Coronavirus, record di contagi in Italia: sono oltre 7mila in un giorno

Da inizio emergenza mai registrati così tanti nuovi casi in 24 ore. Nella giornata di ieri però anche il maggior numero di tamponi effettuati: 152mila. Il primario di Malattie infettive del sacco di Milano: «Invertire tendenza per evitare lockdown a Natale»

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di Redazione
14 ottobre 2020
18:03

Record assoluto di contagi in Italia per il coronavirus: secondo il bollettino del Ministero della Salute in 24 ore si sono registrati 7.332 casi che portano il totale a 372.799. Il dato più alto prima di oggi dall'inizio dell'emergenza si era registrato il 21 marzo, con 6.557 casi in un giorno: in quel caso, però, i tamponi fatti furono 26.336 mentre ieri ne sono stati fatti 152.196, il record dall'inizio dell'emergenza. E solo in un'altra occasione in Italia si era superata la soglia dei 6mila contagi giornalieri: il 26 marzo furono 6.153, ma anche in quel caso furono eseguiti solo 36.615 tamponi, quattro volte meno di quanti ne sono stati fatti nelle ultime 24 ore.

 

In base ai dati del ministero, ad oggi è ancora la Lombardia ad avere il maggior numero di nuovi casi, con un incremento di 1.844 rispetto a ieri. Seguono la Campania (+818), il Veneto (+657), la Toscana (+575), il Lazio (+543), il Piemonte (+499).

 

Morti e ricoveri in crescita

Sono 43 le vittime del Covid nelle ultime 24 ore in Italia, due più di ieri che portano il totale dall'inizio dell'emergenza a 36.289. 5.470 sono i ricoverati nei reparti ordinari, 394 in più nelle ultime 24 ore; 539 sono in terapia intensiva, con un incremento di 25 rispetto a ieri, mentre 86.436 persone sono in isolamento domiciliare (+4.833). Meno evidente la crescita dei dimessi e dei guariti: sono 2.037 in un giorno che portano il totale a 244.065.

 

«Invertire tendenza per evitare lockdown»

«Anche per cercare di avere un felice Natale dobbiamo cercare di superare questa fase invertendo la tendenza». Lo ha detto all'Ansa il responsabile di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, in merito al rischio di un lockdown prossimo.

 

«Siamo a metà ottobre e il Natale è a poco più di due mesi. Rischiamo di romperci la testa ma non l'abbiamo ancora rotta. Lavoriamo a rendere le cose a nostro favore», ha detto Galli puntando il dito sul prossimo week end. «Non è che possiamo sperare in una inversione di tendenza appena emesso un decreto o appena dato un'indicazione. Però già sarà importante che il prossimo week end non veda comportamenti che possano essere in grado di peggiorare il quadro, ma che già dal prossimo week end i comportamenti si ribaltino in una situazione di maggior favore di tutti quanti noi. Questo è il vero punto».

 

«Non darei per scontato che il Natale debba essere un Natale con seri problemi perché - ha detto Galli - bisogna avere un 'ottimismo della volontà' e dare indicazioni alle persone perché questa cosa possa essere un obiettivo». Occorre considerare le cose giorno per giorno, ha aggiunto sottolineando che «il trend non si inverte in pochi giorni».

 

«Ci dobbiamo fortemente preoccupare dell'oggi e di domani - ha proseguito - perchè i provvedimenti presi ed eventualmente ulteriormente accentuati, se sarà necessario, ci mettano nella condizione di invertire una tendenza che potrebbe essere quella che ci compromette il Natale. Quel che sta succedendo - ha spiegato - è stato causato da fenomeni precedenti. La gente che risulta infettata oggi è il prodotto di cose accadute nell'arco dell'ultima settimana, o degli ultimi 10 giorni». E infine: «Se uno va a fare solo proiezioni e modelli matematici allora il risultato è anche diverso ma qui non si tratta di applicare modelli matematici ma si tratta di applicare norme e soprattutto di lavorare tutti nella direzione di stare fuori dai guai».

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