Carabinieri arrestati, il selfie con gli spacciatori: «Lockdown? Di' che ti abbiamo già controllato»

Emergono nuovi particolari sull'inchiesta che ha portato a Piacenza al sequestro di una caserma e all'arresto di sei militari, dieci in tutto quelli coinvolti. Tra i reati contestati anche peculato, abuso d'ufficio, perquisizioni ed ispezioni personali arbitrarie

di Redazione
22 luglio 2020
13:50
Il selfie che ritrae carabinieri e spacciatori insieme
Il selfie che ritrae carabinieri e spacciatori insieme

Nuovi particolari sono emersi dalla conferenza stampa tenuta dal procuratore di Piacenza Grazia Pradella sull’inchiesta, denominata "Odysseus", che ha portato al sequestro della caserma dei carabinieri della centrale via Caccialupo, non lontano dal Duomo cittadino, e all’arresto di sei militari. Cinque di essi si trovano in carcere, uno ai domiciliari. Nel complesso 10 gli agenti coinvolti: gli altri 4 (3 carabinieri e un finanziere, per la precisione) sono stati raggiunti dalla misura di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Altre sette persone sono state arrestate e trasferite in carcere e quattro sono finite ai domiciliari.

Il selfie con gli spacciatori

Tra gli episodi più sconcertanti, vi è l’attività di spaccio di sostanze stupefacenti condotta anche durante il periodo del lockdown. In particolare, un graduato dell’Arma, proprio sfruttando il suo ruolo, avrebbe gestito lo spaccio attraverso pusher di propria fiducia. Il militare, inoltre, avrebbe agevolato i sodali nella compravendita di ingenti quantità di droga, garantendo loro appoggio e protezione in cambio di un tornaconto economico. Uno dei carabinieri avrebbe anche custodito la droga per conto loro nel proprio garage. E spuntano persino selfie che ritraggono militari e spacciatori insieme.

 

Spacciatori che erano liberi di circolare anche durante il lockdown. Risulta, infatti, che un carabiniere abbia fornito loro certificazioni per potersi spostare in Lombardia e rifornirsi di droga, con un’indicazione ben precisa: «Se ti fermano digli che già ti abbiamo controllato noi».

 

Tra i vari altri episodi, anche il pestaggio di un cittadino arrestato ingiustamente e accusato di spaccio di droga attraverso prove false, costruite ad arte per poter giustificare il fermo.

 

I reati contestasti

Le accuse mosse a vario titolo agli indagati sono: peculato, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, lesioni personali aggravate, arresto illegale, perquisizioni ed ispezioni personali arbitrarie, violenza privata aggravata, tortura, estorsione, truffa ai danni dello Stato, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

 

«Nulla di lecito nelle loro azioni»

«Solo un militare della caserma piacentina non è coinvolto. Faccio fatica a definire questi soggetti “carabinieri” perché i loro comportamenti sono criminali. Non c’è nulla di lecito nelle loro azioni», è stato il commento del procuratore Pradella.

 

«Tutti gli illeciti più gravi sono stati commessi in piena epoca Covid e del lockdown, con disprezzo delle più elementari regole di cautela imposte dai decreti del Presidente del Consiglio. Mentre la città di Piacenza contava i tanti morti del coronavirus, questi carabinieri - afferma Pradella - approvvigionavano di droga gli spacciatori rimasti senza stupefacente a casa delle norme anti Covid».

 

«Siamo di fronte a reati impressionanti se si pensa che sono stati commessi da militari dell'Arma dei carabinieri. Si tratta di aspetti molto gravi e incomprensibili agli stessi inquirenti che hanno indagato. Una serie tale di atteggiamenti criminali che ci ha convinto a procedere anche al sequestro della caserma dei carabinieri per futuri accertamenti» ha aggiunto Pradella. 

 

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