Coronavirus, oltre 73mila studenti contagiati. Azzolina: «Continuerò battaglia per scuole aperte»

Il Covid si diffonde nelle scuole ma la ministra dell'Istruzione continua a sostenere che i rischi sono minimi

di Redazione
11 novembre 2020
12:11
Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina
Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina

Sono 73.489 i ragazzi tra 0 e 18 anni di età che sono risultati positivi al Covid-19. La popolazione scolastica rappresenta il 14,4% dei 510.347 nuovi casi in Italia negli ultimi 30 giorni, i numeri vengono dalla testata Italia Oggi che li ha rielaborati sulla base dei dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Solo nella ultima settimana dai dati di Epicentro.iss.it si deduce che i contagiati tra 0 e 18 anni sarebbero ben 25.741, il 35,03% di tutti i casi in quella fascia di età negli ultimi 30 giorni.


Le affermazioni del ministro Azzolina

«In questo momento gran parte della comunità scientifica ha affermato che i rischi a scuola sono minimi e sono calcolati anche sulla base del lavoro che è stato fatto per rientrare a scuola. Nella giornata di uno studente stare a scuola è stare in un luogo protetto». Così la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, intervistata a Radio Anch'io su Radio 1.

 

È convinta che con la chiusura delle scuole «rischiamo un disastro educativo, sociologico, formativo, psicologico. Un bambino che deve imparare a leggere e a scrivere, non può farlo da dietro uno schermo. Dobbiamo essere molto prudenti, i ragazzi hanno diritto ad un pezzo di normalità nella loro vita – prosegue sostenendo che - da metà agosto abbiamo chiesto test rapidi nelle scuole, se noi riuscissimo a farli ci permetterebbe anche di scoprire gli eventuali asintomatici. Le Asl sono molto in affanno ma il tracciamento per le scuole è fondamentale».

 

«Continuerò a battermi per tenere aperte le scuole – conclude la Ministra Azzolina - credo che, compatibilmente con la situazione epidemiologica, dobbiamo provare a tenerle aperte e anche laddove ci fossero ulteriori limitazioni, più si limitano le attività fuori la scuola più si abbassa il rischio dentro la scuola. Guai a pensare che la scuola non sia attività produttiva e a sacrificarla: è la principessa delle attività produttive, senza formazione non abbiamo futuro».

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