Catanzaro, la geografia politica in vista di Regionali e Comunali: fra ipotesi fondate e fumo negli occhi

Tutto ruota intorno ai soliti nomi ma con la possibilità che anche nel capoluogo calabrese si faccia largo un Terzo Polo per le Amministrative con la conseguenza di condizionare l'altra contesa elettorale

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di Danilo Colacino
3 giugno 2021
13:44

Scenari sempre più intrecciati, quelli delle ormai imminenti Regionali e delle successive Comunali, a Catanzaro dov’è infatti iniziata la sotterranea guerra delle indiscrezioni. Perfino via mail. Segno evidente di come la partita doppia, ancorché temporalmente lontana dall’essere giocata e vinta, sta ingolosendo parecchi. Il panorama appare tuttavia molto intricato, considerato come quanti si ritengono (stra)favoriti per Palazzo Campanella e Cittadella non sembrano invece più godere della golden share per la città e viceversa. Aspetto non trascurabile, quest’ultimo, considerato il fatto che chiunque punti alla Regione ha interessi fortissimi sulle successive Amministrative senza la cui solida base, sarebbe privo di un appoggio importante. Anzi, diciamo pure, determinante. Un aspetto con cui tutti cominciano a fare i conti, impegnandosi per non restare sguarniti al momento giusto: quando si voterà, alle Comunali forse più imprevedibili di ogni tempo.

Cosa succede in ottica regionale

La sensazione che c’è a Catanzaro rispetto alle Regionali nel campo del centrodestra porta dritti a un estremo tentativo per strappare una candidatura a governatore, pallino dell’attuale sindaco-presidente di Provincia Sergio Abramo e della deputata meloniana nonché coordinatrice di Fratelli d’Italia in Calabria Wanda Ferro, malgrado si faccia il nome del facente funzioni Nino Spirlì, che potrebbe così ottenere una riconferma stavolta passando per le urne. Ipotesi che giudichiamo debole.


Comunque sia, meno attivismo ma più strategia li si riscontrano in un centrosinistra in cui - data per persa la corsa al governatorato - si ipotizza di favorire la coalizione arancione guidata da Luigi de Magistris. Un modo per certificare il fallimento, l’ennesimo!, della classe dirigente locale del Pd, avanzando pretese nel caso si avvii realmente in Calabria un processo di ‘rifondazione’ in seno al partito lettiano. Il punto, però, è che il gioco potrebbe essere conveniente per alcuni, ma di contro pure assai rischioso. Basti pensare al fatto che i posti nella Circoscrizione Centro in caso di debacle per il fronte guidato dai Democrat potrebbero clamorosamente non superare la singola unità. Prospettiva nefasta per chi come il consigliere uscente Francesco Pitaro sta organizzando un progetto di ampio respiro, soprattutto inerente ai Tre Colli di cui parleremo fra poco.

Analoga considerazione vale per Sergio Costanzo, ma che a differenza di Pitaro in passato ha solo sfiorato l’elezione a Palazzo Campanella ed è ancora indeciso se - e con chi - candidarsi. Ci spieghiamo meglio, Costanzo (peraltro sentito stamani) ha di recente ventilato un ritorno nel centrodestra. Da quelle parti, però, l’approdo più gettonato sarebbe nell’Udc. Dove risulterebbe sgradito alla consigliera Flora Sculco, la quale si ritroverebbe in casa un rivale mica da ridere. E con l’aria che tira, ossia di minor potenziale elettorale su cui contare, il fatto non pare secondario. Certo Costanzo, dal canto suo, continua ad attendere una telefonata da Gianluca Cuda. Già, il segretario provinciale del Pd dato da molti per dimissionario da quest’incarico in vista di una candidatura personale (e per la cui surroga ci sarebbe, quale commissario, il parlamentare Antonio Viscomi). La sostanza quindi è che ancora non si sa - malgrado la richiesta avanzata parecchi mesi fa dal diretto interessato - se il partito sia disposto a candidare lo stesso Costanzo (in passato per la verità tra i pochi a far opposizione intransigente al potente Sergio Abramo e all’altrettanto, se non di più, plenipotenziario Mimmo Tallini con cui aveva rotto. Senza contare il sostegno dato ai contendenti Democratici alle cariche di presidente della Provincia, Enzo Bruno; governatore Mario Oliverio, e sindaco del capoluogo, Enzo Ciconte: il medico da non confondersi con l’omonimo professore universitario adesso in corsa per la presidenza della Regione). Un curriculum, definiamolo così, che non gli è però valso - almeno per ora - un posto nella lista Dem. Dato su cui ci ha fatto sapere di dover iniziare a ragionare molto scrupolosamente insieme ai simpatizzanti del movimento di cui è storico leader: Fare per Catanzaro.

