L’incontro

Analisi del voto all’Unical, il professor Costabile ammonisce: «L’astensionismo mina l’unità nazionale del Paese»

VIDEO | Secondo il docente di Etica e politica, le forze di Governo hanno il consenso solo di un elettore su cinque: «Non sufficiente per cambiare la Costituzione»

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di Salvatore Bruno
12 giugno 2024
21:56

Nelle pieghe dell'analisi del voto condotta all'Università della Calabria nel tradizionale appuntamento promosso ormai da trent'anni dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, all'indomani dei principali appuntamenti elettorali, emergono dati e valutazioni interessanti, anche in relazione all'astensionismo, ed alle conseguenze di questo fenomeno sulla tenuta della democrazia. «Perché la tendenza è quella di consegnare il governo alle minoranze – ha spiegato Antonio Costabile, docente di Etica e politica – Di fatto chi si astiene determina il vincitore delle elezioni» ha aggiunto con una punta di sarcasmo.

Il peso dei candidati

Coordinato dal professore emerito di sociologia dei fenomeni politici Pietro Fantozzi, sono tra gli altri intervenuti Roberto De Luca, docente di sociologia politica, Giorgio Giraudi, professore associato di scienza politica e Valeria Tarditi, ricercatrice e insegnante di politica e comunicazione. Assenti gli esponenti partitici, con la sola eccezione di Maria Pia Funaro, che nella lista Alleanza Verdi Sinistra, ha raccolto quasi novemila voti nel collegio dell'Italia Meridionale. «In Calabria i partiti in campo sono stati trascinati dai singoli candidati – ha osservato De Luca – Mimmo Lucano in Avs, Giusi Princi in Forza Italia, Pasquale Tridico tra i Cinquestelle. Lo conferma l'indice di preferenza, ovvero il rapporto tra i voti conseguiti rispetto al totale di quelli espressi per una certa formazione partitica. Così Giusi Princi è stata premiata in Calabria da sei elettori su dieci». Significa che ogni dieci voti attribuiti a Forza Italia, ben sei recavano la preferenza della vicepresidente della Regione.


Il boom di Lucano e Filomena Greco

«Si tratta di un indice maggiore di quello ottenuto da Giorgia Meloni - ha evidenziato il docente - Ancora meglio ha fatto Mimmo Lucano, arrivato ad un indice del 68,7 percento (quindi quasi sette elettori su dieci)». Nella Lega i voti si sono concentrati sul presidente del consiglio regionale Filippo Mancuso (37,5%) e su Simona Loizzo (27,5%), mentre il candidato indicato da Matteo Salvini, vale a dire il generale Roberto Vannacci, si è fermato a poco meno del 15 percento. Nei Cinquestelle un elettore su tre ha espresso gradimento per Pasquale Tridico, nel Pd un voto su quattro è andato ad Antonio De Caro. Non ha superato il quorum del quattro percento Stati Uniti d'Europa, ma in Calabria il risultato ottenuto è stato ben al di sopra della media nazionale grazie alla performance di Filomena Greco. Il nome dell'ex sindaco di Cariati è stato indicato dagli elettori sulla metà delle schede complessivamente attribuite alla formazione che ha visto correre sotto lo stesso cartello i renziani di Italia Viva, +Europa di Emma Bonino ed il Partito Socialista.

Gli equilibri del Parlamento di Strasburgo

Per quanto concerne l'andamento del voto negli altri paesi dell'Unione, gli esponenti riconducibili al Partito Popolare Europeo rimangono i più graditi. Vincono in particolare in due grandi paesi come Spagna e Germania. I socialisti rimangono la seconda forza europea grazie ai consensi rastrellati in Svezia e Portogallo e nonostante il risultato deludente conseguito in Germania. Il dato più eclatante è l'emorragia dei seggi per i Liberali: ne perdono 23 a causa della disfatta del partito in Francia. «Questa circostanza potrebbe favorire una politica dei due forni con maggioranze variabili costruite ad hoc in base ai provvedimenti da adottare – ha spiegato Giorgio Giraudi – Da sottolineare anche la perdita di 18 seggi da parte dei Verdi, probabilmente da ricondurre alle politiche del Green Deal i cui costi cominciano a ripercuotersi sulle famiglie soprattutto in Francia e Germania dove appunto queste formazioni hanno visto erodere i propri consensi rispetto al 2019. I veri vincitori di questa tornata - ha aggiunto Giraudi – sono gli estremisti di destra di Identità e Democrazia che raggiungono 58 seggi mentre i conservatori in realtà, nonostante la performance in Italia del partito della Presidente del Consiglio, crescono di soli 4 seggi confermandosi terza forza per rappresentanza parlamentare a Strasburgo. Sostanzialmente immobile la sinistra radicale che conquista 36 seggi. Da notare che in Germania, il sostegno all'ultra destra è concentrato nei territori dell'ex DDR».

