La solidarieta’

Polemiche a Polistena per due tesserati dell’Associazione partigiani, il Pci: «Attacchi indegni». La nostra replica

Il partito comunista esprime solidarietà all’Anpi. Coinvolti nel caso due membri accusati di aver militato nella destra: «Operazioni di depistaggio per distruggere l’organizzazione». Accuse che respingiamo al mittente

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di Redazione
20 aprile 2022
08:34

I comunisti solidali con l’Anpi, al centro delle polemiche per il caso di due tesserati che negli anni Settanta militavano nella destra. Sull’argomento è intervenuto il Pci, sezione Gramsci di Polistena che in una nota commenta: «Esprimiamo sostegno e solidarietà all’Anpi che in questi giorni è bersaglio di un attacco concentrico per le posizioni assunte per la pace e contro la guerra in Ucraina. In particolare il presidente Gianfranco Pagliarulo sta subendo un fuoco d’assalto intollerabile.

L’Anpi – rilevano- è una risorsa che salvaguarda i valori della Costituzione e dell’antifascismo in un tempo difficile dove l’omologazione al pensiero unico sembra prevalere in tutte le forze politiche e a tutti i livelli, non nell’Anpi e non nei comunisti».


«Siamo solidali con tutta l’Anpi che, anche a Polistena, viene indegnamente attaccata in queste ore attraverso un chiaro sciacallaggio contro due iscritti, di cui uno con la tessera in tasca del Pci dal 1968 e segretario particolare per quarant’anni di Girolamo Tripodi, storico sindaco comunista. E l’altro, fratello di un consigliere provinciale e comunale del Pci negli anni ottanta. Usando il raggiro e la bugia le forze ostili all’Anpi e amici dei fascisti, quelli veri, stanno in tutti i territori d’Italia compiendo operazioni di depistaggio per distruggere l’organizzazione dell’Anpi e costringere il presidente Gianfranco Pagliarulo ad assumere posizioni gradite al Governo nazionale e al filoatlantismo».

Il Pci di Polistena, che anche quest’anno organizzerà il 25 aprile in memoria della vittoria della Resistenza partigiana sul totalitarismo fascista, «respinge ogni macchinazione ed esprime sostegno al presidente nazionale dell’Anpi, alla sezione Anpi di Polistena che conta il maggior numero di tesserati di tutta la Provincia.  Forse, ciò che fa paura è la costante crescita del gruppo dirigente locale dell’Associazione, del quale tutti i componenti rispondono della propria adesione ognuno con la propria storia politica e personale, chiaramente improntata all’antifascismo e alla solidarietà. Il 25 aprile organizzato dalla nostra sezione sarà, dunque, un modo per ripristinare quella idea di libertà e di verità che purtroppo è sempre insidiata da chi a quasi ottanta anni di distanza, non ha accetta la democrazia».

Risponde Agostino Pantano

Portando con sé anche delle notizie che prima non si conoscevano, è il caso di far seguire alla nota che abbiamo pubblicato integralmente anche delle specificazioni per dare ai lettori un quadro più esaustivo possibile, tale da rendere ulteriormente comprensibile la posizione espressa dalla sezione del Pci di Polistena divulgata – così si legge nell’incipit del testo - per esprimere «solidarietà a tutta l’Anpi».

Tanto più che il comunicato è stato vergato a poche ore da un nostro servizio titolato “Ieri missini oggi nell’Anpi: a Polistena bufera sull’associazione dei partigiani che però li difende”, e ci pare che LaC News24 sia stata l’unica testata calabrese che ha ripreso il dibattito sviluppatosi sui principali giornali italiani intorno all’Anpi nazionale, dopo i sospetti di putinismo in cui è incappato il suo presidente: a sollevarli sono stati intellettuali del calibro di Gian Antonio Stella, Corrado Staino, Paolo Flores d’Arcais, solo per citarne alcuni. Va da sé che il nostro lavoro giornalistico non può essere tacciato affatto come un «attacco concentrico», né «un fuoco d’assalto intollerabile».

Tanto più che nel servizio, finanche nel titolo si dava conto delle posizioni dell’Anpi cittadina – di sostegno al presidente criticato sui giornali e anche da spezzoni della stessa associazione antifascista - e, dunque, è più che equilibrato l’approfondimento che abbiamo offerto ai lettori. Ma il testo della nota contiene anche accuse irricevibili e dirette, senza ombra di dubbio, nei nostri confronti – accusandoci addirittura di «un chiaro sciacallaggio contro due iscritti» all’Anpi cittadina - tradendo forse il vero intento degli estensori: ovvero tentare di smentire la nostra scoperta giornalistica contenuta nel servizio.

Da quello che scrivono i comunisti della sezione polistenese, rimane infatti inconfutato che Salvatore Tripodi e Domenico Lazzaro fossero iscritti al Msi-Destra nazionale nel 1971, così come noi abbiamo documentato nel servizio, visto che tale accertata appartenenza a quel partito post fascista – dei due componente dell’Anpi polistenese, che la sezione del Pci non nomina - non sarebbe tecnicamente in contraddizione con l’avere «in mano la tessera del Pci dal 1968» ed essere stato il primo dei due «segretario particolare per 40 anni di Girolamo Tripodi, storico sindaco comunista», e l’altro «fratello di un consigliere provinciale e comunale del Pci». La sezione dei comunisti sembra dare quindi una notizia che prima non si sapeva: a Polistena ci sarebbe stato chi, da segretario particolare di un politico che si batteva contro un partito, di quel partito aveva la tessera? Domanda essenziale che sarà il caso di approfondire in futuro.

Non leggendo espressamente alcuna smentita sul tesseramento del 1971 di Tripodi e Lazzaro a quel partito anticomunista, e vista la documentazione in nostro possesso mostrata nel servizio, rimane ad oggi eticamente grave e giuridicamente ingiustificabile l’accusa di «raggiro e bugia» che la nota destina a noi.
Se i due ex missini oggi nell’Anpi si sentono diffamati, o vogliono smentire loro stessi quello che la sezione Pci non ha potuto smentire, possono procedere come meglio credono: ospiteremo la loro replica ed eventualmente ci difenderemo nelle sedi competenti, ma, nel frattempo, non consentiamo a nessuno – per posizione individuale o celandosi come in questo caso dietro la firma Pci sezione Polistena – di ammonire il cronista con parole ingiuriose, nascondendo dietro la «solidarietà» espressa ad una associazione antifascista il più fascista degli intenti: minacciare la libertà di stampa.

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