Piatto ricco, mi ci ficco

Se Abramo fosse stato fra i consiglieri di Nicola Irto lo avrebbe sicuro indottrinato con tono paternalistico, riportandogli la celebre frase: “Figliolo ricordati di non dare le dimissioni, perché c’è il rischio che le accettino”. È chiaro, però, come la situazione di Irto sia particolare e il suo passo indietro da pretendente al governatorato calabrese per conto del centrosinistra ‘tradizionale’ vada solo in parte considerato alla stregua di dimissioni. Fatto sta che il sindaco, il quale mai ha rimesso i mandati ottenuti per volontà popolare o nomina, si sarebbe inalberato di fronte a una qualsivoglia forma di… fellonia. Al di là di ciò, un’altra fatidica frase che il Sergio Re parrebbe aver pronunciato è: “Dopo di me, a Catanzaro, il diluvio”. E sì, poiché lo danno come interessato unicamente al posto di assessore al Bilancio in Cittadella e poi, semmai, di vicepresidente per non dire persino qualcosa di più. E la città? Basta. Almeno sotto il profilo dell’impegno personale. Magari da dietro le quinte con l’organizzazione di gruppi, liste et similia. Ecco allora che, anche in virtù di un Tallini meno protagonista rispetto a prima per l’inchiesta in cui è rimasto coinvolto, si farebbe largo una sorta di Terzo Polo in lizza alle Amministrative. Progetto varato o che potrebbe quantomeno interessare alla compagine guidata dai fratelli Pitaro, al cui interno si parla di scomposizione (leggasi frammentazione) del quadro politico ‘civico’ sebbene non manchi l’interlocuzione con il nascente Nuovo Centrosinistra. Un dialogo che ha pure il leader di Cambiavento Nicola Fiorita. Ma l’impasse, benché i partecipanti agli embrionali tavoli di trattative si rifugino nel politichese delle “questioni preliminari” da valutare, si deve all’investitura alla carica di primo cittadino con naturalmente in campo il nome di Fiorita, ma ad esempio anche uno interno (molto interno) alla squadra pro Pitaro in cui intanto si va facendo largo l’ex consigliere comunale Fabio Celia, per cui però i diretti concorrenti non farebbero salti di gioia in virtù dell’alto numero di preferenze di cui è accreditato. Consensi che lo collocano fra i più spendibili per un ruolo di primissimo piano nella sua coalizione. Che nodi da sciogliere ne ha tuttavia tanti.

Le tesi fantasiose

Fra le varie imbeccate, tutte più o meno interessate che arrivano, alcune sembrano infondate. In modo del tutto palese, per la verità. Ci riferiamo, ad esempio, alle presunte riunioni fra Costanzo e Fiorita e fra quest’ultimo e i Pitaro. Che potranno pure vedersi nel quartiere a Nord della città, Pontepiccolo, come si fa sapere, o altrove. Ma non certo per discutere di candidature e alleanze, escludendo fra l’altro tutti i possibili attori della vicenda politica locale quasi detenessero da soli le chiavi del centrosinistra. Fermo restando che, al di là del loro peso specifico, Costanzo potrebbe persino traslocare - lo si è detto - tornando nel centrodestra. Tra le notizie messe in circolo per confondere le acque ci sono poi quelle relative a un contatto fra l’entourage dei Pitaro e le consigliere di centrodestra a Palazzo De Nobili Roberta Gallo e Giulia Procopi (quest’ultima oltretutto neocapogruppo di Forza Italia subentrata proprio alla collega Gallo, ora nel Misto) e le velleità da sindaco di Jasmine Cristallo, addirittura causa di rottura fra il partner Gianmichele Bosco e il suo fraterno amico Fiorita.

 

 

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