Rende, il caso dei lavoratori del Parco acquatico: «Impiegati in nero e non pagati»

VIDEO | Conferenza stampa degli ex dipendenti, riuniti in un comitato e sostenuti da Usb e Cobas: «Ci battiamo anche per garantire una corretta gestione della struttura, realizzata con soldi pubblici»

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di Salvatore Bruno
5 giugno 2020
13:37

Toccherà all'ispettorato del lavoro chiarire se vi siano stati abusi e in che misura a carico degli ex dipendenti del Parco Santa Chiara, oggi riuniti in un comitato il cui nome è tutto un programma: Pacco Acquatico.

La vertenza legale

In 12 hanno avviato le procedure legali per recuperare le proprie spettanze, ma il numero delle adesioni potrebbe anche crescere. Alcuni sarebbero stati impiegati senza contratto, altri con rapporti fittizi, formalmente intestati ad un'associazione sportiva ma in realtà intrattenuti con la Parco Acquatico 4.0, titolare della concessione della struttura.

La proprietà è del Comune

Nulla di nuovo sotto i ponti se non fosse che il complesso, di proprietà del Comune di Rende, sia stato costruito con soldi pubblici, circa 18 milioni di euro. Dalla società affidataria della gestione, anche in virtù degli impegni sottoscritti con il municipio del Campagnano, il minimo che un lavoratore si aspetta è quello di essere assunto in regola e di ricevere la retribuzione prevista dalla legge.

Trattative complicate

In una conferenza stampa organizzata proprio davanti la sede del mega impianto, gli ex impiegati hanno ripercorso le tappe salienti del lungo tira e molla andato avanti con i gestori, in parte nel tentativo di farsi liquidare il dovuto, in parte nella speranza di arrivare ad un accordo che garantisse almeno il mantenimento del posto di lavoro.

Tempo sprecato

«Per tre mesi ho lavorato in piscina al bancone del bar - dice Massimiliano Lorè - anche per 14 ore consecutive. Avevo un co.co.co e mi hanno pagato a singhiozzo. Alla fine ci ho rimesso più di mille euro ed ho sacrificato anche gli affetti familiari per una intera estate».

Incassi scomparsi

Le storie sono tutte dello stesso tenore. «Eppure in questa struttura si sono incassati nella scorsa estate, mediamente settemila euro al giorno - ribadisce Pierluca Donato, uno dei portavoce del Comitato - Speriamo che il polverone sollevato garantisca adesso una gestione corretta del Parco, e che il Comune di Rende vigili sul rispetto delle regole».

L'impegno dei sindacati

Al fianco dei lavoratori sono intervenuti Simone Guglielmelli e Stefano Mancuso, rappresentanti sindacali rispettivamente di Usb e Cobas. Nel frattempo al Santa Chiara sono riprese le attività, non si sa con l'ausilio di quale personale. Ma ci sono anche altri punti interrogativi sollevati dagli ex lavoratori, relativi al rispetto delle norme di sicurezza anti-covid.

Chi paga le bollette?

E poi ci sono i dubbi sulle modalità di pagamento delle utenze. La spesa per gas e luce è tutt'altro che secondaria proprio per la natura del complesso nel quale la piscina è l'attrazione più appariscente, ma che si compone anche di sale meeting, luoghi di ristoro, palestra e beauty center. Non è chiaro se le bollette siano ancora intestate al Comune di Rende.

Giornalista
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