Caso Emanuela Orlandi, il tribunale dispone l’apertura di due tombe

Riaperto il caso della ragazza scomparsa nel 1983 a Roma. Si cerca chiarezza in due sepolture del cimitero Teutonico

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di Redazione
2 luglio 2019
15:42

L’Ufficio del Promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha disposto l’apertura di due tombe nel cimitero Teutonico nell’ambito dell'inchiesta riaperta sul caso Emanuela Orlandi.

La scomparsa nel 1983

Emanuela, figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia, è scomparsa misteriosamente nel lontano giugno del 1983 a Roma quando aveva solo 15 anni. Il caso è stato riaperto a seguito della denuncia da parte della famiglia della ragazza, che “nei mesi scorsi ha, tra l'altro, segnalato – spiega Alessandro Gisotti, direttore della sala stampa vaticana - il possibile occultamento del suo cadavere nel piccolo cimitero ubicato all'interno del territorio dello Stato Vaticano" .

La lettera ricevuta dal legale Laura Sgrò

La riapertura del caso è stata fortemente voluta anche dal legale della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, che l’estate scorsa ha ricevuto una lettera anonima con una foto della tomba in oggetto e la scritta “Cercate dove indica l'angelo”. Il messaggio si riferisce alla statua di un angelo che regge in mano un foglio riportante la scritta “Requiescat in pace”, “riposa in pace”. Da anni, secondo le ricostruzioni, le persone depongono fiori su quella stessa tomba, in cui si dice riposino le spoglie mortali di Emanuela.

Apertura delle tombe

L’apertura delle due tombe è prevista per il prossimo 11 luglio, alla presenza dei legali delle parti, dei familiari della Orlandi e delle persone a cui appartengono le tombe, del professor Giovanni Arcudi, del Comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, e del personale della Gendarmeria.


Gisotti ha inoltre spiegato che il provvedimento giudiziario risulterà complesso nell’organizzazione di uomini e mezzi, in quanto sono coinvolti operai della Fabbrica di San Pietro e personale del Cos (il Centro Operativo di Sicurezza della Gendarmeria Vaticana), per le operazioni di demolizione e ripristino delle lastre lapidarie e per la documentazione dell’intera operazioni.


Il fratello di Emanuela ha comunicato all’Ansa di essere grato al Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin per la disponibilità e il coraggio di voler aprire il fascicolo dell’indagine e scoperchiare le tombe. Non resta che attendere per sapere se il caso potrà dirsi finalmente chiuso e concedere chiarezza e pace ai familiari di Emanuela.

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