«Italia un paese di vecchi. Anche le famiglie in calo»

L'Istituto nazionale di statistica: «Famiglie italiane sempre più piccole» una su tre è “single”. Dopo 9 anni aumentano gli stipendi

 

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di Redazione
30 dicembre 2019
17:31
Anziano a fare la spesa
Anziano a fare la spesa

«Nel 2018 continua il calo delle nascite: i nati vivi, che nel 2017 erano 458.151, nel 2018 passano a 439.747, nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia». È quanto rileva l’Istat nel suo Annuario diffuso oggi.

Sempre nel 2018, sottolinea l’istituto di statistica, «il numero dei decessi diminuisce e raggiunge le 633.133 unità». La speranza di vita media alla nascita «riprende ad aumentare attestandosi su 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine nel 2018». Tutto ciò rende «l'Italia uno dei Paesi più vecchi al mondo, con 173,1 persone con 65 anni e oltre ogni cento persone con meno di 15 anni al primo gennaio 2019».

Famiglie sempre più piccole, 33% è single

Le famiglie italiane, secondo l'Annuario Istat, sono più numerose ma sempre più piccole: i nuclei familiari sono infatti arrivati a essere 25 milioni e 700mila. Il numero medio di componenti «è passato da 2,7 (media 1997-1998) a 2,3 (media 2017-2018), soprattutto per l'aumento delle famiglie unipersonali che in venti anni sono cresciute di oltre 10 punti: dal 21,5% nel 1997-98 al 33,0% nel 2017-2018, ovvero un terzo del totale delle famiglie».

Tasso di aborti tra i più bassi d'Europa

Il tasso di ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza nel 2017, secondo l'Istat, si mantiene tra i più bassi d'Europa, pari a 6 casi ogni mille donne di età tra i 15 e i 49 anni.

Dopo 9 anni aumentano gli stipendi

Nel 2018 gli stipendi sono tornanti a salire. Una crescita che mancava da quasi un decennio: «Dopo una fase di decelerazione che perdurava da nove anni, - rileva l’istituto di statistica - le retribuzioni contrattuali orarie nel totale economia sono tornate ad aumentare (+1,5%). Tale variazione è stata determinata per più di due terzi dai miglioramenti economici intervenuti nell'anno. Il contributo maggiore è derivato dagli aumenti retributivi previsti per la quasi totalità dei dipendenti pubblici (+2,6%) dopo il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010».

 

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