Emergenza pandemia

Covid, Locatelli: «Un lockdown per i non vaccinati non è proponibile in Italia»

Il presidente del Consiglio superiore di Sanità, intervistato su Rai3, si è anche espresso sull'opportunità dei vaccini per i più piccoli: «Quando saranno approvati da Ema e Aifa, non vedo perché non farli»

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7 novembre 2021
19:21

La praticabilità di un lockdown per i non vaccinati «sia in termini concreti operativi sia per quanto riguarda la compatibilità con i diritti costituzionali penso sia alquanto problematica quindi non credo sia una soluzione proponibile nel nostro Paese. Quegli elementi non rendono la misura considerabile». Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli, rispondendo a una domanda durante la trasmissione di Lucia Annunziata su Rai3, “Mezz'ora in più”.

«Sarà un Natale certamente connotato da maggior socialità rispetto a quella dell'anno scorso» e questo grazie alla migliore situazione italiana. In termini di vaccinazione «cinque punti sopra la Germania e tre punti e mezzo rispetto alla Francia. È chiaro che la strada maestra è questa e dobbiamo continuare a cercare di convincere ancora chi è restio, riluttante o resistente». Lo scorso anno il 5 novembre ci furono 445 decessi contro i 51 di quest'anno nella stessa data, 15,7% positività contro l'1,2% di quest'anno, 25.647 ospedalizzati contro 3.519.

E sulle manifestazioni no green pass Locatelli ha dichiarato che sono «difficilmente comprensibili per non dire al limite dell'ingiustificabile soprattutto quando poi sfociano nelle violenze che qualche volta le hanno connotate».

«Di fatto – ha proseguito - tutto quello che è stato fatto in questo Paese è stato cercare di offrire le migliori condizioni di protezione e mi ripeto abbiamo la situazione più favorevole d'Europa esattamente per vaccini, mantenimento delle mascherine, green pass: sono stati tre pilastri fondamentali». 

A una domanda sui vaccini per i più piccoli Locatelli ha poi risposto: «Quando saranno approvati da Ema e Aifa, non vedo perché non offrire la vaccinazione alla fascia di età 5-11 anni, negli Usa lo si fa già». Seppur raramente anche i bambini sviluppano forme gravi di malattia o forme persistenti di Covid, ha aggiunto, «dobbiamo tutelare la loro socialità, i loro percorsi educativi-formativi. Inutile lamentarci dei risultati dei test Invalsi se non facciamo di tutto per mantenere le scuole aperte».


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