Il civismo di Alessio e Stasi rischia il rigetto della vecchia politica regionale

La sfida che attende i nuovi sindaci di Gioia Tauro e Corigliano-Rossano servirà a capire se i loro laboratori originali verranno cullati o annullati dall’establishment     

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di Agostino Pantano
13 giugno 2019
14:58
Aldo Alessio e Flavio Stasi
Aldo Alessio e Flavio Stasi

L’anagrafe è diversa ma, per Aldo Alessio e Flavio Stasi, l’impronta politica che hanno lasciato con la vittoria di domenica porta a passi futuri che, certamente, saranno analoghi.

Sindaco 67enne di Gioia Tauro il primo, collega di 36 anni alla guida di Rossano Corigliano l’altro, hanno un radicamento comune a sinistra, hanno vinto senza liste di partito e, ora che hanno dimostrato di saper volare col vento della critica verso i poli tradizionali che soffia nella regione, avvertiranno i riflettori accesi  ma, certamente, anche, i segnali di diffidenza o di antagonismo che l’establishment non mancherà di lanciare.

 

È vero, settori del Pd hanno infiltrato con propri candidati le liste di entrambi, ma proprio tale sospensione operosa del partito che in vista del voto regionale dovrà porsi il problema se e come aggregare, induce a prevedere che nulla sarà scontato nei rapporti tra la Cittadella e questi Municipi. Movimentisti e allergici alle tessere di partito, i due sindaci già prima di insediare i Consigli comunali hanno fatto riferimento alla volontà di ricorrere “alla comunità”, anche al di là dell’onda dell’entusiasmo post voto, in una sorta di minaccia di dialettica anche muscolare con gli enti sovracomunali.

E mentre Alessio in campagna elettorale ha parlato da ex sindacalista di “vertenze da aprire” con la Regione per il futuro dell’ospedale, la bonifica dei fiumi, la gestione dell’area industriale, Stasi per ora ha evitato riferimenti polemici, anche se nel suo mandato da sindaco di una città appena formata dovrà dimostrare subito come intende coniugare costruzione per il futuro e fratture col passato, così come l’onda nuova richiede. C’è un altro banco di prova, oltre a quello della “chiamata al popolo” contro il vecchiume, che accomuna i due sindaci e anche questo chiama in causa il livello istituzionale regionale: Gioia Tauro e Rossano Corigliano ospitano due porti che fanno parte dell’autorità portuale regionale, recentemente penalizzata dal taglio – voluto dal ministro Danilo Toninelli – delle strutture di Reggio e Villa, finite nella giurisdizione della dirimpettaia Messina. Alessio e Stasi sosterranno, o no, il ricorso presentato dalla Regione contro la riforma del governo che, di fatto, in questa transizione, sta impedendo l’avvio dell’Autorità portuale e di Sistema calabrese ?

 

La risposta che verrà nei prossimi ne porterà implicitamente con sé un’altra, che riguarda il destino di questa formula spinta di civismo municipale, ovvero se eventuali, legittime, ambizioni di scalata politica del personale amministrativo che i sindaci hanno scelto terrà i loro uomini immuni dalla tentazione di indossare casacche di partito. È ancora presto per stabilire la capacità di tenuta di questo fenomeno nuovo organizzato dal basso e senza Palazzo, ma è indubbio che se il modello di riferimento dei due sindaci rimarrà la democrazia circolare – tanti spezzoni di società che si aggregano per determinare –, tale spinta necessariamente aprirà dei conflitti con le istituzioni, Regione in primis.

 

In questo elastico teso, tra blocchi antichi e forze nuove, si gioca anche una partita di prospettiva regionale visto che proprio al civismo dicono di volersi ispirare i due aspiranti governatori in pectore, e al movimentismo rimangono legati i 5Stelle. Predominerà l’identificazione con questi due laboratori locali originali, e quindi il dialogo costruttivo nel rispetto di quelle esperienze autonome, oppure il Palazzo agiterà l’arma della cooptazione tout court, nel solco di quel civismo trasformistico che – questo sì – per ora si conferma come il tratto peculiare del regionalismo calabrese ?

Giornalista
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