Anziana con Covid rifiuta le cure, rivede le figlie attraverso una finestra e riprende a mangiare

La vicenda arriva da Arezzo. Grazie all’iniziativa dei medici, che hanno compreso la situazione emotiva della 73enne e favorito un incontro con i parenti, la signora Gioconda ha ripreso a curarsi

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di Redazione
8 dicembre 2020
08:06
L’incontro tra la signora Gioconda e le figlie, foto ansa
L’incontro tra la signora Gioconda e le figlie, foto ansa

Niente cibo e anche le medicine. Gioconda, paziente Covid di 73 anni, dopo 40 giorni di ospedale ad Arezzo, dove è stata anche intubata sei giorni e ha portato il casco per la respirazione, aveva deciso che non valeva più la pena di continuare. Il personale sanitario ha però deciso di portare il suo letto davanti alla finestra per consentirle di rivedere le due figlie e adesso l'anziana ha ripreso a curarsi.

 


A raccontare la storia di Gioconda e di quella che è stata ribattezzata la 'finestra dell'abbraccio' è la stessa Asl Toscana sud est. La donna «rifiutava il cibo e le medicine, si strappava gli aghi - spiega Danilo Tacconi, direttore di malattie infettive».

 

«Dal punto di vista medico stava meglio ma non potevamo curarla se lei rifiutava tutto. Abbiamo quindi alzato il telefono e abbiamo parlato con una delle due figlie. Le abbiamo raccontato cosa stava accadendo e proposto di vedere sua madre. Non entrando ovviamente in degenza Covid ma attraverso i vetri della finestra. Il nostro reparto è a piano terra e potevamo avvicinare il letto alla finestra. Lo abbiamo fatto. Adesso la signora Gioconda ha accettato di riprendere a mangiare e a curarsi».

 

«Non so come ho fatto a non mettermi a piangere quando ho visto la mamma», racconta Manuela, una delle figlie. «Non potevo entrare e quindi parlare con la mamma» aggiunge la donna spiegando che lei e la sorella Maura le hanno allora «scritto su fogli che le vogliamo bene e che ci manca. E li ho accostati al vetro della finestra. Nei suoi occhi ho visto il dolore e la paura. Spezza il cuore lasciare sola una persona che si ama quando sta male e rischia di morire. Lo so che non ci sono alternative e io non posso che ringraziare i medici per quello che hanno fatto e stanno continuando a fare. Non solo per la mamma ma anche per noi figlie».

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