Vertenza Enel a Corigliano-Rossano, l'opposizione: «Totale latitanza del sindaco»

Scoppia la polemica sui silenzi attorno al destino della centrale. L'opposizione: «La nostra richiesta per la convocazione di un Consiglio comunale urgente per affrontare la problematica è finita nel dimenticatoio»

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di Matteo Lauria
11 agosto 2020
16:32
La centrale Enel a Corigliano Rossano
La centrale Enel a Corigliano Rossano

Si riaccende il dibattito attorno al futuro della centrale termoelettrica Enel di Contrada Cutura: spunta ora una richiesta di convocazione del Consiglio comunale tenuta nel cassetto. È quanto fanno sapere le forze di opposizione  (Vincenzo Scarcello, Raffaele Vulcano e Gennaro Scorza - per il gruppo consiliare “Unione di Centro” - Costantino Baffa – per il gruppo consiliare Lega Salvini, Adele Olivo – per il gruppo consiliare “Il Coraggio di Cambiare l’Italia”) che in una nota nel prendere atto della presa di posizione, seppure con «estremo ritardo», assunta dal parlamentare Francesco Forciniti (M5s) puntano l’indice contro il sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi e la sua amministrazione accusando il locale Governo di «totale latitanza».

«Omertà o paura? È da otto mesi che c’è al protocollo del Comune una nostra richiesta per la convocazione di un Consiglio comunale urgente per affrontare la problematica pubblicamente e alla presenza del management di Enel Spa. Richiesta che è finita nel dimenticatoio, come tante altre del resto. Otto mesi fa paventavamo il rischio – oggi sempre più concreto – che la società energetica sarebbe in procinto di varare un piano industriale per il rilancio dell’impianto TurboGas per una nuova produzione di energia elettrica. Non è un’ipotesi remota dal momento che questa intenzione è da sempre nei piani di Enel. Tant’è che lo stesso programma Futur-E, finito appositamente nel nulla, escludeva quell’area, inglobata nel perimetro della vecchia centrale, da ogni ipotesi di alienazione».

 

Secondo la minoranza «Enel voleva sbarazzarsi (o almeno questo diceva) dell’impianto costruito negli anni ’70, con spese di bonifica a carico dei presunti acquirenti, lasciando però il “nuovo impianto” turbogas (quello realizzato negli anni ’90), pronto per un nuovo eventuale utilizzo. Chi avrebbe mai speso tantissimi soldi per realizzare una grande impresa produttiva di fianco ad una centrale? Ovviamente nessuno. E così è stato. Così come, presto, avremo in funzione nuovamente la centrale a gas. Pare infatti che la società energetica italiana stia per acquistare un’importante partita di gas metano dai paesi del Nord Africa che utilizzerà per la produzione nei siti italiani, soprattutto in quelli che già sono pronti all’utilizzo proprio come quello di Corigliano-Rossano. La beffa vera, però, non è tanto il fatto che si rimetta in funzione un grande motore di produzione senza alcuna concertazione con il territorio. Il problema reale è che il nuovo avvio della centrale non porterà nulla in termini occupazionali. Sarà infatti, un centro produttivo telecomandato da altri siti, non calabresi, con l’impiego manutentivo in loco solo di pochissime unità».


Infine l’attacco rivolto all’Amministrazione comunale: «Possibile che il Comune, il sindaco, l’amministrazione comunale e i consiglieri di maggioranza di tutto questo non sappiano nulla? Difficile da pensare. Anche perché se sanno e non dicono nulla sono responsabili, quanto o più della società, della nuova campagna di produzione energetica di stampo colonialista che sta per partire. Se invece non sanno è ancora più grave perché vuol dire che sono incapaci di governare questa Città».

Si chiede, dunque,  l’immediata  convocazione del Consiglio comunale alla presenza dei dirigenti nazionali di Enel e di almeno un rappresentante del Ministero dello Sviluppo economico che ci vengano a dire chiaramente se il sito (il turbogas) rimarrà lì solo come pezzo da museo o per altre esigenze (che al momento paventiamo soltanto); se si ha intenzione di bonificare e caratterizzare l’area della vecchia centrale; e soprattutto se c’è un piano di rilancio/occupazionale per il territorio nell’area di Sant’Irene-Cutura. Tutto il resto sono chiacchiere e farlocche prese di posizione che nascondono gli evidenti limiti politici e amministrativi di questa maggioranza».

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