Bimba disabile maltrattata, i genitori progettavano anche di ucciderla

Padre e madre egiziani odiavano la figlioletta che chiamavano addirittura 'scimmia'. La tragedia evitata grazie alla segnalazione dei medici

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di Miriam Caruso
4 giugno 2019
16:04

Quando gli occhi al mondo sono ancora troppo giovani per conoscere la cattiveria, non ci si pùò aspettare che il tradimento peggiore possa avvenire proprio nel luogo in cui ci si sente più sicuri e protetti. Una bimba di quattro anni, di origine egiziana, è stata picchiata dai genitori 29enni perché si presume affetta da deficit cognitivo e quindi considerata dalla propria famiglia causa di sventure. I due vivevano in Italia dal 2010, precisamente a Milano in una casa popolare che occupavano abusivamente, e sono genitori di 5 figli con età compresa tra gli 8 anni e 1 anno e mezzo. Lei casalinga, lui muratore, sono stati incastrati dalle intercettazioni raccolte dalla polizia, in cui è chiaro che mal sopportavano la terza figlia, tanto da pensare più volte di ucciderla. Le indagini hanno avuto inizio dopo una segnalazione dell’ospedale Fatebenefratelli.

I fatti

Lo scorso 15 maggio, il padre della bambina ha portato la piccola all’ospedale Fatebenefratelli di Milano per un braccio rotto. L’uomo aveva dichiarato ai medici che la bimba si era fatta male cadendo dal divano, ma la versione e l’accertamento sul corpo della piccola non combaciavano. Il padre quindi ha cambiato ancora una volta versione, affermando che fosse caduta dal letto. I medici, insospettiti, hanno eseguito controlli più approfonditi, riscontrando ben 15 fratture risalenti a molto tempo prima rispetto alla visita e calcificazioni di precedenti traumi.
Allarmati dalla situazione, i medici hanno contattato due giorni dopo il Tribunale dei Minori e gli agenti dell’unità Tutela Donne e Minori della Polizia Locale di Milano, che hanno posto sotto monitoraggio e intercettazione la coppia egiziana.

«Portala al bagno e strangolala subito»

Ad odiarla maggiormente era la madre, che chiamava la piccola "scimmia" e chiedeva al marito di ucciderla, aizzandolo contro di lei. La donna ha minacciato anche più volte di metterle del veleno nel cibo o di affogarla. Una situazione che presagiva una tragedia sfiorata. La famiglia viveva in condizioni di forte disagio e incuria, come hanno confermato anche le maestre della bimba, che l’accoglievano a scuola con abiti sporchi e in scarse condizioni igieniche.

La tentata fuga in Egitto

La famiglia è stata fermata in aeroporto a Milano Malpensa lo scorso 31 maggio, mentre cercavano di imbarcarsi su un volo di sola andata per l’Egitto. Nel tentativo di far perdere le loro tracce, i due avevano acquistato un biglietto mai utilizzato il giorno prima della data del fermo e avevano spedito i bagagli in aeroporto con un camioncino. Infine, hanno preso più autobus per cercare di non destare sospetti.

L’arresto

Ora entrambi i genitori, dopo aver perso la patria potestà dei bambini, si trovano in carcere a San Vittore, mentre i figli sono stati ricollocati in una comunità del Comune di Milano.

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