Governo, Salvini ribalta il tavolo e rifiuta il rimpasto: «Si va al voto»

Ultimo strappo ieri sulla Tav, che è «l'ultima irrimediabile certificazione» della incompatibilità tra Lega e 5stelle. Il leader del Carroccio ha atteso che il premier tornasse dal colloquio al Colle per annunciare la rottura irrimediabile con gli alleati

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di Redazione
8 agosto 2019
19:44

«Si va al voto». Matteo Salvini ha atteso che il premier Giuseppe Conte tornasse dal colloquio al Colle per annunciare la fine di questa esperienza di governo.

 

Dopo il voto al Senato sulla Tav che ha visto la bocciatura della mozione 5stelle e dopo il comizio di Matteo Salvini a Sabaudia la Lega non si accontenta del rimpasto e delle dimissioni di Conte e pretende le elezioni. A questo punto prima possibile, verosimilmente a ottobre (si parla del 13).

 

Data di cui potrebbero aver parlato Conte e Salvini che si sono incontrati a Palazzo Chigi. Nella sede del governo è arrivato anche Luigi Di Maio. Ma fonti grillini spiegano che non partecipa all'incontro ed è nel suo ufficio a lavorare. Intanto Roberto Fico, presidente della Camera, è al Quirinale per parlare con il capo dello Stato.

 

Smentita invece la presenza di Elisabetta Casellati, presidente del Senato, perchè non si trova a Roma. Ma da Palazzo Madama fanno sapere che la Casellati è in costante contatto con il capo dello Stato. L'incontro tra Mattarella e Fico è durato mezzora e sarebbe servito a verificare tempi e modi di convocazione della Camera in caso di crisi. Poco dopo si è concluso anche l'incontro fra Conte e Salvini durato un'ora. Il vicepremier è andato via in auto, probabilmente diretto a Pescara, dove è atteso per un comizio.

 

La svolta nella crisi

La crisi tra alleati di governo si è acuita quando Salvini ha lanciato un ultimatum a Conte qualche giorno fa chiedendo un rimpasto di governo, con tanto di nomi e cognomi degli “indesiderati” tra le poltrone ministeriali targate 5stelle. In più un “contratto” rivisto e corretto in salsa leghista.

 

Ma la deflagrazione istituzionale arriva quando ieri mattina l'altro vicepremier, il grillino Luigi Di Maio, convocando a Palazzo Chigi i capigruppo di Senato e Camera si dice «stanco» del dibattito in corso tra lui e il leader leghista sulle poltrone.

 

Il premier Conte si è recato al Colle per una informativa, al momento non ci sarebbe alcuna ipotesi di dimissioni. I grillini, di fronte alle dichiarazioni della Lega replicano: «La nota della Lega è incomprensibile. Dicano chiaramente cosa vogliono fare. Siano chiari».

 

Si traduce così la comunicazione che viene diffusa alle 15 dallo stato maggiore del vicepremier. «Nessuna richiesta di poltrone, nessun rimpasto di governo come nella Prima Repubblica». La Lega riconosce «le tante cose buone fatte», ma sottolinea che «da troppo tempo su temi fondamentali per il Paese come grandi opere, infrastrutture e sviluppo economico, shock fiscale, applicazione delle autonomie, energia, riforma della giustizia e rapporto con l'Europa tra Lega e 5stelle ci sono visioni differenti». Ultimo strappo ieri sulla Tav, che è «l'ultima irrimediabile certificazione» della incompatibilità.

 

In queste condizioni, sono le conclusioni tratte da Salvini, «inutile andare avanti fra no, rinvii, blocchi e litigi quotidiani». Niente governi tecnici e «giochi di palazzo», per la Lega «l'unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli Italiani con nuove elezioni». Urne presto, urne subito.

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