Palazzo Madama

Berlusconi si allinea ma rivendica la paternità del centrodestra: «L’ho creato io»

Nel dibattito al Senato sulla fiducia al Governo parole al miele anche dalla capogruppo di Fi Licia Ronzulli. La presidente del Consiglio rassicura e l’opposizione appare spiazzata da questa versione istituzionale di Giorgia Meloni

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di Massimo Clausi
26 ottobre 2022
22:35
Il discorso di Silvio Berlusconi in Senato
Il discorso di Silvio Berlusconi in Senato

Il governo di Giorgia Meloni ottiene la fiducia del Senato con 115 sì e 79 no. 5 gli astenuti. Ma forse non è questa la notizia. Che la maggioranza fosse blindata si era visto già nel fallito blitz parlamentare di Forza Italia in occasione dell’elezione del Presidente del Senato, figuriamoci ora che gli Azzurri stanno facendo buon viso a cattivo gioco.

Allora non resta da registrare che il ritorno in aula di Silvio Berlusconi, assente da nove anni: era il 27 novembre 2013, infatti, quando venne decisa la sua decadenza da parlamentare per effetto della legge Severino. Il Cav ha iniziato l’intervento a modo suo, annunciando la nascita del suo 17esimo nipotino secondogenito di suo figlio Luigi e della moglie Federica Fumagalli. «28 anni fa ho dato vita al centrodestra. Abbiamo scritto pagine straordinarie», ha detto rassicurando tutti che quelle parole sulla guerra erano quasi una boutade.  Molti flash anche per l’intervento del capogruppo dei senatori, Licia Ronzulli che rivolge parole al miele a Giorgia Meloni che ha smesso di scrivere per ascoltarla e l'ha guardata sorridendo, annotano i cronisti.


Messo da parte il colore, restano da registrare i contenuti del discorso del presidente del Consiglio. La Meloni ancora una volta ha svolto un discorso sobrio che ha spiazzato le opposizioni. Rassicurante sotto il profilo della politica estera con chiari riferimenti al sostegno all’Ucraina, sia sotto il profilo economico per il quale ha dato la sua ricetta, molto moderata con uno dei punti più controversi, l’aumento del tetto del contante, presa a prestito da un ex ministro del Pd, Carlo Padoan.

«Il contrasto al lavoro povero è per tutti noi una priorità, ma capiamoci su come combatterlo - ha spiegato -. Io penso che il salario minimo legale rischi di non essere una soluzione ma uno specchietto per le allodole perché sappiamo tutti che gran parte dei contratti di lavoro dei dipendenti è coperto dai Contratti nazionali che già prevedono salari minimi. Allora il problema per me è estendere la contrattazione collettiva. Ma perché in Italia i salari sono così bassi? Perché la tassazione è al 46%. Per questo serve un taglio (di 5 punti, ndr) del cuneo fiscale».

«Tutto quello che si può fare contro la speculazione siamo pronti a farlo», ha detto poi a proposito della crisi energetica. «Servono misure che nel medio-termine liberino l'Italia da una dipendenza energetica inaccettabile. penso all'estrazione di gas naturale, Penso che le risorse nazionali vadano utilizzate come chiede l'Europa. Poi estraggono altre nazioni e non è che il gas estero inquina di meno. Non possiamo pensare di demolire filiere di eccellenza produttiva nazionale per assecondare obiettivi stabiliti prima della guerra e in un contesto diverso da quello di oggi. Non ci renderemo mai disponibili a passare dalla dipendenza dal gas russo alla dipendenza dalle materie prime cinesi, non mi sembra una strategia intelligentissima».

Discorsi appunto che hanno spiazzato l’opposizione togliendogli argomenti e il dibattito ha rimarcato ancora una volta una differenza fra il Terzo Polo di Renzi-Calenda e il Pd. «Ci sono due opposizioni e questo è il problema», ha detto Matteo Renzi. La rotta si presenta difficile non solo per chi è alla guida del Governo, ma anche per le opposizioni.

Giornalista
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