Comune Catanzaro, domani il Consiglio comunale per eleggere il presidente: bastano 17 voti

Tanti sono i voti sufficienti alla quarta chiama in programma fra circa 24 ore per eleggere il presidente del civico consesso, ma Nicola Fiorita e il designato alla carica Gianmichele Bosco puntano a una cifra più alta per dare un segnale politico

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di Danilo Colacino
16 agosto 2022
11:45

Chissà se il neosindaco di Catanzaro è scaramantico. Da quanto risulta, pare che in buona misura lo sia. Nulla di eccessivo, per carità. Ma quello che basta per considerare il 17, un numero non gradito. Figurarsi quando è… doppio. Eppure domani, giorno della riconvocazione del Consiglio comunale dopo una lunga pausa estiva di quasi tre settimane, è proprio il 17. Ma vi è di più: tale “cifra” sarà il minimo sindacale a lui sufficiente per spuntarla, ancora una volta. Come? Il suo obiettivo è ottenere altrettanti voti in Aula al rientro nel terzo mercoledì di agosto, come premesso al termine di tante ferie (per la verità non nel caso di Nicola Fiorita, che anzi ha continuato a lavorare a differenza di molti altri rappresentanti del popolo catanzarese oltretutto pronti a prolungare la pausa sino a fine mese non appena terminata la seduta in programma fra circa 24 ore). Comunque sia, servono le preferenze per scegliere il presidente dell’assemblea. Il designato, come scritto più volte, c’è già. È Gianmichele Bosco. Che, tuttavia, al pari del leader Fiorita punta a più dei fatidici 17 consensi, utili dalla “terza chiama” in poi (si è alla quarta) per chiudere ogni discorso. Perché il segnale politico da dare dovrebbe essere di tenore alquanto diverso.

L’idea, a riguardo, è di dare una dimostrazione di forza per un centrosinistra che di fatto governa senza essere maggioranza. Non dimenticando che, se davvero dovessero essere “soltanto” 17-18 i sì a Bosco, per tre-quattro consiglieri prima del ballottaggio in corsa nelle file di Rinascita sarebbe uguale a mettere la firma sul cambio di casacca. Come spesso detto, però, al di là di Sergio Costanzo, uno dei pochi “battitori liberi” del civico consesso, gli altri pronti a far in modo dichiarato o quasi da stampella al fronte fioritiano (Manuela Costanzo e Luigi Levato, i principali indiziati oltre ai “sospettati” Francesco Scarpino e Rosario Lostumbo) dovrebbero tuttavia rendere conto ai maggiorenti di un centrodestra forse a breve nient’affatto incline a continuare a salvare i rivali gatis et amore dei, garantendo loro i numeri mancanti in Consiglio. Certo, nessuno ha interesse ad aprire una crisi a Palazzo De Nobili.


Sicurezza quest’ultima che, al momento, si può ragionevolmente avere. Ma svoltesi le elezioni nazionali, soprattutto in caso di conferma della vittoria (facilmente pronosticabile a dar retta ai sondaggi attuali) di cui è accreditato lo schieramento intrecciato sull’alleanza fra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, è chiaro che potrebbe comunque esserci la volontà di ingessare l’azione politica del sindaco in modo da costringerlo a “mercanteggiare” su tutto. O poco giù di lì. Ovvio, quindi, che iniziative di sostegno personale (anche utilitaristicamente avallate da un dirigente locale, però bocciate a Roma) non organiche agli interessi generali della coalizione, sarebbero stigmatizzate se non perfino censurate (quantomeno dai partiti più riconoscibili e tradizionali del gruppo. Meno magari dai cosiddetti cespugli). Una presa di posizione che potrebbe prendere forma in concreto nello spingere i maggiorenti di riferimento sul territorio ad agitare lo spettro della rimodulazione degli organici nelle strutture. Uno strumento di pressione molto efficace nei confronti di chi, fra i consiglieri comunali, pensa a se stesso ovvero a un congiunto o parente prossimo “collocato” per avere una fonte di lauto guadagno senza lavorare duramente.

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