Bimbo ucciso dal patrigno, la sorellina fingeva di svenire per evitare altre botte

Nuovi particolari agghiaccianti dietro l’omicidio del piccolo Giuseppe Dorice, il bambino di 7 anni picchiato fino a morire: «Ha tentato anche di affogarla mettendole la testa sotto il rubinetto»

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13 novembre 2019
16:36
Giuseppe, il bimbo ucciso dal patrigno
Giuseppe, il bimbo ucciso dal patrigno

L'omicidio del piccolo Giuseppe Dorice, il bambino di soli 7 anni massacrato di botte dal patrigno Tony Essoubty a Cardito il 27 gennaio scorso, aveva sconvolto l’Italia intera. A distanza di dieci mesi emergono nuovi tremendi e agghiaccianti particolari particolari sulle violenze che la vittima e sua sorella erano costrette a subire dal compagno della mamma, in carcere per l'omicidio del bimbo. Carmelinda Falco, psichiatra infantile che segue la sorella di Giuseppe, Noemi, 6 anni, anche lei vittima delle botte del patrigno, durante il processo in corso a Napoli riporta le parole della piccola, che solo per la bravura dei medici dell’ospedale Santobono di Napoli che l'hanno avuto in cura è scampata alla morte. La bimba, per sfuggire alla violenza di Essobti, fingeva di svenire per evitare altre botte: una strategia che aveva consigliato anche al fratellino, ma che evidentemente, purtroppo, non gli è servita ad evitare la morte.

 

Oltre le botte anche il tentativo di affogarla

La bambina, attraverso le parole in aula della psichiatra infantile che la segue – testimone dell'accusa al processo – ritorna anche su quel maledetto 27 gennaio scorso. «Ho visto Giuseppe sul divano, aveva gli occhi un po' aperti e un po' chiusi» – questo il racconto che la bambina ha fornito alla dottoressa Falco -. «Gli ho detto: ‘Respira'». Sono le dichiarazioni del bambina nel giorno in cui, a causa delle percosse, il piccolo Giuseppe è morto nella casa in cui viveva insieme alla madre, alla sorella e al suo carnefice, il compagno della mamma, a Cardito, nella provincia di Napoli. Minacce, percosse, violenze che andavano avanti da tempo ai danni dei due bambini. E ancora, la bimba racconta anche delle violenze subite in prima persona. Oltre alle botte, in una circostanza Essobti ha tentato anche di affogarla, mettendole la testa sotto il rubinetto.

Il ruolo della madre

Rispondendo alle domande della neuropsichiatra in un ambiente protetto dell'ospedale, audizione peraltro videoregistrata, la bimba riferisce anche di una reazione, ma solo verbale, della madre («basta, li stai uccidendo»). La bimba è stata sollecitata dal medico a riferire i comportamenti della madre rispetto alle percosse inflitte ai figli dal compagno. Fino a quel momento aveva riportato solo atteggiamenti disinteressati, mai, dice la dottoressa Falco, «di una difesa fisica dei bambini».

 

Aveva chiesto aiuto alle maestre, la sorellina di Giuseppe, un appello però rimasto inascoltato: lo ha confermarlo la neuropsichiatra infantile Falco. La bimba, durante il ricovero al Santobono, avrebbe raccontato di aver detto alle maestre: «Chiamate i carabinieri e non li hanno chiamati».

 

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