Razzo cinese caduto nell'Oceano indiano, nessun frammento sull'Italia

La maggior parte del lanciatore Lunga Marcia 5B sarebbe andata distrutta durante il rientro in atmosfera, i detriti precipitati in un'area vicina alle Maldive

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di Redazione
9 maggio 2021
07:02

Il razzo cinese Lunga Marcia 5B è rientrato nell'atmosfera sull'Oceano Indiano, in un'area vicina alle isole Maldive. Lo rende noto l'ufficio per il volo umano dell'agenzia spaziale cinese Cnsa. Il rientro è stato confermato anche dai dati del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America.

Nessun frammento o detriti spaziali del razzo cinese sull’Italia, fa sapere la Protezione civile, sulla base degli ultimi dati forniti dalla Agenzia Spaziale Italiana (ASI) al tavolo tecnico che ha seguito il rientro incontrollato in atmosfera del lanciatore. 


La maggior parte del razzo è andata distrutta durante il rientro, si legge poi sul sito della Bbc; mentre alcune parti sono finite nell’Oceano Indiano, in un'area vicina alle isole Maldive, secondo quanto reso noto dall'agenzia spaziale cinese. Secondo l'emittente governativa cinese Cctv, inoltre, i resti della navicella sono rientrati nell'atmosfera alle 10:12 (02.12 GTM) sul Mar Mediterraneo e sono caduti alle 10:24 nell'Oceano Indiano

La caduta del più grande razzo cinese

Una volta portato in orbita il modulo principale della nuova stazione spaziale cinese, lo scorso 29 aprile, il più grande razzo costruito dalla Cina aveva esaurito tutto il suo propellente, come previsto nella missione. Come spesso accade, si è data la priorità alla messa in orbita di un oggetto più che alla necessità di conservare un po' di propellente che permettesse di gestire un rientro controllato. Di conseguenza, portata a termine la sua missione, lo stadio del lanciatore ha cominciato la sua caduta verso la Terra.

Il cilindro da 20 tonnellate, lungo più di 30 metri e dal diametro di 5, ha cominciato a scendere ruotando velocemente su se stesso: una situazione che non permette mai di poter calcolare il rientro in modo preciso, ma solo con un margine di incertezza su tempo e luogo del rientro che all'inizio è davvero molto ampio e che progressivamente si riduce. Radar e sensori in tutto il mondo hanno permesso di seguire progressivamente le orbite e di raffinare i calcoli.

I dati sono stati raccolti e utilizzati da organizzazioni come il Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (Norad) e il consorzio europeo per la sorveglianza spaziale Eusst (EU Space Surveillance and Tracking), del quale fa parte l'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e al quale l'Italia partecipa con Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e il centro (Isoc Italian Space Surveillance and Tracking Operation Center) dell'Aeronautica Militare a Pratica di Mare. Una volta elaborati, i dati venivano trasmessi alla Protezione Civile.

Sulla base di questi dati, a ridosso della chiusura della finestra temporale prevista per il rientro, il Dipartimento della Protezione Civile aveva già potuto escludere la caduta di frammenti su tutto il territorio italiano, in accordo con l'Asi e gli altri partecipanti al tavolo tecnico istituito per seguire il rientro incontrollato del detrito spaziale. 

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