A Vibo Valentia ristoratori sul piede di guerra contro la chiusura alle 18

VIDEO | Gli operatori del settore: «La nostra categoria penalizzata un'altra volta. I soldi per sanificare e adeguare i locali, buttati al vento»

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di Cristina Iannuzzi
27 ottobre 2020
18:08

Ristoratori vibonesi sul piede di guerra dopo l'ultimo Dpcm, che di fatto penalizza una categoria che mai si era rialzata dal lockdown. Tavoli distanziati, mascherine, gel disinfettati, misurazione della temperatura. Risorse investite per adeguare i locali. Tutto vanificato dall’ultimo decreto.

«Siamo stati penalizzati. Di nuovo - dice Roberto Cagigi -. Abbiamo investito importanti risorse, abbiamo detto di no a tanti clienti. Abbiamo sanificato i locali. Chi come noi ha seguito tutto alla lettera, perché ha dovuto chiudere? Perché le autorità preposte non hanno fatto i controlli in quei locali che non facevano rispettare le distanze? Questa nuova chiusura per il commercio di Vibo, è la mazzata finale». La sua osteria resterà aperta solo a pranzo. Perderà il 70 per cento degli incassi. Dopo avere già dimezzato tavoli e intorti. Dovrà chiedere nuovi sacrifici ai suoi dipendenti.


Gli fa eco Filippo La Scala, titolare di un noto locale della città, che annuncia la chiusura fino data da destinarsi. Saluta la clientela con un lungo post su Facebook. «A cosa sono serviti tutti i sacrifici?» si domanda amareggiato. Punta il dito contro un «Governo incapace di prevedere in otto mesi lo scenario che si sarebbe paventato. Si doveva controllare meglio - prosegue -. Premiare e punire».

Altro ristorante stesse lamentele. «A pagare siamo sempre gli stessi», dice l’aiuto chef di un lounge bar di corso Umberto. Donna combattiva, il suo lavoro è l'unica fonte di sostentamento per la sua famiglia. E adesso su di lei incombe lo spettro della cassa integrazione.

«Già avevo subito una riduzione di orario, ora sarò penalizzata ancor di più. Sono molto preoccupata. Non so come farò. Perché - si domanda - in piena pandemia sono state aperte le regioni? Perché è stato permesso alle persone di circolare liberamente. Io le vacanze non me le sono potute permettere. E adesso sarò io a pagare per la superficialità degli altri».
Sul corso principale dove da anni vige un naturale coprifuoco, i bar si sono adeguati. Chiudono alle 18. «La gente ha di nuovo paura - conferma il titolare di un bar -, di questo passo chiuderemo anche noi».

Giornalista
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