Il popolo degli scatoloni

Catanzaro, le elezioni lasciano senza “posto” alla Regione tanti politici comunali

I tanti tra consiglieri e assessori rischiano di rimanere disoccupati perché non hanno più un consigliere regionale di riferimento. E stanno già facendo carte false per ricollocarsi in qualche modo

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di Danilo Colacino
7 ottobre 2021
10:38

AAA… lavoro cercasi. Sembra questa la priorità assoluta a partire da avantieri della maggior parte dei consiglieri, ma anche di qualche assessore, del Comune di Catanzaro che finora hanno vissuto sempre e solo (o per la maggior parte) di politica. Senza contare quello che con una battuta potremmo definire l’indotto, vale a dire posti al sole destinati a stretti congiunti o persone con cui si è in obbligo proprio per motivi elettoralistici.

Una sorta di piccolo ufficio di collocamento “ombra”, insomma. Che però dall’età dell’oro nel territorio del capoluogo fra governatori, fino al tempo di Agazio Loiero succeduto ai vari Chiaravalloti e Nisticò passando per i Veraldi e i Rhodio e andando ancora indietro gli Olivo e i Ferrara o vice (ultimo dei catanzaresi fu, seppur per un breve periodo, Enzo Ciconte) e presidenti del Consiglio (i più recenti, anche se durati poco, Tonino Scalzo e Mimmo Tallini), adesso segna il passo.


Poco male, tuttavia. Perché finora una folta pattuglia di membri della Giunta e dell’assemblea di Palazzo Campanella con i presidenti delle Commissioni e di organismi vari (società in house et similia) avevano comunque accolto nel loro seno una ancora più nutrita schiera di aventi causa. Gente appunto da collocare con cifre oscillanti fra le 1.500 e le 1.800 euro al mese, ma a salire fino al doppio o anche di più.

Già, i collaboratori esperti (di cosa spesso resta un mistero, considerato come molti siano tecnicamente dei disoccupati) o capi delle cosiddette strutture. Talvolta anche speciali, in ragione di cariche di particolare rilievo attribuite all’eletto, e quindi più “larghe” e remunerative per i suoi beneficiati. Un pozzo pubblico a cui attingere che però circa 48 ore fa a Catanzaro è stato improvvisamente prosciugato dal corpo elettorale fino al punto di avere un solo rappresentante eletto in città, Filippo Mancuso, e un altro nelle “vicinanze”, Antonio Montuoro. Ma entrambi, pare, non disposti ad accogliere componenti di staff, da martedì resi orfani di una peculiare forma di stabile occupazione. È il motivo per cui, i tanti che necessitano di ritrovare lo stipendio perduto si sono già mossi per risistemarsi.

Sì, proprio così. Le consuete voci parlano infatti di pellegrinaggi in riva al Crati, ad esempio alla corte di Katya Gentile (peraltro in barba a ogni moralismo facebookiano di qualche noto populista) dove un volto conosciutissimo del Municipio di via Eroi ambisce a entrare per ammortizzare la sonora bocciatura elettorale - dopo un decennio di trionfi - del vecchio nume tutelare.

Ma non è l’unico caso di tentativo di riorganizzazione da parte di parecchi soggetti che, come premesso, senza un beneficio dalla politica farebbero grossa fatica a entrare nel mercato del lavoro malgrado la giovane età anagrafica, non avendo mai fatto nulla di diverso in vita loro. E da questo discendono persino la richiesta al neogovernatore Roberto Occhiuto di assessorati, non utili a dare un riconoscimento all’area centrale bensì per lo più finalizzati al ripescaggio di gruppi di collaboratori rimasti all’asciutto, e i primi contrasti - per ora solo striscianti - su possibili aspiranti sindaci che possono garantire di più una parte in luogo di un’altra.

Sempre a patto che, come magari si augurano i soliti oscuri personaggi del sottobosco politico locale (prestanomi, faccendieri, facilitatori e così via, di cui abbonda la città), non nasca una sorta di Grande Centro in cui metterci dentro tutto e il suo contrario in modo da non lasciare spazio a ulteriori rovinose sconfitte.

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