Anci Calabria si unisce al coro di critiche contro lo strumento dello scioglimento dei comuni per mafia

Callipo annuncia l’istituzione di una commissione che elabori proposte di modifica della normativa e sottolinea la necessità di intervenire anche sul livello burocratico

4 dicembre 2017
14:28

Assume proporzioni sempre maggiori la sollevazione contro lo strumento dello scioglimento dei Comuni a causa di presunte infiltrazioni mafiose. Dopo la lettera inviata da 51 sindaci della Città metropolitana di Reggio Calabria al ministro Marco Minniti, per sollecitare un incontro sul tema, al coro di critiche si aggiunge ora il presidente di Anci Calabria, Gianluca Callipo, che annuncia l’istituzione di una commissione di studio, presieduta dal sindaco di Rende Marcello Manna, che possa elaborare e proporre modifiche alla normativa in vigore.

 


«La normativa che regola lo scioglimento dei Comuni per presunte infiltrazioni mafiose continua a mostrare enormi limiti – scrive Callipo in una nota -, con conseguenze così dirompenti sull’autonomia dei territori, che non possono essere più accettate come inevitabili effetti collaterali di uno strumento che oggi appare spesso incapace di perseguire gli scopi per i quali è stato pensato». 
Il numero uno dell’associazione dei Comuni calabresi si riferisce soprattutto a quelle amministrazioni sciolte più volte nel corso degli anni.
«Governo e Legislatore devono prendere atto che il meccanismo non funziona - continua -. Non si spiegherebbero altrimenti i ripetuti scioglimenti che in alcuni casi colpiscono lo stesso Comune due o tre volte consecutivamente, vanificando la partecipazione democratica dei cittadini alla vita delle proprie comunità. La semplice decisione di istituire una commissione di accesso agli atti diventa automaticamente una sentenza di condanna che porta immancabilmente allo scioglimento, come se tra le due cose ci fosse esclusivamente un nesso temporale, per il quale l’una segue l’altra sempre e comunque. A che serve, dunque, accedere agli atti, leggere le carte, indagare i meccanismi amministrativi, se poi l’esito è scontato sin dall’inizio?».

 


Callipo, inoltre, dice esplicitamente che puntare esclusivamente sulla politica non serva a molto: «Probabilmente eventuali infiltrazioni non si annidano esclusivamente nel livello politico, ma anche e soprattutto in quello burocratico. Ecco perché la normativa va cambiata, affinché diventi davvero efficace e costruttiva».
Per il presidente dell’Anci regionale, un altro elemento che deve indurre a un profondo ripensamento dell’impianto normativo è il fatto che spesso vegano colpiti dai decreti di scioglimento anche quei Comuni che si sono contraddistinti nella lotta alla mafia, con sindaci che si sono esposti in prima persona in questa difficile battaglia. «Sindaci che il giorno prima vengono elevati ad esempio da seguire - afferma Callipo -, il giorno dopo possono essere mandati a casa con infamanti sospetti alieni alla loro storia personale e politica. Ovvio che il buon nome di qualcuno non possa essere garanzia assoluta di legalità, ma non può nemmeno essere calpestato alla prima occasione senza la cautela che alcune situazioni imporrebbero, quantomeno per non generare nei cittadini la falsa convinzione che della politica, tutta la politica, non ci si possa mai fidare».

 

Infine, il presidente di Anci Calabria richiama proprio la lettera inviata dalla maggioranza dei sindaci reggini al ministro Minniti.
«Condivido l’iniziativa – conclude Callipo -. L’Anci è al loro fianco nel sostenere una revisione della normativa che fughi tutti i dubbi e gli equivoci che oggi dominano questa delicatissima materia».

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