Le scuole restano chiuse in Veneto e Friuli. La Calabria si allinea ai governatori leghisti?

I presidenti Zaia e Fedriga hanno deciso di non consentire il ritorno in classe agli studenti delle superiori alla luce dell'aumento dei contagi

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di Redazione
4 gennaio 2021
13:34

Scuole superiori chiuse fino al 31 gennaio in Veneto. Lo ha deciso il presidente Luca Zaia, che ha emanato la relativa ordinanza. «Non ci sembra prudente in questa situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole - ha detto Zaia ai giornalisti - . Questo è ciò che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi. Abbiamo rispettato tutte le restrizioni ma i risultati non si vedono. Per cui qualche elemento che non ci torna c’è, non torna a noi, e non torna nel mondo scientifico».

«Come Veneto - ha proseguito - la situazione è atipica, dopo 15 giorni di restrizioni le curve non crescono ma neppure calano. Spero vivamente che ogni misura che venga adottata preveda qualsiasi forma di ristoro per le imprese. La pandemia ci sta mettendo in ginocchio, ne verremo fuori, ma la velocità di uscita sarà proporzionale al nostro impegno. Altrimenti il virus prenderà suoi tempi, perché noi glieli lasciamo».


Anche la Regione Friuli Venezia Giulia, guidata da Massimiliano Fedriga, si appresta ad adottare un provvedimento simile. «Il presidente ha immaginato un'ordinanza che sposti dopo il 31 gennaio il rientro in classe dei ragazzi delle secondarie di secondo grado». Lo ha annunciato l'assessore regionale all'Istruzione, Alessia Rosolen. «Ovviamente - ha aggiunto - ci sono possibilità di intervenire da qui al 31 gennaio, a seconda di come la curva epidemiologica si modificherà nelle prossime settimane».

Sia Zaia che Fedriga sono della Lega, come il presidente facente funzioni della Calabria, Nino Spirlì. Una circostanza che potrebbe preludere a una sorta di uniformità decisionale.

«La questione non è riaprire le scuole ma verificare se ci sono le condizioni per poi mantenere questa decisione». Lo ha detto il segretario del Comitato tecnico scientifico, Fabio Ciciliano, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei. «Rischiare di riaprire le scuole e doverle poi richiudere tra una decina di giorni o tra due settimane - ha sottolineato Ciciliano - è una cosa che il Paese non si può permettere perché sarebbe la testimonianza provata del fatto che i numeri stanno riaumentando».

Intanto il Tar chiede al Governo una "relazione" per chiarire le evidenze scientifiche che hanno spinto a imporre l'uso della mascherina in orario scolastico per bimbi fra i 6 e gli 11 anni.

 

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