Giornata vittime sul lavoro, «178 medici morti per Covid. Stanchi di essere chiamati eroi»

Il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici: «La sicurezza dei lavoratori è un diritto e nel caso degli operatori sanitari è presupposto e garanzia di un altro diritto, quello alla salute della collettività»

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di Redazione
11 ottobre 2020
22:23

«Sono almeno 178 i medici che hanno perso la vita, cui si aggiungono i colleghi deceduti successivamente a causa dei danni collaterali della malattia. I loro nomi saranno incisi su una stele, che sarà posta nel giardino della sede della Fnomceo. Mentre domenica prossima, a Duno, in provincia di Varese, nella chiesa con il sacrario, unico in Italia, che ricorda i medici caduti sul lavoro, ci sarà una celebrazione e un'analoga stele sarà scoperta. Il nome di Roberto Stella, primo medico a perdere la vita, l'11 marzo scorso, e già curatore del sacrario, sarà inciso anche nei marmi della chiesa». Così il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, in occasione della 70esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.

 

Giornata che, quest'anno, con la pandemia di Covid-19, assume un significato particolare. «La sicurezza dei lavoratori - afferma Anelli - è un diritto, non una concessione. Nel caso degli operatori sanitari, tale diritto è anche presupposto e garanzia di un altro diritto fondamentale, quello alla salute degli individui e della collettività».

 

«Siamo stati chiamati eroi, per avere affrontato il virus 'a mani nude' quando i dispositivi individuali di protezione non si trovavano; per aver sacrificato la salute - e anche la vita - pur di tener fede ai principi del nostro Giuramento - continua Anelli - siamo stati definiti da Papa Francesco 'i santi della porta accanto'. È in questo senso che noi vogliamo continuare a essere eroi: eroi silenziosi che svolgono con coraggio e dedizione il loro dovere, quello di curare».

 

«Mai più vogliamo che l'eroismo si traduca in un martirio ingiustificato, perché prevenibile. Non è etico, non è degno di un paese civile - auspica - Non è neppure efficace in un'ottica di sicurezza delle cure che, come ribadito dall'Organizzazione mondiale della Sanità, non può prescindere dalla sicurezza degli operatori. Ringraziamo quindi il ministro della Salute, Roberto Speranza, il Commissario Straordinario Domenico Arcuri, e tutto il Governo, per aver recepito le nostre istanze nel senso di una maggiore sicurezza», conclude Anelli.

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