Il caso

Centro di farmacovigilanza, Bruni incalza: «Ennesimo stop a causa di una burocrazia lentissima e oppressiva»

Oltre 15 provvedimenti in 7 mesi ma la struttura, dopo un anno, continua a non essere operativa. La consigliera regionale: «Un gigantesco pantano amministrativo che nessuno intende bonificare»

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15 settembre 2022
11:05

Amalia Bruni, consigliera regionale di minoranza, torna su uno degli argomenti che l'ha vista da sempre molto critica, la prolungata chiusura del Centro regionale di Farmacovigilanza. Dopo aver nuovamente sollevato la questione nei giorni scorsi, puntando il dito contro la Regione, ora denuncia nuovi ritardi che allontanano ulteriormente la riapertura.

 La nota

«La vicenda del Centro regionale di Farmacovigilanza ogni giorno si arricchisce di episodi che disegnano un contorno sempre più grottesco e poco chiaro. Il Centro è una struttura operante all’interno del Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria che si occupa di farmacovigilanza a livello territoriale e partecipa in modo stabile e continuativo alle attività del Sistema nazionale di farmacovigilanza direttamente collegato con l’Agenzia italiana del farmaco. Si tratta di una struttura importantissima per la salute dei cittadini e dovrebbe essere sempre operativa. Invece, per questioni burocratiche è chiusa da oltre un anno e la Calabria è di fatto sprovvista della sua tutela.


L’altro ieri la vicenda si è arricchita di un altro tassello con le dimissioni di una componente della Commissione esaminatrice che è andata in pensione, per cui bisogna rifare tutto, occorre un nuovo decreto e una nuova nomina. Una specie di gioco dell'oca sulla pelle dei calabresi dove vai avanti fino a quando arrivi sulla casella che ti fa tornare indietro e tutto ricomincia. Ho verificato che solo da marzo di quest’anno ad ora ci sono stati, tra decreti, nomine, dimissioni, direttive, cambi di mansioni, sostituzioni e altro, almeno quindici provvedimenti.

Viene fuori un quadro devastante di una burocrazia lentissima e oppressiva che non riesce a fare un passo avanti per una struttura come il Centro di Farmacovigilanza che è chiuso da oltre un anno, nonostante il decreto per il bando risalga a tre anni fa. Mi pare la rappresentazione plastica di quando le cose non si vogliono fare oppure non si sanno fare e si continua a tentoni senza una direzione precisa e certa. Una quantità enorme di provvedimenti, dimissioni, direttive che hanno di fatto hanno bloccato e immobilizzato la situazione. Una sorta di gigantesco pantano amministrativo che nessuno intende bonificare realmente. L’ultimo tassello, come dicevo all’inizio è di qualche giorno fa, precisamente del 12 settembre, quando una componente della Commissione che non è stata sostituita in precedenza ha dato le dimissioni perché è andata in pensione. A questo punto il direttore generale del Dipartimento Tutela della Salute, ha inviato un’ennesima nota al nuovo direttore del Dipartimento organizzazione risorse umane chiedendo di indicare il nuovo componente. Ora bisognerà attendere l’ennesimo decreto di nomina.

Tra poco “festeggeremo” i 3 anni dall'uscita del primo decreto e il primo compleanno “burocratico” per l'espletamento. Non penso debba aggiungere altro. Credo sia giusto sapere a questo punto a chi giova tenere chiuso il Centro regionale di farmacovigilanza, un istituto che riceve anche dei fondi direttamente dall’Aifa, soldi che presto dovrà restituire perché non esercita più la sua attività. presidente Occhiuto, perché tanta lentezza per risolvere una questione di uno strumento nostro, a chi giova che le sue porte restino chiuse sprangate per colpa di centinaia di provvedimenti, norme e direttive inutili? O forse c’è l’interesse di qualcuno? Ai dipendenti no di certo, e neppure ai cittadini. I calabresi attendono una risposta. Magari prima dei prossimi tre anni».

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