L’inchiesta

Si fingevano piccoli imprenditori per ottenere il permesso di soggiorno: 175 indagati a Genova

L'indagine è scatta dopo la segnalazione di numerose pratiche di inizio attività respinte perché il luogo di residenza indicato risultava fittizio

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di Redazione
1 marzo 2022
13:29

Avrebbero tentato di procurarsi o di rinnovare il permesso di soggiorno, dimostrando di avere una occupazione in un'impresa a domicilio con sede nella propria residenza. L'indirizzo indicato nella Scia (segnalazione certificata di inizio attività), sarebbe stato però fittizio. Lo hanno scoperto gli agenti del reparto Polizia giudiziaria della Polizia locale di Genova: al momento ci sono 175 indagati per falso in autocertificazione, falso ideologico per induzione e contraffazione di documenti al fine del rilascio del permesso di soggiorno.

L'indagine a Genova

L'indagine è scattata dopo la segnalazione di numerose pratiche di inizio attività respinte perché il luogo di residenza indicato risultava fittizio. Gli indirizzi - in base a quanto riscontrato dagli inquirenti- erano sempre riconducibili agli stessi numeri civici: tra questi c'erano quelli corrispondenti a centri di accoglienza per immigrati dai quali i dichiaranti si erano allontanati.


Da accertamenti in Camera di Commercio sarebbe emerso che buona parte degli indagati dopo aver inviato la Scia allo Sportello unico per le Attività produttive del Comune, avrebbe dato comunicazione unica per la nascita d'impresa all'Agenzia delle Entrate ottenendo l'apertura di una partita Iva. Dopodiché questi avrebbero presentato richiesta di iscrizione nel registro imprese di Genova con qualifica di piccolo imprenditore. Inoltre i permessi di soggiorno allegati alla Scia, prevalentemente emessi per motivi umanitari, avrebbero riportato una data di scadenza antecedente o successiva o prossima a quella di instaurazione della pratica.

L'attivazione delle imprese individuali, in sostanza, avrebbe avuto come unica finalità l'ottenimento del rinnovo del titolo di soggiorno, condizionato dalla disponibilità di un alloggio e dall'esistenza di un'attività lavorativa. Ma a tutto ciò non sarebbero corrisposti versamenti Inps. Non solo. Alla questura sarebbero stati presentati bilanci economici o dichiarazioni con reddito minimo ma sufficiente per rispettare le norme sull'immigrazione.

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