Tensione nel Pacifico, la Corea del Nord lancia due missili a corto raggio

E’ il terzo test balistico da parte del regime: i proiettili lanciati dalla penisola di Hodo sono sprofondati nel Mar del Giappone. Un segnale mandato al presidente americano Donald Trump sui negoziati che riguardano il nucleare

di Redazione
25 luglio 2019
08:54

Sale nuovamente la tensione nel Pacifico. La Corea del Nord ha lanciato due missili balistici a corto raggio. I lanci sono stati effettuati alle 5:34 e alle 5:57 ora locale (nella tarda serata italiana, alle 22:34 e 22:57 di mercoledì) dalla penisola di Hodo, vicino alla città di Wonsan (sulla costa nord-orientale coreana), verso il Mar del Giappone. Ne ha dato notizia a Seul il vertice dell'esercito sudcoreano.

Uno dei proiettili ha percorso circa 430 chilometri, l'altro ha volato un pochino di più, entrambi poi sono caduti in mare. I due missili, lanciati da piattaforme mobili, hanno raggiunto un'altezza di circa 50 chilometri. Non è chiaro se al lancio abbia assistito il presidente della Corea del Nord Kim Jong-un.

 

Le tensioni con gli Usa e la denuclearizzazione

Si tratta del terzo test balistico di questo tipo condotto dal regime dallo scorso aprile, dopo una pausa durata oltre un anno. Un segnale mandato al presidente americano Donald Trump e al mondo: se non ci saranno passi in avanti nelle trattative il regime è pronto a innescare una nuova escalation. 

Il lancio dei missili da parte del regime nordcoreano segna così un nuovo incrinamento nei  rapporti con gli Usa. L'incontro di qualche settimana fa tra Donald Trump e Kim Jong-un per rilanciare il negoziato nucleare, non sembra aver tranquillizzato il presidente della Corea del Nord.

Gli Stati Uniti chiedono alla Corea del Nord di liberarsi dei suoi ordigni nucleari in maniera «completa, irreversibile e verificabile», prima di alleggerire le sanzioni che la stanno strozzando. Kim intende seguire un iter graduale in cui a ogni passo verso lo smantellamento corrisponda un relativo alleggerimento della morsa.

L’incontro tra i due presidenti – Trump e Jong-un – all'indomani del G20 di Osaka, aveva lasciato uno spiraglio per la ripresa del dialogo attesa per metà luglio: da allora, però, il regime nordcoreano ha aspramente criticato gli Stati Uniti per gli esercizi militari congiunti insieme alla Corea del Sud in programma per agosto, accusandolo di «rinnegare in maniera unilaterale gli impegni» in quanto sono visti dal capo del regime come una prova generale di invasione. Così negli ultimi giorni Kim ha smesso gli abiti del negoziatore per indossare quelli del capo militare.

Il nuovo test giunge all'indomani dell'incontro a Seul tra il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa, John Bolton, e funzionari sud-coreani e potrebbe complicare, anche se non necessariamente fermare, gli sforzi per la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord.

 

La Corea del Sud si mantiene pronta

A Seul, l'ufficio presidenziale ha dichiarato che il Consiglio di sicurezza nazionale valuterà la situazione nella sua riunione odierna (l'organismo si riunisce ogni giovedì) e che il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in è stato informato dettagliatamente del test. «L'esercito sta controllando la situazione in caso di ulteriori lanci e si mantiene pronto», ha aggiunto il Comando Congiunto sud-coreano.

I missili sembrano non aver raggiunto la zona economica esclusiva del Giappone e non hanno avuto alcun impatto sulla sicurezza nazionale del Paese. Ma il governo nipponico è evidentemente irritato.

In base alle indicazioni raccolte dai militari, la Corea del Nord potrebbe avere sperimentato la sua versione dei missili balistici russi Iskander, già testati lo scorso aprile. Armi che, pur essendo un'arma a corto raggio, costituiscono una violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

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