L'Italia politica resta spaccata a metà. Il sondaggio SWG per il Tg La7 fotografa un pareggio quasi perfetto tra i due schieramenti: il centrosinistra al 44,9%, il centrodestra al 44,1%. Meno di un punto di distanza, molto meno del margine d'errore del 2,8% dichiarato dall'istituto. In altre parole: nessuno, oggi, può dirsi in vantaggio.

Il dettaglio che pesa è uno solo. Il centrodestra è calcolato senza Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, accreditato del 5,6%. Sommato alla coalizione di governo, lo porterebbe vicino al 50%. Fuori, consegna al campo largo un vantaggio di misura.

Le coalizioni

Centrosinistra 44,9%. Il campo largo tiene grazie alla somma di tante sigle: Pd, Cinque Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva-Casa Riformista, +Europa, Avanti Psi e altre liste minori. Un'alleanza ampia, ma ancora senza un leader e senza un programma comune.

Centrodestra 44,1%. La coalizione di governo è trainata da Fratelli d'Italia, che da solo vale due terzi dei suoi voti. Gli alleati, Forza Italia e Lega, sono molto più indietro. Completano il quadro Noi Moderati e Sud chiama Nord.

Fratelli d'Italia – 29,3%. È di gran lunga il primo partito e supera la soglia del 29%. A quattro anni dal voto del 2022, Giorgia Meloni non paga il prezzo del governo: il suo partito resta più forte di quanto fosse alle politiche.

Partito democratico – 20,6%. Secondo partito, a quasi nove punti da FdI. Il Pd di Elly Schlein resta poco sopra la soglia psicologica del 20%, senza riuscire a sfondare.

Movimento 5 Stelle – 12,4%. Terza forza del Paese. Giuseppe Conte resta il secondo pilastro del campo largo e il principale rivale di Schlein nella corsa alla leadership.

Forza Italia – 7,4%. Saldamente quarta. Antonio Tajani si conferma il primo alleato di Meloni.

Alleanza Verdi-Sinistra – 6,3%. Il partito di Bonelli e Fratoianni si conferma solido, davanti alla Lega.

Futuro Nazionale – 5,6%. Il partito di Vannacci, nato a inizio anno dalla rottura con il Carroccio, perde terreno rispetto ai picchi dell'estate, quando alcuni istituti lo davano tra il 5 e il 7%. Un calo che sembra inarrestabile.

Lega – 5,4%. È il dato più amaro per Matteo Salvini: il Carroccio resta dietro all'ex vicesegretario Vannacci e tallonato da Avs. La discesa non si ferma.

Italia Viva-Casa Riformista – 2,3% e +Europa – 1,4%. Le liste centriste del campo largo restano sotto il 3%.

Avanti Psi, Noi Moderati e Sud chiama Nord – 1% ciascuno; altre liste di centrosinistra allo 0,9%.

Vannacci, l'ago della bilancia

Il paradosso del centrodestra è tutto qui. Vannacci è il rivale più temuto da Salvini, che si vede sottrarre voti a destra. Ma è anche l'alleato di cui la coalizione potrebbe avere bisogno per vincere. Senza Futuro Nazionale, il Campo largo è avanti. Con Futuro Nazionale, la partita si rovescia. È la domanda a cui Meloni dovrà rispondere prima di presentare le liste.

Si vota a maggio o a ottobre?

Sul calendario, la maggioranza non ha una linea comune. La legislatura è cominciata il 13 ottobre 2022 e la sua scadenza naturale è il 13 ottobre 2027. Ma da settimane, nei palazzi romani, circola un'altra data: maggio 2027.

L'ipotesi è quella di un election day: politiche e amministrative nello stesso giorno, con il voto in grandi città come Roma, Milano, Torino e Napoli.

A riaprire il dibattito è stato il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan: "Potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali". Secondo un retroscena di Repubblica, la premier potrebbe dimettersi a marzo per votare domenica 16 maggio o, al più tardi, a inizio giugno. Palazzo Chigi smentisce, e il ministro Tommaso Foti ha definito "completamente prematuro" parlarne. Meloni ripete che intende governare finché avrà una maggioranza solida.

Perché FdI dovrebbe anticipare? Perché oggi è al massimo della forza, e il tempo potrebbe non giocare a suo favore.

Gli alleati, però, frenano. Tajani lo ha detto senza giri di parole: "Noi siamo favorevoli ad arrivare alla fine della legislatura". Salvini vuole votare "a fine legislatura, autunno 2027": un anno in più gli servirebbe per recuperare consensi, dopo l'emorragia di voti verso Vannacci. Sul tavolo c'è anche la nuova legge elettorale, firmata dal Quirinale, su cui la Corte costituzionale dovrebbe pronunciarsi tra fine gennaio e inizio febbraio.

Una cosa è certa: la decisione finale spetta a Meloni e al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma senza Lega e Forza Italia, sciogliere le Camere in anticipo sarebbe difficile da giustificare.

Il centrosinistra, intanto, lavora alla propria tabella di marcia: un programma comune entro la fine dell'anno, poi le primarie di coalizione tra gennaio e febbraio 2027. Il Pd preferisce aspettare febbraio, subito dopo la sentenza della Consulta sulla legge elettorale; Conte spinge per accelerare.

La sfida è soprattutto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. La segretaria dem vorrebbe un duello diretto, senza altri candidati, e insiste su un principio: chi vince guida tutta la coalizione, non solo il proprio partito. Sullo sfondo restano le divisioni, a partire dal sostegno militare all'Ucraina, su cui i Cinque Stelle non arretrano.

I tempi sono il vero nodo. Se si votasse a maggio, il campo largo avrebbe appena tre mesi tra i gazebo delle primarie e le urne per ricompattarsi dopo una sfida interna. Un calendario stretto, che potrebbe essere proprio uno degli argomenti di chi, nel centrodestra, spinge per anticipare.

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