento». E quindi va aiutata, specie sui mercati internazionali, dove non ha avuto, causa pandemia, neanche il vantaggio delle «wine destinations», dell'enoturismo.

L'anno che verrà

Una premessa: considerando che dei 110 mila ettolitri di vino prodotti nel 2019, 46 mila erano a Dop e 44 mila a Igp, si calcola quest'anno un calo produttivo in vigna del 10-15%: dato foriero, di solito, di una produzione di qualità. Quanto al clima, anche la stagione appena trascorsa lascia ben sperare: e se continua così, il 2020 ha tutte le carte in regola per portare belle soddisfazioni alle cantine dal Pollino allo Stretto.

Che fine ha fatto l'Enotria?

E certo che di rivincite ne servono, ad una terra che i Greci chiamavano Enotria, Terra del vino; che a Locri legiferava sul come servirlo a tavola, essendo la mescita un rito sacro; e che ha distrutto in cinquant'anni, insieme al 30% della superficie agricola, anche e soprattutto decine di vigneti antichi.

La riscossa

A preparare il terreno per questa rivincita sono stati i protagonisti dell'ormai celebre “Rivoluzione del Cirò”. Produttori oppostisi ad un disciplinare ammiccante, che hanno fuggito la massificazione e scelto la strada del rispetto e dell'originalità, gettando le basi per la svolta qualitativa dell'enologia calabrese: i Cirò boys (primo Francesco De Franco, seguito da Cataldo Calabretta, Sergio Arcuri, Mariangela Parrilla, Assunta dell'Aquila). Gli occhi sono ancora puntati su di loro, e su piccole cantine indipendenti di grande fascino.

Il bello dell'arretratezza

Insomma, la Calabria del vino va di moda, e la sua originalità è figlia dell'arretratezza che ne ha paradossalmente salvaguardato il sistema produttivo, rimasto in larga parte ancestrale. Il gap economico ha neutralizzato la trappola delle mode enologiche degli anni 90, tra legni come se non ci fosse un domani ed un ricorso massiccio ad uvaggi omologanti. Ed oggi, si passa finalmente all'incasso.

Il futuro? È rosa

Tra le produzioni più attese, i vini rosa. In sostanza, la rivelazione del decennio, che vede piazzatissimi i Cirò Boys, inseguiti dai primi produttori vibonesi e reggini: vini citati, premiati e cercati, complice un rapporto qualità prezzo con pochi omologhi sul territorio nazionale. Vini che parlano di originalità e identità. Ad anticipare il who's next della produzione, Alessandra Molinaro di Slow Food, collaboratrice di Slow Wine per la Calabria. «Così come la 2019, anche l'annata 2020 si annuncia ottima. Per quanto mi riguarda, la sorpresa maggiore la costituiranno i nostri vini rosa - ha dichiarato l'esperta-. Le cantine da tenere d'occhio sono quelle che hanno perseguito con più coerenza politiche di identità territoriale: penso a Cataldo Calabretta, Sergio Arcuri, Mariangela Parrilla di Tenuta Del Conte, che ha inserito quest'anno un secondo rosato nella sua linea - prosegue -. Appena fuori dall'area del Cirò, siamo a Melissa, interessanti i tre giovanissimi milanesi, di cui solo uno originario della zona, che lavorano all'etichetta Menat: basti pensare che la prima uscita, un rosa affinato in anfore georgiane, ha il nome programmatico di Menate Zero».

Tra Vibo e New York

E nelle altre aree di produzione? «Nel vibonese troviamo Cantine Benvenuto: il suo zibibbo è stato inserito dal NY Times tra i 10 migliori bianchi italiani sotto i 25 dollari, ed è stato quest'anno scelto da Tannico, sempre come vendita zibibbo. Interessantissima anche Casa Comerci, ancora nel vibonese: la cantina ha prodotto un nuovo vino “Non Sense” con metodo ancestrale. A Cosenza, teniamo d'occhio l’Acino vini in provincia di Cosenza. A Reggio, l'azienda agricola Baccellieri».

La grande Storia

A Brattirò, sopra Tropea, di grande fascino l'operazione enologica e filologica insieme che impegna il giovane presidente dell'associazione produttori del Vibonese, Renato Marvasi. Nel ridar vita ad un vitigno centenario, di proprietà della famiglia, ha avviato la cantina Marchisa, e la prima di una serie di attività culturali tese alla riscoperta della vocazione secolare della zona: operazione che guarda lontano, e vuole essere di supporto all'ottenimento dell'Igt Costa degli Dei. Le sue etichette rendono omaggio alla Calabria del XVI secolo, con le tavole del Codice Carratelli a restituirci le immagini delle rocche e delle fortificazioni costiere.

 

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Giornalista
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