Le conseguenze politiche

Quanto alle conseguenze politiche, secondo Giraudi, «Il Ppe ha confermato la leadership solo perché nell'ultima fase della legislatura ha spostato il proprio baricentro più a destra. Quello che preoccupa però, è l'avanzata degli euroscettici proprio in Francia e Germania, oltre che in Austria. Sull'asse franco-tedesco infatti, si è fino ad oggi retta l'Unione Europea. Asse che adesso potrebbe estendersi alla Polonia dove le elezioni hanno premiato il partito del Primo Ministro Donald Tusk. La sua coalizione civica siederà a Strasburgo per la prima volta ed ha già annunciato l'adesione al Ppe. Questo sposterà verso est l'azione politica continentale, portando ai primissimi posti dell'agenda le strategie della difesa militare».

Ha deciso la minoranza

Tornando all'analisi del professor Costabile, egli ha ampiamente documentato i motivi per cui l'astensionismo in Italia, a differenza di quello degli altri paesi europei, non è un fenomeno da sottovalutare. «Nel 1979 la partecipazione al voto europeo è stata dell'85 percento, dopo 45 anni per la prima volta è scesa sotto il cinquanta percento. Un fatto di proporzioni epocali. Da paese che ha maggiormente contribuito alla costruzione del Parlamento europeo, oggi l'Italia registra un crollo della partecipazione. Sarebbe un errore mettere questo dato a confronto con quello relativo agli altri stati membri dell'Unione. Il nostro è l'unico in cui la quota dei votanti si è abbassata costantemente. Significa che sono venute meno le subculture che innervavano il sistema politico spingendo all'impegno in seno ai partiti. Quella civiltà parrocchiale che sfociava nella Democrazia Cristiana, la quotidianità trascorsa nelle sezioni del Partito Comunista, e poi l'azione aggregante dei sindacati. Un microcosmo tutto esclusivamente italiano. Oggi questi luoghi di dibattito e confronto sono venuti a mancare. Non bisogna però sottovalutare – ha ammonito Costabile – che la partecipazione di massa per l'Italia è sempre stata un indice di unità nazionale. Mentre il crollo di quella partecipazione mette a nudo drammatiche fratture sociali e tra i territori».

Elettori sbronzi e ondivaghi

Costabile ha poi ricordato gli esiti delle elezioni precedenti: «Nel 2014 Matteo Renzi portò il Pd a superare la soglia del 40 percento. Oggi non supera il quorum, anche perché non si attiene alle regole del gioco e sceglie di gettare al macero insieme a Calenda, un milione e seicentomila preferenze. Nel 2019 abbiamo il boom della Lega, preceduto alle politiche dall'exploit dei Cinquestelle. Oggi i votanti premiano Fratelli d'Italia. Che dire? - ha sorriso - Questi picchi indicano che gli elettori, se non del tutto sbronzi, sono perlomeno ondivaghi nelle loro scelte» 

Il dato ingannevole dell'affluenza

Anche il dato del 49 percento dell'affluenza è ingannevole: «Perché non bisogna dimenticare come, contestualmente, i cittadini siano stati chiamati alle urne anche per eleggere centinaia di sindaci, 135 solo in Calabria - ha sostenuto Costabile - E questo ha trascinato verso l'alto l'affluenza, secondo alcuni analisti addirittura di venti punti. Soprattutto in Calabria, anzi in provincia di Cosenza, dove si è votato nella città più popolosa, quella di Corigliano-Rossano». Ed infatti, andando a scandagliare le statistiche più in profondità, emerge come nella sola città jonica, si sono registrate ben settemila schede tra bianche e nulle nella consultazione europea, e solo ottocento in quella comunale. «Significa che quelle settemila persone si sono recate alle urne per le comunali ed hanno ritirato per inerzia anche la scheda arancione delle europee, senza però esprimere alcuna preferenza. In assenza del voto per il sindaco non sarebbero andati ai seggi» ha spiegato Costabile che, infine, ha puntato il dito sulle conseguenze di questo disinteresse.

Consenso insufficiente per cambiare la Costituzione

 «Mai i nostri padri costituenti avrebbero immaginato che un giorno i destini del Paese sarebbero stati nelle mani di una minoranza. Oggi il centrodestra al Governo ha ottenuto poco più di undici milioni di voti, vale a dire un milione in meno rispetto a quello delle politiche 2022, che corrisponde comunque al 47 percento dei votanti, ma appena al 22 percento dell'elettorato complessivo. Legittimamente ha diritto di guidare l'Italia, ma per modificare le parti fondamentali della Costituzione ci vuole ben altro che la rappresentanza di appena un quinto dei cittadini».

Giornalista
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