Coronavirus, in Italia la quarantena resta di 14 giorni: la decisione del Cts

Il Comitato tecnico scientifico per il momento ha deciso di adottare una linea di prudenza. Walter Ricciardi: «La riduzione a 7 giorni della Francia ci lascia perplessi». E sulla scuola: «Per capire l'impatto della riapertura si dovranno aspettare due settimane»

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di Redazione
16 settembre 2020
11:02

Se nei giorni scorsi in diversi paesi europei, in primis la Francia, si è valutata e in alcuni casi attuata la riduzione dei giorni di quarantena, in Italia si è deciso di mantenere per il momento la durata di 14 giorni, per altro raccomandata anche dall’Oms.

 

Una linea di prudenza che si è deciso di adottare nel corso della riunione di ieri pomeriggio del Comitato tecnico scientifico, chiamato ad esprimersi sull’argomento. Una decisione dettata dalla necessità di effettuare ulteriori approfondimenti e confronti con le organizzazioni internazionali e gli altri Paesi.

 

È quanto rimarca anche Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell'Oms e consulente del ministro della Salute Roberto Speranza. Lo fa intervenendo a SkyTg24 all'indomani dell'incontro del Cts. «È stata avviata la discussione sulla base di due documenti internazionali. Il primo della Francia, che ha ridotto in una maniera che ci ha lasciato estremamente perplessi» la quarantena «a 7 giorni, e in questo modo si perde una quantità enorme di soggetti infetti. E poi della Germania che ha proposto di abbassarla a 10 giorni».

 

«Siamo rimasti d'accordo di valutare queste ipotesi, anche se permane sia da parte dell'Oms che dell’Edcd (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) l'indicazione a 14 giorni. Entrambe queste istituzioni ci dicono che, se si abbassa la durata - ricorda Ricciardi - si arriva a perdere il 10% dei casi, e in una situazione come quella francese, questo significa che si perdono 1000 casi al giorno». «Al momento la linea è questa, ma abbiamo anche detto che è importante che queste decisioni vengano prese con un coordinamento internazionale. Queste misure non possono essere prese dai singoli Paesi», spiega.

 

La questione doppio tampone

E poi, altro tema cruciale: abbandonare o meno il doppio tampone negativo per 'certificare' la fine dell'infezione? «Per il momento siamo ancora su questa misura prudenziale, ma stiamo considerando ipotesi alternative - spiega Ricciardi -. L'idea è quella di considerare una valutazione anche clinica, come suggerito dall'Oms per i Paesi che hanno difficoltà a fare tamponi. Ma per un Paese come il nostro, in grado di eseguire questi test, il doppio tampone negativo garantisce di non rimettere in circolazione persone positive», ha aggiunto l'esperto.

 

Effetto riapertura scuole tra 15  giorni

«È ancora presto dal punto di vista epidemiologico: per capire l'impatto della riapertura delle scuole, dobbiamo aspettare almeno due settimane. Dal punto di vista organizzativo, invece, rimettere in moto 10 milioni di persone è stato un fatto positivo, con qualche disguido qui è lì», si esprime così Ricciardi in merito alla riapertura delle scuole e l’incidenza che ciò potrebbe avere su un possibile aumento dei contagi.

 

L'importanza di Immuni

«Dobbiamo inseguire questo virus, che circola ancora in maniera molto diffusa in tutte le regioni italiane, ed è estremamente importante identificare subito la persona positiva e tracciare. Per questo – conclude Ricciardi - è importante l'app Immuni»

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