L’editoriale

LaC diventa nazionale per raccontare il Sud da un punto di vista meridionale (è la prima volta)

C'è un'Italia onesta e ignara che sa del Mezzogiorno solo quello che le è stato detto: distorto negativamente e tacendo ciò che è positivo. Noi vogliamo comunicare quello che è stato lasciato in ombra e farlo con l'orgoglio di chi vede per il Meridione un ruolo da protagonista (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Pino Aprile
28 novembre 2021
10:07

Parliamo un po' di noi (ovvero: voi che ci seguite su LaC, e noi che cerchiamo di meritare la vostra attenzione): il nostro gruppo editoriale inaugura i suoi canali nazionali a breve, con altre novità. È la prima volta che una tv del Sud diventa nazionale (e sul satellite, visibile in tutta Europa, sino alla Russia), ma già da ora si possono seguire i nostri programmi su tivùSat, canale 419 (il 4, dinanzi al “tasto” de LaC in Calabria, il 19) e sulla piattaforma Sky, sul canale 820. Come sapete, si può già farlo dal sito de lactv.it, per seguirci in diretta, o recuperare programmi già trasmessi.

Ma quel “la prima volta” va spiegato. La segnalazione non avrebbe, tutto sommato, molto senso (se non commerciale), ove consistesse solo nell'espansione di un'azienda del Sud verso i mercati del Nord. Fatto positivo, ovviamente, ma è di altro che si parla. Le merci, di qualsiasi natura, portano con sé l'eco della civiltà che le partorisce (alla occidentalizzazione dei Paesi dell'Est, dopo la caduta del muro di Berlino, hanno contribuito più le alette di pollo di McDonald's che il lavorio delle ambasciate e delle università). La comunicazione, il racconto, la diffusione di un punto di vista trascinano l'intera civiltà di cui sono la voce, incluso quello che produce. Per civiltà, intendo il modo di essere, di vivere, la storia, la visione del futuro, l'idea di se stessi in e di una comunità.


LaC è un'emittente calabrese, racconta la Calabria, il Sud, il resto: in quest'ordine di importanza. Il posto da cui si guarda un fatto, la storia di chi lo guarda cambiano il valore di ciò che si guarda. Per parafrase una nota espressione (che ha a che fare più con l'arte), non solo “la meraviglia è negli occhi di chi guarda”, ma pure il valore di una notizia. Il giornalismo, la comunicazione, nonostante la tecnologia sempre più sofisticata dei mezzi usati, rispondono ancora a criteri di selezione quasi ancestrali: più la cosa mi tocca da vicino, negli affetti o negli interessi, più è importante. È la logica dei funerali: se si tratta di un parente stretto che non abitava troppo lontano, fai visita alla famiglia, magari mandi le colazioni dal bar (il consòlo), segui la messa e accompagni la bara al cimitero; a mano a mano che le distanze parentale o geografica aumentano, la partecipazione si riduce, sino a limitarsi al telegramma o al messaggino sui social (“Condivido il vostro dolore”).

La comunicazione funziona alla stessa maniera: la mareggiata che distrugge venti metri di spiaggia del tuo paese interessa più dell'inondazione delle Filippine per il nuovo tsunami. Il posto da cui comunichi influisce sulla classifica (e talvolta la detta) dell'importanza da dare alle cose. In senso positivo e negativo. La Lombardia riuscì a inaugurare l'Expo con nessuna delle grandi opere programmate fatte e persino il 40 per cento dei capannoni incompiuti. La notizia fu accuratamente ignorata: immaginate fosse successo a Reggio Calabria. Dopo pochi giorni, chiusero il capannone della Lombardia, vetrina dell'Italia, Paese ospitante, perché non funzionava niente. Il Corriere della sera nascose la notizia nella cronaca locale di Milano: se fosse successo a Napoli, sarebbe andata in prima pagina.

Non si tratta di una congiura: sì, qualcuno è in malafede, ma questo modo di vedere e raccontare le cose è figlio di una convinzione profonda, condivisa e diffusa. Covid a parte, ricorderete le non rare proteste di genitori milanesi contrari alla gita scolastica dei propri figli a Napoli, perché “troppo rischioso”, modello “Indiana Jones fra le stragi di Gomorra”. Le città più pericolose d'Italia, però, secondo i dati del ministero dell'Interno, sono tutte del Nord (la prima è proprio Milano, poi Firenze e Rimini), le peggiori del Sud vengono al 18mo e 19mo posto (Napoli e Foggia).

