Caso Gregoretti, ok del Senato per processo a Salvini. La Lega lascia l’Aula

L'ex ministro dell'Interno è accusato di sequestro di persona aggravato in merito alla vicenda dei 131 migranti bloccati lo scorso luglio al largo di Augusta sulla nave della Guardia costiera

di Redazione
12 febbraio 2020
16:45
Matteo Salvini
Matteo Salvini

L’Aula del Senato ha deciso di mandare a processo Matteo Salvini per il caso della nave Gregoretti. L'ex ministro dell'Interno è accusato di sequestro di persona aggravato, relativamente alla vicenda dei 131 migranti bloccati lo scorso luglio al largo di Augusta sulla nave della Guardia costiera.

 


Palazzo Madama ha respinto l'ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d'Italia, che chiedeva il voto per ribaltare il primo via libera deciso a gennaio dalla Giunta per le immunità, accogliendo la richiesta di autorizzazione a procedere presentata del Tribunale dei ministri di Catania. La Lega, su indicazione del suo stesso leader, è uscita dall’Aula e non ha votato. A favore del processo Pd, M5s, Leu e Iv.

Le votazioni in Senato

Dopo la prima tornata di votazioni - con la possibilità per i senatori di esprimersi fino alle 19 - nel tabellone luminoso il numero di luci rosse e quello di colore verde mostrerebbero come l'ordine del giorno per negare il processo a Salvini sia respinto, considerando come i 60 voti dei leghisti non sono stati espressi. I No all'ordine del giorno, con la luce rossa sarebbero attualmente 147, a fronte di 70 a favore del testo delle opposizioni. Fdi e Fi hanno votato contro il processo, Sì invece, come previsto da M5S, Pd e Leu.

Salvini: «Facciamo decidere a un giudice»

Su indicazione di Matteo Salvini, i senatori della Lega non hanno partecipato alla votazione uscendo dall’Aula. «Facciamo decidere a un giudice, usciamo da quest'aula e facciamo decidere lui. Ormai il re è nudo, potete andare avanti qualche mese o settimana ma in democrazia il giudizio lo dà il popolo», ha detto Salvini nel suo intervento in Aula. E ha aggiunto: «Se difendere l'onore dell'Italia è un dovere di un politico o un crimine che merita fino a 15 anni di carcere, voglio che qualcuno metta la parola fine a questo dibattito surreale». «Io - lamenta - non ne posso più di passare da criminale, ho difeso i confini del mio paese».

 

L’obiettivo del leader è avere un chiarimento, in tribunale, sulla legittimità del proprio operato. L’intero gruppo si sarebbe detto contrario, deciso a non mandare Salvini alla sbarra, ma l'ex ministro dell’Interno ha però chiesto di non opporsi, coerentemente con quanto sostenuto anche negli ultimi giorni.

Bongiorno: «Ci vergogniamo di essere parlamentari»

«Da tanti anni noto come il Parlamento stia scappando dalle proprie responsabilità. Un po' ci vergogniamo di essere parlamentari. Su certe materie sensibili, come la procreazione assistita o il fine vita, nessuno vuole legiferare. Abbiamo paura e stiamo scappando dalla nostre funzioni». Così in aula la senatrice della Lega Giulia Bongiorno in un intervento molto applaudito dal centrodestra a Palazzo Madama.

 

Le argomentazioni dell'avvocato Bongiorno sono andate oltre il caso Gregoretti, interrogandosi sul rispetto del mandato parlamentare. «Non dovete votare - ha detto ancora rivolgendosi ai banchi del Pd - esprimendo un parere sulla politica del governo sull'immigrazione, ma se l'interesse pubblico è stato salvaguardato o meno».

 

E ha continuato: «Allora bisogna avere il coraggio di dire No all'autorizzazione. La legge sceglie noi come giudici. Il Parlamento non può scappare dalle proprie responsabilità, non ci vergogniamo di essere parlamentari o di dire No. Stiamo scappando dalle nostre funzioni, noi stiamo svuotando di valore la nostra funzione».

 

«Ho paura della nostra paura - ha dichiarato la senatrice della Lega tra gli applausi - ho paura del fatto che noi stiamo arretrando. Basta inseguire il M5s o le Sardine, cerchiamo di essere orgogliosi del nostro ruolo e ricordiamo che, storicamente, quando si crea un vuoto per la crisi di un potere, quel vuoto viene colmato dal quel potere che avrebbe il compito di bilanciarlo».

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