Lamezia, Mascaro di nuovo sindaco: «Non mi dimetto, ho tanto da fare»

VIDEO | Il primo cittadino, appena riabilitato, spiega le motivazioni giuridiche che lo portano ad evitare le dimissioni ma anche come ha in mente di intervenire sui fondi persi e sulla carenza di personale

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di Tiziana Bagnato
26 febbraio 2019
13:37

Paolo Mascaro trascorre ancora le giornate nel suo studio di avvocato, nel centro di Lamezia in attesa che arrivi una comunicazione ufficiale che lo inviti a rientrare a Palazzo Maddamme dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha revocato lo scioglimento. Da qui progetta una Lamezia che deve recuperare molto tempo perso. Duri, durissimi i mesi della gestione commissariale: teatri ed impianti sportivi chiusi, milioni di euro di fondi persi, degrado. E se in questi giorni è stata caldeggiata l’ipotesi delle sue dimissioni per azzerare un consiglio comunale citato più volte nella relazione di accesso della commissione antimafia, Mascaro la esclude completamente.

 

Sia perché, spiega a LaC News24, sono scaduti i termini per i Comuni che hanno intenzione di andare al voto e le sue dimissioni porterebbero ad un nuovo commissariamento della città, sia perché se si dimettesse verrebbe meno «per sopraggiunta carenza di interesse a resistere in giudizio la possibilità del sindaco di continuare a difendere la città davanti al Consiglio di Stato». Due ipotesi importanti che lo vincolano ad indossare la fascia tricolore mantenendo il consiglio comunale attuale. Mesi duri quelli trascorsi per Lamezia anche perché tutti i settori sono stati affidati a tre soli dirigenti, mentre dietro le scrivanie degli uffici lavora circa il 50 per cento dei dipendenti previsti. Con quota cento, inoltre, dai primi di agosto andranno a casa in altri 35: un’ecatombe. E Mascaro ha intenzione di prendere il toro per le corna e di lavorare senza pensare ad una possibile pronuncia negativa del Consiglio di Stato. Ecco allora che l’avvocato ha già in mente di andare a Roma ed interloquire con i membri della Commissione Stabilità del ministero dell’Interno per ovviare a questo depauperamento di risorse umane.

 

Ci sono poi i milioni di euro di fondi persi durante la gestione commissariale. Mancanza di firma digitale, indirizzi e mail sbagliati. E il sindaco non ha intenzione di metterci una pietra sopra e prima di pensare ad un’eventuale richiesta di risarcimento danni, come proposto da alcuni partiti, vuole verificare se possano essere recuperati. Gli chiediamo se non lo spaventi prendere in mano una città in questo momento così frustrata ed impoverita: «Io vedo solo una città con grandi prospettive».

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Giornalista
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