Il mistero dell’Ercole, la nave con Ippolito Nievo forse naufragata ad Amantea

Il ritrovamento di una caldaia a vapore sommersa nel mare del Tirreno meridionale  potrebbe appartenere al relitto del piroscafo naufragato nel 1861. La segnalazione di un appassionato di storia inviata alla Soprintendenza ai Beni Culturali di Cosenza e alla Guardia Costiera di Vibo Marina

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8 ottobre 2020
12:53

Il 4 maggio 1861, 13 giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia, lascia Palermo il piroscafo Ercole, di circa 45 tonnellate di stazza. Appartenente alla compagnia Calabro-Sicula, lo comanda il capitano Michele Mancino con 18 uomini d’equipaggio, napoletani e calabresi, e 40-60 passeggeri. È stipato fino al limite con 232 tonnellate di merce. La destinazione è il porto di Napoli, la durata prevista del viaggio è di 28 ore. Circa due ore dopo parte, con uguale destinazione e rotta, il piroscafo Pompei, seguito dal vascello militare inglese Exmouth proveniente da Messina.

Fra i passeggeri dell’Ercole diversi garibaldini, reduci dalla spedizione in Sicilia, guidati da Ippolito Nievo, scrittore (Le confessioni di un italiano) arruolatosi nei Mille con il grado di colonnello, che porta con sé l’intera documentazione contabile, gelosamente custodita in una cassaforte, riguardante la gestione finanziaria dell’impresa dei Mille: ricevute, fatture, lettere, denaro confiscato nelle banche siciliane e tutto quello che riguarda l’immenso patrimonio di cui era dotato Garibaldi ma, soprattutto, le prove di un finanziamento di diecimila piastre turche arrivato alle camicie rosse dalla massoneria inglese. Il piroscafo non arrivò mai a Napoli e la cosa ancora più strana fu quella del mancato ritrovamento di vittime, superstiti, oggetti o fasciame della nave. Niente, tutto misteriosamente inghiottito dal mare. Qualche mese dopo vennero pubblicati i risultati di tutte le inchieste:

  • Relazione del vapore “Pompei”, testimone: l’Ercole risulta affondato il 5 marzo davanti a Capri
  • Ministero della Guerra: affondamento per incendio o scoppio delle caldaie a mezza via
  • Stampa siciliana: affondato la sera del 4 per capovolgimento
  • Stampa napoletana: perduto nel mare di Ischia la mattina del 5, cadaveri gettati a riva
  • dirottamento o sabotaggio

Ma ci fu anche, non riportata nei risultati dell’inchiesta, la relazione del capitano Paynter del vascello della Marina inglese HMS Exmouth, testimone: avvistato il relitto a 140 miglia da Palermo, sulle coste della Calabria. Contrariamente alle altre relazioni, che davano l’Ercole affondato vicino a Capri, il comandante della nave inglese, ultima ad aver avvistato il piroscafo con Nievo e i suoi documenti, non parla di affondamento e afferma di aver avvistato il piroscafo sulle coste calabresi quando era già un relitto. Difficile dubitare che potesse aver sbagliato, in quanto gli inglesi registrarono tutto ciò che accadde in quell’avventura e inoltre l’Ercole era ben conosciuto dai britannici in quanto era stato costruito in Inghilterra e aveva battuto bandiera inglese.

A distanza di quasi 160 anni dal primo mistero della storia italiana, un giovane di Amantea, appassionato di meccanica  e di storia, Maurizio Raia, durante un’immersione di fronte alla foce del torrente Catocastro di Amantea, si accorge che, a pochissimi metri dalla riva, giace sommersa una caldaia a vapore e inoltre nota che, a volte, riaffiora anche il maestoso scheletro del telaio che si trova in prossimità della caldaia. Ricollega il ritrovamento ad un articolo letto tempo fa su questa testata in cui veniva affacciata l’ipotesi che l’Ercole fosse naufragato sulle coste calabresi e, dopo aver calcolato  la distanza in miglia tra Palermo e Amantea, si accorge, con stupore misto ad emozione, che corrisponde proprio a 140 miglia, come relazionato dal capitano inglese nel suo giornale di bordo. A questo punto decide di inviare una segnalazione alla Soprintendenza ai beni culturali di Cosenza e alla Delegazione di spiaggia di Amantea che, a sua volta, la trasmette alla  Guardia Costiera di Vibo Marina, competente territorialmente.

«Naturalmente - afferma Maurizio Raia -  si tratta soltanto di una supposizione che comunque merita forse un approfondimento. Troppo importante l’argomento, le ricerche sulla fine dell’Ercole vanno avanti, invano, da 160 anni».

A suo favore giocano due importanti elementi: i resti della caldaia che, verosimilmente, apparteneva a una nave a vapore dell’Ottocento e la relazione del capitano inglese, testimone, che affermò di aver avvistato il relitto a 140 miglia da Palermo, sulle coste della Calabria, distanza che corrisponde al mare di Amantea.

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