Il portellone del camion che li ha portati sin qui si apre, gli esemplari mettono le zampe sulla rampa e in pochi istanti la cautela lascia spazio alla corsa. Quindici cervi italici puntano verso il fitto della foresta, scomparendo tra gli alberi del Parco naturale regionale delle Serre. È il momento più atteso del rilascio seguito per Il Vibonese da Gigi Gej, appassionato naturalista che conosce da vicino questi luoghi e ha documentato l’operazione con immagini e interviste.

Nel gruppo ci sono maschi e femmine, anche giovani animali senza palco. Hanno viaggiato insieme e, una volta all’aperto, si muovono uno dietro l’altro, seguendo il primo esemplare che imbocca la strada del bosco. Qualcuno esita, guarda intorno e cerca gli altri; poi prende la direzione della foresta. La libertà, per loro, comincia con una corsa.

Un progetto partito nel 2023

Il rilascio si inserisce nell’Operazione Cervo Italico, avviata nel 2023 per creare nelle Serre una nuova popolazione della sottospecie, sopravvissuta nel suo areale originario del Bosco della Mesola, in Emilia-Romagna. I primi trasferimenti portarono in Calabria 20 animali; nel corso del 2023 il nucleo arrivò a 50 esemplari. Nel 2024 il progetto è proseguito con l’arrivo di altri cervi. Le nascite documentate negli anni successivi hanno fornito un primo riscontro dell’ambientamento degli animali.

«Le Serre sono l’ambiente ideale per il cervo italico, perché qui trova tutto ciò che serve per l’alimentazione», spiega Francesco Costantino, commissario del Parco. Gli animali, aggiunge, hanno avuto modo di ambientarsi bene in questi boschi. Anche la loro presenza può diventare un richiamo naturalistico, pur restando spesso lontani dalle aree più frequentate: «È capitato di vederli anche lungo i percorsi dei sentieri presenti nel nostro Parco».

«Un ambiente idoneo e ricco di risorse»

Per Francesco Ferretti, coinvolto nel progetto sul piano scientifico, le Serre sono state individuate per la qualità dell’habitat, la disponibilità di risorse alimentari e la distanza da altre popolazioni di cervo. L’obiettivo è far nascere un nucleo capace di permanere nel tempo. Ferretti è professore associato di Zoologia al Dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Siena.

La presenza del lupo non è incompatibile con il progetto. «La presenza del cervo e del lupo va a completare un ecosistema, nel quale si stabiliscono quelle interazioni predatore-preda che sono normali negli ecosistemi», spiega Ferretti. La predazione sul cervo è documentata e rientra negli equilibri naturali che il progetto dovrà considerare.

Il docente chiarisce anche che il ritorno del lupo non è frutto di un programma di liberazione: «L’espansione del lupo è un fenomeno che interessa tutta la penisola e segue quella delle prede, dei cinghiali e degli altri ungulati. È un fenomeno naturale: non ci sono stati progetti di immissione di lupi in natura».

La foresta come nuova casa

Ferretti vede nella fauna anche una possibile risorsa per le comunità locali. «Ci sono realtà in questo Paese dove il turismo naturalistico ha fatto da spinta anche per l’economia locale. La presenza di questi grandi animali attira turisti che vorrebbero vederli. Pensiamo al Parco nazionale d’Abruzzo, come esempio più eclatante: il turismo naturalistico può essere una risorsa davvero importante per il futuro», afferma.

Mentre il gruppo si allontana, resta il rumore dei passi sul terreno e il richiamo del bosco. Per il Parco, il rilascio di oggi aggiunge una nuova tappa a un progetto che punta alla conservazione del cervo italico e alla rinascita della biodiversità locale.