Aula Rossa di Catanzaro: a 39 mesi dal crollo del soffitto della sede del Consiglio tutto tace

L'inagibilità dell'immobile che ospita l'assise cittadina del capoluogo di regione è un problema che sembra non essere prioritario nell'agenda dell'amministrazione comunale

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di Danilo Colacino
13 maggio 2021
18:13

Una battaglia (finora inutile) di civiltà, quindi non certo politica, quella per spingere l’amministrazione Abramo a restituire l’Aula Rossa, casa del consiglio comunale di Catanzaro da tempo immemore, alla comunità.

La storia è semplice: è purtroppo capitato che a febbraio 2018 è crollato il controsoffitto, non un intero palazzo, dello stanzone che ospitava il civico consesso. Niente soldi per ripararlo fu tuttavia la risposta data nell’immediatezza del fatto e dunque ecco il trasloco forzato in Provincia, naturalmente per non bloccare l’esercizio della democrazia cittadina. Di necessità virtù, insomma.


Si è del resto verificato pure a l’Aquila con lo spostamento del consiglio regionale a Pescara a causa delle conseguenze del terribile sisma del 6 aprile 2009, ‘accanitosi’ anche contro gli edifici istituzionali (oltretutto non un ‘trasloco’ vero e proprio, considerato come la doppia ubicazione in Abruzzo sia prevista per Statuto).

Comunque sia, tornando alla città dei Tre Colli, chi si aspettava tempi d’attesa ragionevoli, magari persino un po’ dilatati come accade in tali casi quando c’è di mezzo l’immancabile burocrazia, è rimasto dapprima deluso e poi crediamo desolato in ragione dei 39 mesi (dicasi 39) di inagibilità dell’ormai fu… Aula Rossa. Argomento del quale si torna a parlare ogni tanto come ad esempio successo in occasione dell’assise civica dello scorso 7 maggio in cui Rosario Lostumbo che, pur essendo un componente della maggioranza di centrodestra, ha stigmatizzato quest’anomalia ma al solito nel silenzio generale.

Lo stesso disinteresse che riscontrammo nei consigli comunali del 5 e 14 giugno 2019. Due consessi, allora molto ravvicinati, nel corso dei quali il presidente dell’assemblea, Marco Polimeni, come ovvio cadendo in un banale ‘inciampo lessicale’ che può capitare a chiunque, si occupò finalmente di quanto da lui definito un “imprevedibile evento naturale”. Solo che si trattò sì di un imprevisto, ma non certo attribuibile a Madre Natura. Fu infatti una specie di cedimento strutturale, tra l’altro, per fortuna, senza alcun danno alle persone esclusivamente perché avvenne in un’ora in cui lo stanzone era completamente vuoto. Il fatto concreto di allora rimane però un altro: lo stesso Polimeni in quella circostanza assunse un preciso impegno per il ripristino quanto più celere possibile, attraverso l'Agenda Urbana, dell'importante ‘luogo pubblico’. Peccato che il sostantivo celerità non faccia affatto rima con i 30 mesi trascorsi da tale asserzione.

 

 

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