Strage di Bologna, l'avvocato di Stato: «I servizi segreti erano stati allertati»

Andrea Cecchieri, membro del colleggio di parte civile, illustra il ruolo del colonnello Spiazzi, membro del Sisde, nella vicenda dell'attentato alla stazione del 2 agosto 1980: «Il rapporto finì in archivio»

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di Redazione
16 dicembre 2019
18:12
L’attentato terroristico alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980
L’attentato terroristico alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980

I depistaggi sulla strage di Bologna, il 2 agosto 1980, furono opera di «una parte di struttura dello Stato» in quanto i «Servizi segreti erano già allertati». Sono parole dell'avvocato Andrea Cecchieri, che rappresenta l'Avvocatura dello Stato, riferite in apertura del processo che vede imputato davanti alla Corte d'Assise di Bologna l'ex Nar, Nuclei armati rivoluzionari Gilberto Cavallini, per concorso nella strage del 2 agosto 1980. «I Nar nascono con Cavallini e finiscono con Cavallini, come si può pensare che sia estraneo alla strage? Cavallini è dentro a questa storia». Cecchieri, che fa parte del collegio di parte civile, ha concluso così la sua arringa, dopo aver illustrato il ruolo del colonnello Amos Spiazzi, membro del Sisde, Servizi per le informazioni e la sicurezza democratica, nella vicenda dell'attentato alla stazione.

 

I segnali premonitori della strage di Bologna

Il legale ha messo in fila tutti i «segnali premonitori» che a suo dire a partire dalla primavera del 1980 facevano intendere che la strage di Bologna era in avanzato stato di preparazione e i «Servizi erano già allertati». Come riporta Repubblica, tra questi segnali le frasi dette da Luigi Vettore Presilio, estremista di destra, al magistrato padovano Giovanni Tamburino («ci sarà un attentato di eccezionale gravità», che avrebbe riempito «le pagine dei giornali di tutto il mondo»), e le informazioni raccolte da Spiazzi, a Roma, sul progetto stragista, dopo aver parlato con il leader siciliano di Terza Posizione, Ciccio Mangiameli, poi ucciso dai Nar. «Eppure il rapporto del Colonnello Spiazzi finirà nell'archivio del Sisde senza esito - ha spiegato Cecchieri - e non sarà oggetto d'informazione alcuna all'autorità giudiziaria, che lo apprenderà in modo del tutto casuale solo alcuni anni dopo gli eventi per cui è processo». Per il collegio di parte civile, quindi, «i Servizi erano dunque interessati a occultare non soltanto un incidente di percorso, per non essere stati in grado di fermare per tempo l'autore della strage del 2 agosto, ma anche (e soprattutto) di celare i rapporti ancora esistenti tra il mondo dell'eversione terroristica e personaggi a loro interni».

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