Coronavirus isolato, la ricercatrice precaria: «Meno difficile del previsto»

Parla Francesca Colavita di turno allo Spallanzani quando la squadra è intervenuta sul virus. Intanto è atterrato all'aeroporto militare di Pratica di Mare l'aereo con 56 italiani che hanno lasciato Wuhan

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3 febbraio 2020
11:10
La squadra di ricercatori e tecnici intervenuta per isolare il coronavirus
La squadra di ricercatori e tecnici intervenuta per isolare il coronavirus

Sono tre donne, le ricercatrici italiane riuscite a isolare il nuovo coronavirus, passo fondamentale per sviluppare terapie e possibile vaccino e dare spazio, così, a nuove cure.

 

A capo del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani c'è la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi: 67enne nata a Procida, laureata in scienze biologiche e specializzata in microbiologia, dal 2000 lavora allo Spallanzani. Concetta Castilletti, responsabile della Unità dei virus emergenti, classe 1963, specializzata in microbiologia e virologia. La più giovane delle ricercatrici, Francesca Colavita, 30enne molisana di Campobasso, da 4 anni lavora nel laboratorio alle emergenze infettivologiche in ambito nazionale dopo diverse missioni in Sierra Leone per fronteggiare l'emergenza Ebola.

 

A loro si aggiungono Fabrizio Carletti, esperto nel disegno dei nuovi test molecolari, e Antonino Di Caro che si occupa dei collegamenti sanitari internazionali.

La ricercatrice: «Meno difficile del previsto» 

Allo Spallanzani Francesca Colavita lavora da precaria: ha un contratto a tempo determinato in scadenza. Ha raccontato di guadagnare circa 20 mila euro l’anno. Era lei di turno quando il coronavirus si è infine lasciato isolare: «Che emozione, è stato meno difficile del previsto. Ora mi scusi devo lasciarla, mi chiamano per un’urgenza», racconta in una breve dichiarazione al Corriere della Sera.

56 italiani arrivati da Wuhan tranne uno con febbre

È atterrato all'aeroporto militare di Pratica di Mare l'aereo con 56 italiani che hanno lasciato Wuhan a causa del coronavirus. Dopo i controlli medici che saranno effettuati sul posto, i nostri connazionali saranno portati al campus olimpico della Cecchignola dove verranno sottoposti ad un periodo di quarantena per due settimane, il tempo massimo di incubazione del virus.

 

Un connazionale con febbre è rimasto a Wuhan, potendo salire sull'aereo diretto a Roma. Lo si apprende da fonti diplomatiche che spiegano come i protocolli sanitari internazionali vietino di salire a bordo a chi mostra sintomi che potrebbero essere riconducibili al coronavirus, per la tutela degli altri passeggeri.

 

Il connazionale, assicurano le fonti, è seguito attentamente da personale medico, dell'ambasciata e del ministero degli Esteri cinese. L'unità di crisi della Farnesina è in stretto contatto con la famiglia.

Quarantena e controlli per gli italiani da Wuhan

I connazionali, accompagnati dal viceministro della Salute Pierpaolo Silieri, hanno viaggiato su un Boeing 767 del quattordicesimo stormo dell'Aeronautica militare, equipaggiato per l'assistenza sanitaria, con medici e infermieri a bordo. Ora nell'aeroporto di Pratica di Mare saranno sottoposti a controlli nell' area di biocontenimento allestita nelle tende militari. Quelli che dovessero manifestare sintomi da contagio da coronavirus saranno portati all'ospedale Spallanzani. Gli altri saranno trasferiti in pullman, scortati da polizia e carabinieri, alla Cecchignola.

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