Per il Recovery Fund non la Calabria che avanza, ma quella che è avanzata

Invece di usare questa occasione storica per uscire dallo stato di subordinazione e minorità imposto al Mezzogiorno dalla struttura “duale” dell'Italia, il Sud rischia di esserne travolto peggio che da una guerra (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Pino Aprile
27 giugno 2021
10:44

Con le risorse del Recovery Fund, la più grande sfida di sempre sta per abbattersi (temo sia il termine giusto) sul Sud e soprattutto sull'anello più debole: la Calabria.

Ma invece di usare questa occasione storica per uscire, dopo un secolo e mezzo, dallo stato di subordinazione e minorità imposto al Mezzogiorno dalla struttura “duale” dell'Italia (il Paese più disuguale dell'Occidente, con investimenti pubblici e infrastrutture che arricchiscono solo alcune regioni), il Sud rischia di esserne travolto peggio che da una guerra.


Nonostante le ripetute raccomandazioni dell'Unione Europea, la squilibrata distribuzione della più grande quantità di risorse mai piovuta sul Paese (tanto a chi ha già il superfluo, quasi niente a chi non ha nemmeno il necessario: questa è l'equità del Piano-Draghi) metterà l'economia del Nord in grado di comprarsi, con i soldi sottratti al Sud, tutto quello che vale qualcosa, a Sud. E questo avverrebbe, come ormai da sempre, con la complicità di buona parte della classe dirigente meridionale, ricompensata con “il posto a tavola” (o sotto il tavolo, per le briciole). Esagero? Valutate voi:

1 – Dall'Europa arriverà (se non la facciamo troppo sporca) una quantità mai vista di soldi, destinata per il 70 per cento al Mezzogiorno, applicando i criteri di ripartizione proposti dall'UE. Ma Confindustria e le Regioni più ricche, diciamo “il Nord prenditore”, hanno avanzato subito la pretesa di mettervi le mani sopra, perché i terroni “non sanno spendere”, ovviamente “sono ladri (do you know mafia? Certo signore: parla delle organizzazioni criminali che versano sangue al Sud e soldi al Nord, dove realizzano la stragrande maggioranza del loro fatturato?), mentre il Nord è “la locomotiva” (ferma da vent'anni in stazione, considerato che l'Italia è l'unico Paese a non essere cresciuto per niente, dall'inizio del secolo allo scoppio della pandemia, contro il 38 per cento dell'area no-euro, e il 23 della media continentale).

La titolare del ministero per le Colonie (ufficialmente: per il Mezzogiorno), Mara Carfagna, con salto logico mortale triplo carpiato, ammette che al Sud spetterebbe “ben più del 60 per cento” dei miliardi del Recovery Fund, ma è così generosa (ovviamente, non decide lei, peso politico prossimo allo zero, purtroppo) che ai terroni “darà” il 40. Poi si scopre che quel 40 include anche fondi che sono già del Mezzogiorno e verranno “anticipati” nel Recovery Fund; poi si scopre che non si tratta del 40 per cento del totale, ma solo degli investimenti di cui si può indicare la “territorializzazione”, ovvero, sapere dove vanno a finire; poi si scopre che forti somme ufficialmente non “territoriali” (quindi decurtate dal totale), si sa benissimo dove vanno: al Nord, sta scritto negli stessi allegati del “Piano” inviato da governo italiano alla Commissione europea; poi si scopre che con i soldi del RF si vanno a finanziare al Sud opere che sono già finanziate con risorse nazionali, il che vuol dire che non si aggiunge niente, ma si sostituiscono fondi italiani con fondi europei (e quelli italiani, distolti dalla loro destinazione terronica, restano a Sud o migrano a Nord come i troppi giovani meridionali disoccupati per il sistematico furto di risorse?); e già si sapeva che il 41 per cento degli investimenti fatti a Sud, per la “interconnessione economica”, torna a Nord. Quindi: 70 meno 30, uguale 40, ma meno i fondi “anticipati”, meno le somme escluse dal totale su cui si calcola il vero 40 (che vero non è), meno il trucco della sostituzione di soldi vecchi con soldi nuovi, meno il 41 per cento di quello che resta...

Andrà a finire come per i soldi del Piano Marshall, dopo la seconda guerra mondiale: inviati per ricostruire il Sud distrutto da due anni di battaglie fra gli eserciti alleati e nazista, vennero razziati per l'87 per cento dal Nord e tutte le regioni del Sud messe insieme si lasciò solo il 13 per cento (la metà di quanto arraffò la sola Lombardia).

Esattamente quanto sta accadendo ora, con la differenza che i soldi del RF equivalgono a 17 volte quelli del Piano Marshall. E cosa fanno ministri e parlamentari meridionali? Tutti contenti, addirittura con “giustificazioni” del tipo: vabbè, ce ne danno meno di quel che ci spetta, ma sono sempre tanti soldi (e non è vero manco questo, alla fine...). Come dire: hai vinto un milione alla lotteria, te ne rubo gran parte, ma non lamentarti, perché te ne restano comunque tanti;