Ma tutti i grandi giornali sono del Nord; sono del Nord le maggiori reti televisive nazionali; la Rai, in teoria, è di Stato e dovrebbe essere “equamente nazionale”, ma dedica al Sud (41 per cento del territorio del Paese), appena il 9 per cento del tempo (il canone che pagano i meridionali, però, è lo stesso degli altri) e per parlare quasi soltanto di criminalità e malasanità.

Cosa voglio dire? Che il punto di vista della comunicazione italiana è o antimeridionale (i terroni “sono inferiori”, ricordate?) o indifferente al Sud, nel senso che ne ignora l'esistenza: per dire, quando il giro d'Italia passa per l'altopiano di Asiago (ci passa? Boh!), i cronisti al seguito parlano di quant'è buono il formaggio; al Sud, il giro d'Italia non ci arriva nemmeno, ma se ci arriva e passa per la Calabria, i cronisti al seguito parlano della 'ndrangheta, non della 'nduja.

Scusate se l'ho presa alla lontana, ma “è la prima volta che una tv meridionale diventa nazionale” va inteso in questo senso: che una tv del Mezzogiorno fa informazione nazionale, con un dichiarato punto di vista meridionale. Cosa vuol dire? Il Rinascita Scott è il più grande processo di sempre alla 'ndrangheta e la mafia calabrese è ormai “padrona” di ampie zone del Nord, ne condiziona politica ed economia. Ma nessun grande giornale o emittente del Nord lo segue. Solo LaC lo fa, con un programma completamente nuovo anche nell'ideazione e giunto ora al secondo ciclo, venti puntate, 30 ore di tv (fatemelo dire, di alto livello: alla ripresa, vi leggeremo alcuni commenti e osservazioni che ci arrivano da calabresi che vivono nella regione e fuori, anche all'estero). Non è nazionale la nostra trasmissione? Certo, ma è da Sud: è da noi che tv nazionali hanno poi ripreso l'esclusiva sul dirigente del Monte de' Paschi, Davide Rossi, che sarebbe stato ucciso, altro che suicidio.

E scusate: l'argomento più importante in assoluto, oggi, per l'Italia e l'intera Europa, qual è? La valanga di soldi che dovrebbe arrivare con il Recovery Fund da Bruxelles, giusto? E com'è che non ne parla nessuno o quasi, e LaC è l'unico organo di informazione che fa una inchiesta a puntate su come si divideranno quei soldi, per fare cosa? E siamo già a 13 puntate. Secondo voi non interessa agli italiani? E allora perché tanta sospetta distrazione di giornali e tv, se non proprio silenzio? Sarà forse un punto di vista ostile o disinteressato al Sud, visto che al Mezzogiorno dovrebbe andare il 70 per cento dei soldi, ne promettono il 40 e ne arriverà, se va bene, una percentuale che parte dal 10 al...boh?

Il programma de LaC Pnrr-Scippo al Sud quindi, è “nazionale”, da un punto di vista meridionale. Ma questa cosa non piace, rompe equilibri di potere: che il Sud abbia una voce non è previsto. Non esiste politica più grande dell'informare: sapere rende consapevoli, trasforma gli indifferenti o ignari in cittadini. Quando gli editori de LaC mi chiesero di assumere la direzione della loro testata, ne fui lusingato per la stima che mi dimostravano, ma risposi che avevo rifiutato altre proposte (e loro lo sapevano) e non avevo gran voglia di tornare a fare il direttore a 71 anni; salvo poter dare una impronta più “da Sud” alla linea editoriale, con un bacino di ascolto più ampio, almeno tutto il Mezzogiorno. “Vieni e facciamolo”, risposero. Ci demmo un anno di tempo. Era poco più di sei mesi fa.

Ecco cosa vuol dire che la nostra emittente (ma la sede di Roma include tutte le attività del gruppo) diviene “nazionale”. C'è un'Italia onesta e ignara che sa del Sud quello che le è stato detto di distorto negativamente e taciuto di positivo. Noi vogliamo raccontare quello che è stato lasciato in ombra e far capire come mai, se questa terra è così invivibile, i terroni, quando sono costretti a lasciarla, piangono; e i non terroni, quando ci vengono, se ne innamorano.

Prevengo la stupida obiezione: quindi i nostri difetti, la criminalità...? Ve lo ripeto: se volete sapere cosa succede nel maxiprocesso dell'aula bunker di Lamezia Terme, non dovete andare sulla Rai, ma su LaC.

Giornalista
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