Regionali Calabria

Il voto fa miracoli: imbarazzanti sostenitori e conversioni elettorali dei candidati presidenti

VIDEO | La corsa verso la Cittadella è agli sgoccioli e i big dei partiti nazionali sono scesi per contraddire se stessi e affermare ovvietà. Ma a dire che tutto andrà bene se affidato a loro ci pensano già i diretti interessati (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Pino Aprile
26 settembre 2021
10:00

E pure la presa in giro, però, no! Va bene che in campagna elettorale la prima vittima è il senso del pudore, fidando nell'amnesia collettiva e nella voglia di credere che quello che non si è fatto in decenni, a opera di centinaia di produttori di illusioni prima e delusioni poi, possa farlo finalmente una persona in pochi mesi o pochi anni (a volte è successo. Hai visto mai...?), ma quando si esagera, il rischio è che si ottenga il risultato opposto.

A sostenere la candidatura di Roberto Occhiuto a presidente della Calabria, per il centrodestra, sono calati dal Nord, in terra infidelorum, il presidente della Liguria, Giovanni Toti, e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, co-fondatori di Coraggio Italia!, nuovo partito che include Forza Italia, in cui milita l'aspirante presidente calabrese.


Sentirli parlare delle possibilità della Calabria, del ruolo di traino che potrebbe avere per l'Italia intera. Azz..identi! Musica. E come? Il turismo. Noooo, ma davero-davero? E chi ci aveva pensato! Non basta: l'agroalimentare. E noi che non ce ne eravamo accorti. Vedi cosa vuol dire chiamare l'esperto? E come si fanno queste belle cose? Con i soldi, ma mo' ne arrivano, eh?, ne arrivano tanti con il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. «Per la prima volta ci sono anche le risorse», avverte Toti, «ma bisogna essere capaci e veloci a presentare i progetti e a spenderle». Ci sta dicendo che non siamo capaci e veloci... o è impressione mia? E magari ha pure un po' ragione, ma i calabresi non saranno abbandonati a se stessi, «noi ci siamo, anche con la nostra esperienza ligure», promette Toti, «il modello Liguria deve essere applicato anche qui».

Insomma: ci fa vedere lui come si fa. Peccato che le risorse europee del Recovery Fund che, stando ai criteri di Bruxelles dovrebbero andare al Mezzogiorno per il 70 per cento, sono state tolte al Sud e dirottate al Nord, tramite il Pnrr, e con la complicità degli esponenti meridionali nei partiti nazionali in Parlamento e al governo (vedi la salernitana ministra al Mezzogiorno, Mara Carfagna) e, a fronte della promessa del 40 per cento (non del totale, e con dentro fondi che non c'entrano con il Pnrr, per far volume e fumo negli occhi); nel Pnrr, per il Sud, contati dal professor Gianfranco Viesti ci sono appena 22 miliardi, il 10 per cento, non 145 (il 70 per cento), non 100 (il 40 per cento, secondo il ministro Di Maio), non 82 (il 40 per cento, secondo la ministra Carfagna: ma se si facessero una telefonata e si mettessero d'accordo almeno su questo?).

E il “metodo ligure” qual è? Genova ricattò l'allora ministro genovese ai trasporti, Burlando: gli scaricatori del porto non avrebbero votato più per il suo partito se il porto di Gioia Tauro fosse stato collegato alla ferrovia. Cose vecchie? Oggi i soli porti per le rotte della seta sono Genova e Trieste, per imposizione nordica, escludendo tutti i più vicini porti del Sud. E mentre le supernavi del traffico moderno possono già attraccare a Gioia Tauro, con il Pnrr si condannano i porti del Sud a ospitare barchette a vela (dite grazie al padrone, terroni!), mentre anche con i soldi nostri si finanzia un molo da costruire a Genova, per dare al suo porto i fondali che la Calabria ha già ma non devono essere usati.

E Toti ci viene a parlare di “modello Liguria”? E Brugnaro dimentica che dai soldi destinati al Sud fu distratto quasi mezzo miliardo di euro da girare al Mose, dove ogni tre euro, 2 andavano in mazzette e uno un lavori. Che metodo è questo?

Mentre, a sostegno della candidata di centrosinistra, Amalia Bruni, scienziata di valore, vediamo arrivare addirittura l'ex ministra ai trasporti Paola de Micheli, Pd, già nota come “ministra contro il Sud”, che dovendo distribuire 398 milioni per sostituire automezzi di trasporto pubblico inquinanti, perché vecchi (e che per il 94 per cento stanno al Sud), riuscì a mandare tutti i soldi solo a città del Nord, privilegiando la sua Emilia Romagna, e a una sola città meridionale, Avellino. professoressa Bruni, scusi: ma non è meglio sola che in tale compagnia? E chi guida la strategia per conto del Pd? L'ex ministro Francesco Boccia, che da parlamentare tuonava: prima definire i Lep, livelli essenziali delle prestazioni, uguali per tutti gli italiani (e che ai meridionali sono negati da sempre), poi si parli dell'Autonomia differenziata chiesta dalle Regioni ricche del Nord. Appena diventato ministro alle Regioni, ribaltò: volendo, un po' di Autonomia differenziata si può dare prima, poi entro un anno si mettono a punto i Lep (non ci si è riusciti in venti) e se no tutto resta come adesso, ovvero la “spesa storica”, secondo la quale equità è 66 asili a Reggio Emilia e 3 a Reggio Calabria; tornato semplice parlamentare, per Boccia, i Lep vennero nuovamente prima dell'Autonomia.

