9 novembre 1989

Il crollo del muro di Berlino e le speranze di pace e libertà in un’epoca ancora segnata dalla guerra

In quella giornata storica, in cui non fu solo una città a ricomporsi ma il mondo intero, iniziò una nuova storia. Una storia che ci insegna quanto ancora tutto sia a rischio

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di Anna Foti
9 novembre 2022
14:32

La storica caduta del muro di Berlino (Berliner Mauer), emblema dei regimi comunisti contrapposti ai paesi occidentali, tra Est e Ovest dell’Europa, avvenne il 9 novembre 1989.

Sulle note della canzone “Wind of Change” degli Scorpions, quella giornata divenne breccia di speranza che rivitalizzava un terreno inaridito dai totalitarismi, dalle divisioni e dalle dittature che avevano insanguinato il Novecento. Derive dalle quali il mondo ancora non è ancora libero.


Oggi il senso dell’abbattimento della Cortina di Ferro si arricchisce di implicazioni storiche, politiche e sociali. Questa giornata diventa occasione per un’eco di idee senza confini, impregnandosi però anche di preoccupazione e amarezza senza fine, quando lo sguardo si spinge ancora più a Est, fino all’Ucraina, alle mire di Putin e alla guerra che ormai dura da mesi.

La città spezzata e in mondo diviso

Berlino, città spaccata, divisa come il cielo narrato dalla penna Christa Wolf e dallo sguardo di Wim Wenders, incarnava l’emblema del mondo diviso tra l’Unione Sovietica e il blocco Occidentale. Simbolo vivente e vibrante di quella geografia di poteri disegnata dopo la Seconda Guerra Mondiale: da una parte l’influenza statunitense impegnata ad arginare le spinte comuniste e dall’altra quella sovietica comunista, appunto. Una barriera, una rete di fortificazioni che avrebbe dovuto proteggere e allontanare lo spettro di una terza guerra mondiale e che invece violò diritti e libertà.

Dal filo spinato al cemento armato

Costruito nell'agosto 1961, in piena Guerra Fredda, fu abbattuto 28 anni dopo. Quel filo spinato venne presto sostituito dal cemento armato, oltre 150 chilometri di lunghezza con tre metri e mezzo di altezza, che rimase poi l’elemento portante dei successivi interventi fino alla costruzione di una recinzione che, soppiantando la prima, si compose anche di una frontiera interna al muro drammaticamente nota come “la striscia della morte” dove persero la vita tanti innocenti nel tentativo di oltrepassarla. Oltre 190 strade berlinesi tagliate e interdette al transito di cittadini da una parte all’altra della città.

Il destino di divisione deciso a Yalta

Il destino di divisione di Berlino fu segnato durante la Conferenza di Yalta, all’indomani del Seconda Guerra Mondiale, quando il suo territorio fu politicamente smembrato in quattro settori assegnati per la parte più estesa all’Unione Sovietica, per il resto alla Francia, agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Questi tre settori, anche se indipendenti, ricadevano di fatto nel territorio della Germania Ovest circondato dalla Germania Est, dunque la libertà di circolazione in questa zona divenne, con l’incalzare della Guerra Fredda tra blocco comunista e blocco occidentale, nulla.

East side Gallery e il muro che "ricorda"

Oggi ciò che resta dell’antico tracciato del muro anima alcuni luoghi di Berlino divenuti della Memoria. In particolare la East Side Gallery (nella foto un tratto del muro) costituisce il tratto più lungo di quell’antico tracciato del muro rimasto nella posizione originaria e rappresenta per tutti un memoriale internazionale, un monito alla libertà.

In molti angoli del mondo, popoli e persone hanno ancora si trovano dinnanzi muri da abbattere, siano barriere visibili come un filo spinato o il calcestruzzo, siano barriere invisibili ma non meno granitici come i pregiudizi. Quanto accaduto a Berlino trentatré anni fa incarna l'urgenza di fare al più presto tutto quello che ancora c'è fare per la Democrazia. Ed è tantissimo.

Libertà e Democrazia ritrovate e da custodire

Figlia della Grande Storia del secolo ormai scorso, è quella consumatasi dall’una e dall’altra parte di quella striscia di calcestruzzo. Storia che, nel suo concludersi, ha dichiarato Pace alla Guerra e ha rivendicato spazio vitali per i Diritti, la Democrazia, la condivisione. Spazi che l’abbattimento del muro aveva, simbolicamente, ma non solo, restituito.

La drammatica attualità ci insegna, tuttavia, che le guerre ancora scoppiano e che questi spazi di democrazia sono spesso troppo fragili e richiedono responsabilità per essere custoditi e salvaguardati.

 

 

 

 

 

Giornalista
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