Il Piano aumenta il divario Nord-Sud

2 – i fondi europei vengono dati per abbattere le disuguaglianze (strade, reti di comunicazione, ferrovie, diritti: dalla salute allo studio), ma il Piano del RF del governo aumenta il divario Nord-Sud, persino ricorrendo a veri e propri trucchi per nascondere la reale destinazione della spesa. Un esempio scandaloso, rivoltante, riguarda gli asili nido: ai Comuni che ne sono sprovvisti, si assegna il punteggio più basso in assoluto per attingere ai fondi; a quelli che già ne hanno e hanno pure soldi per “cofinanziarne” altri, si dà punteggio due volte e mezzo più alto. Curiosa traduzione di: l'Italia è un Paese unito, tutti i cittadini sono uguali, lo Stato rimuove gli ostacoli che impediscono di godere dei diritti fondamentali. Lo dice la Carta (igienica?) Costituzionale (e magari, chi non si indigna per discriminazioni così sfacciate, si indignerà per quell'“igienica”. Cosa che, invece, indica che se la Costituzione non serve a quel che garantisce, può tornare utile per altro);

La più grande rapina di sempre

3 – insomma, è in atto la più grande rapina di sempre, ma i rappresentanti del Sud nel governo, nelle istituzioni, nei partiti nazionali (quindi egemonizzati dai centri di maggior potere, che sono al Nord), salvo rare e lodevolissime eccezioni, sono parte del sistema che relega il Mezzogiorno nella condizione subordinata di minorità dei diritti (convinti di poterlo correggere, forse, o di “fare il possibile”, ottenendo ogni tanto “qualcosa” per il proprio territorio, la propria Regione, che sarà sempre meno di quello che dovrebbe essere, ma vuoi mettere la soddisfazione di vedere che a noi sì e agli altri niente?);

In campo i vecchi arnesi di sempre

4 – La Calabria è la regione che più ha da recuperare dal rispetto delle norme costituzionali sui diritti dei cittadini italiani e delle indicazioni dell'Unione Europea sulla ripartizione dei soldi del Recovery Fund (di più a chi ha redditi più bassi e disoccupazione più alta). L'improvvisa scomparsa della presidente Jole Santelli obbliga a tornare al voto per rinnovare il governo regionale. Se si fosse in grado di capire l'importanza di quanto sta succedendo (e a seguito della peggiore crisi sanitaria ed economica dal dopoguerra), la classe dirigente calabrese tirerebbe fuori il meglio di quanto questa terra abbia prodotto, chiamerebbe i suoi campioni sparsi nel mondo a far le meraviglie loro impedite in patria, i calabresi che si fanno onore in Italia o in Calabria, ma tenendosi lontano dalla politica, per timore di esserne sporcati (si parla della regione da decenni nelle mani delle masso-mafie, per la complicità di potentissimi boss dei partiti di destra e sinistra con i boss della 'ndrangheta. E non facciamo i finti tonti: i nomi li conosciamo tutti).

Una classe dirigente meno chiusa su se stessa e su ambizioni personali, meno prigioniera delle faide interne nei partiti, nelle università, chiamerebbe quei campioni e (persino per bieco interesse proprio) direbbe loro: ora o mai più. Bisogna battersi, perché alla Calabria sia dato quello che spetta e non le briciole con il trucco; poi, messe al sicuro quelle risorse, impiegarle per dotare la regione delle infrastrutture che non ha mai avuto, creare le condizioni che inducano i giovani ad aver fiducia, restare e produrre futuro, sviluppo, ricchezza (per tutti, pure i cattivi, se oltre a essere cattivi non fossero pure scemi: con quelle risorse e quella guida qualificata, la regione prenderebbe tale abbrivio, che ne trarrebbero grandi vantaggi persino quanti si scannano per contendersi il poco che ci buttano, come gli avanzi ai cani).

Già, ma la classe dirigente, a volte ladra o incapace o entrambe le cose, è quella che troppo spesso ha convissuto e convive con le masso-mafie facendone parte, o stando nel giro di affari (professionisti, imprenditori collusi, politici vicini), fingendo di ignorarne l'origine, o combattendo nei partiti una battaglia che si continua a perdere, nel tentativo di sottrarre al male gli strumenti della democrazia.

Non è tutto marcio come sembra e, anzi, la parte sana è prevalente, ma non riesce a prevalere nella gestione del potere, non riesce a “fare squadra”, a essere popolo, a contare, ormai delusa tante volte, da adattarsi al meno peggio. Così, invece di schierare i suoi campioni, la Calabria vede scendere in campo vecchi arnesi di sempre; senti solo parlare di presidenze e vice-presidenze (magari senza manco prendersi il disturbo di farsi votare, come pretenderebbe Nino Spirlì), non uno straccio di programma (oltre la spartizione delle spoglie della regione, si capisce), non una visione del futuro, una battaglia per impedire lo scippo storico... Succubi delle segreterie nazionali cui devono la consacrazione, possono soltanto esserne gli esecutori delle direttive. Anti-calabresi (vedi la Sanità appaltata al Nord tramite ladri locali e commissari governativi). E per comandare in Calabria, devono tenerle le mani ferme, per conto di chi la massacra.

Chi pretende il rispetto dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (dalla salute ai trasporti), Lep, negati da vent'anni? Chi si batte contro le pretese della ministra Gelmini di far ripartire l'Autonomia Differenziata con cui le Regioni più ricche si terranno pure le tasse? Chi sta protestando contro le discriminazioni a danno degli studenti meridionali persino agli esami di Stato e contro le università del Sud? Chi denuncia la finta alta velocità ferroviaria nel Mezzogiorno, mentre esponenti di rilievo dei partiti, da Sud ci vendono la polpetta avvelenata come buona? Chi chiede come mai la gestione dei beni artistici e archeologici delle regioni meridionali arricchisce società padane? Chi pretende spiegazioni sulla distribuzione dei fondi per le attività culturali, assegnati quesi per intero solo al Nord? Chi...?
Invece di “Sugnu eu u presidenti?”.

Giornalista
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