E Mario Oliverio, ex presidente della Regione, non essendo riuscito a far coalizione con nessun altro, si è alleato con una formazione identitaria calabrese. Va benissimo. Ma scoprire che questo fa di Oliverio, da un giorno all'altro, un meridionalista che mira alla creazione di un partito (o qualcosa del genere) che faccia della rivendicazione della “vera storia” del Sud e dei suoi diritti negati la ragione di esistere sorprende come se ci dicesse che nottetempo gli son ricresciuti i capelli (dovesse succedergli, lo prego di farmi una telefonata). Nulla da dire, scelta più che legittima, anzi attesa a lungo e invano (peccato non gli sia capitato quando era presidente della Calabria e in Conferenza Stato-Regioni lui e gli altri presidenti del Sud tacevano o non erano in grado, magari per disciplina di partito o scarsa conoscenza degli argomenti, di impedire il saccheggio delle risorse da parte di quelle del Nord a danno di quelle meridionali). Una conversione rapida che forse ha anche un altro senso: l'area meridionalista è quella in crescita e la meno rappresentata, mentre a centro (destra e sinistra) c'è troppa folla e idee ormai stanche o poco credibili, e quando non le idee, chi le sostiene.

Questa inedita “sensibilità terronica” è il dato nuovo della politica. Ne riparleremo. Intanto, vedi Giuseppe Conte che, sul giornale di Milano scrive di voler risolvere la “Questione settentrionale” (una palla inventata per spillare altri soldi dalle casse dello Stato, sottraendoli a chi ne avrebbe più diritto e bisogno), per dovere di “equità territoriale” (per fatto personale: è il nome e la “ragione sociale” che suggerii al Movimento nato due anni fa); e poi lo si ascolta in Calabria promettere altrettanto a proposito della Questione meridionale, sempre per “equità territoriale”. Non avendo in proprio, si acchiappa dove si trova...

Credo si possa ormai dire che si tratti di una vera e propria “moda politica montante”, se persino Luigi de Magistris la cavalca: si legge che ha appena detto di voler fare riscrivere i libri di storia, perché si racconti “la vera storia dell'Unità d'Italia” e di voler costruire un nuovo soggetto politico di impronta meridionalista. Ah, lo stesso de Magistris che, dopo aver intitolato una piazza a Napoli, ai “Martiri di Pietrarsa” (operai su cui, nel 1863, i soldati sabaudi spararono perché si opponevano alla chiusura della fabbrica, per trasferire le commesse al Nord), si presentò in Calabria inaugurando ad Acri il museo del Risorgimento, tanto che alcuni suoi sostenitori, disorientati, indissero una sorta di contro-manifestazione a Fagnano Castello, per ricordare le stragi risorgimentali del sanguinario colonnello Pietro Fumel (uno dei molti massacratori), che si vantava di aver “fucilato 300: briganti e non briganti”: era sufficiente che fossero calabresi, par di capire. Lo stesso de Magistris sindaco a Napoli quando si ponevano lapidi per “i Patrioti della Rivoluzione Napoletana del 1799” che fecero giustiziare in pochi mesi circa 1.500 napoletani che si opponevano all'occupazione dell'esercito francese che fece almeno 60 mila vittime, e che “i patrioti” aiutarono a entrare in Napoli, prendendo a cannonate i loro concittadini combattenti? Erano gente di valore, un gruppetto di intellettuali forse in anticipo con i tempi, ma quelli a cui anticiparono la dipartita, a lotti, da questo mondo, forse li avrebbero preferiti meno colti e restare vivi.

Lo stesso de Magistris che scrisse sul Corriere del Mezzogiorno che bisognava “smentire coloro che giudicano la ricostruzione delle vicende del Risorgimento come la narrazione dei vincitori prevalsa con la forza su quella dei vinti”? L'esercito sabaudo mandò circa 120mila uomini al Sud, Gaeta fu bombardata per 100 giorni, in campi di concentramento al Nord finirono 60-80mila soldati borbonici (la cifra è controversa); la guerra alla resistenza chiamata Brigantaggio durò una decina di anni. Come la vogliamo chiamare? Dagli Stati Uniti al Giappone, non nacquero diversamente gli Stati nazionali, per favorire lo sviluppo della civiltà industriale e sulla ricostruzione dei fatti risorgimentali ci si accapiglia ultimamente con particolare vigore. Conforta che in pochi mesi di campagna elettorale calabrese questa sensibilità in alcuni candidati sia cresciuta tanto e in fretta.

Prevengo l'obiezione: da Occhiuto a Bruni, Oliverio, Conte e de Magistris, possibile non ci sia uno che vada bene? A dire che tutto andrà bene se affidato a loro ci pensano già i diretti interessati. Le mie osservazioni servono solo a rinfrescare la memoria in qualche caso, e a far notare come si può cambiare velocemente idea. Almeno in campagna elettorale. Poi, ognuno avrà le sue ragioni per fare la propria scelta.

Giornalista
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