Giornata della memoria, ecco perché si celebra il 27 gennaio

75 anni fa le truppe sovietiche abbatterono i cancelli di Auschtwitz e scoprirono il più grande campo di sterminio nazista nel quale furono morirono milioni di persone

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27 gennaio 2020
17:14
Arbei macht frei (Il lavoro rende liberi) è la scritta all’ingresso del campo di Auschwitz
Arbei macht frei (Il lavoro rende liberi) è la scritta all’ingresso del campo di Auschwitz

Il 27 gennaio è la giornata della memoria, una data storica per riportare a galla pensieri, parole e racconti che ricordano uno dei periodi più bui della storia mondiale: l’orrore dell’Olocausto del quale furono vittime milioni di persone, rinchiusi e uccisi nei campi di concentramento nazisti.  Sei milioni di queste vittime innocenti appartenevano al popolo ebraico: il loro genocidio viene chiamato Shoah.

 

Una data per non dimenticare quel giorno di 75 anni fa, il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche della 60^ armata del “1° Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev, impegnate nell'offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, abbatterono i cancelli di Auschwitz in Polonia.

 

L'Onu nel 2005 indicò il 27 gennaio come data ufficiale destinata all'organizzazione di iniziative e celebrazioni perché non si cancelli, e non si possa ripetere, una delle vergogne di cui si è macchiata la storia. Ancora oggi, diverse persone negano l'esistenza del più grande genocidio di massa per opera dei nazisti e del loro leader politico Adolf Hitler.

 

Oltre i cancelli, l’orrore

Quando i militari oltrepassarono l’ingresso dei cancelli del più grande campo di sterminio nazista, su cui aleggiava la famigerata scritta Arbei macht fre, l’inferno che gli si parò dinnanzi fu indescrivibile.

 

Il 27 gennaio quando verso mezzogiorno le prime truppe sovietiche del generale Kurockin entrarono ad Auschwitz trovarono circa 7mila prigionieri che erano stati lasciati nel campo. Molti erano bambini e una cinquantina di loro aveva meno di otto anni (erano sopravvissuti perché erano stati usati come cavie per la ricerca medica).

 

I sovietici trovarono anche cumuli di vestiti e tonnellate di capelli pronti per essere venduti. E poi occhiali, valigie, utensili da cucina e scarpe: il museo di Auschwitz, tra le altre cose, possiede più di 100 mila paia di scarpe.

 

Quel giorno finì ufficialmente il più grande omicidio di massa della storia avvenuto in un unico luogo: è stato calcolato che ad Auschwitz sono morte più persone che in qualsiasi altro campo di concentramento nazista, soprattutto con l’utilizzo di camere a gas mobili. Sui numeri non ci sono certezze, ma secondo i dati dell’Us Holocaust Memorial Museum, le SS tedesche uccisero almeno 960 mila ebrei, 74 mila polacchi, 21 mila rom, 15 mila prigionieri di guerra sovietici e 10 mila persone di altre nazionalità. 

 

La Shoa e la memoria in Italia

C’è bisogno di continuare a ricordare, affinché mai più possa verificarsi una tale catastrofe; Shoah in ebraico significa appunto catastrofe, disastro, distruzione. In Italia furono gli articoli 1 e 2 della legge 20 luglio 2000 numero 211 a definire le finalità del giorno della Memoria.

 

Si legge: «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

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