La Corte dei Conti taglia le gambe ai Comuni. Falcomatà: «Intervenga il Governo»

Arriva l'interpretazione della Sezione delle Autonomie per come richiesta dal Mef e conferma la riduzione del termine per i piani di rientro da 30 a 10 anni. Il sindaco di Reggio: «Così non si risolve il problema». In queste condizioni sarà difficile evitare il default entro il prossimo 30 aprile

di Riccardo Tripepi
13 aprile 2019
10:16
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Nuova tegola per il Comune di Reggio Calabria e per tutti i Comuni che lottano per scongiurare il dissesto e approvare i bilanci entro il prossimo 30 aprile. La proroga di un mese concessa dal governo doveva servire anche per consentire alla Corte dei Conti di fornire le linee di interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale che riduce da 30 a 10 anni il termine per la rateizzazione dei debiti contratti. La Sezione delle Autonomie ha dato il suo verdetto e non è per nulla positivo. Anche se ancora si attendono le motivazioni.

«La Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, nell’adunanza del 12 aprile 2019 ha esaminato – si legge in una nota stampa diffusa dall’ufficio stampa della Corte - nell’esercizio della sua funzione nomofilattica, gli effetti conseguenti alla sentenza n. 18/2019 della Corte costituzionale, per la definizione delle procedure relative ai piani di riequilibrio finanziario pluriennale. I punti di diritto affrontati hanno consentito di individuare le soluzioni normativamente più adeguate per la gestione delle situazioni incise dalla sentenza della Consulta». «In particolare – prosegue la nota - per quanto riguarda i piani di riequilibrio già approvati dalle Sezioni regionali di controllo, la Sezione Autonomie ha ritenuto che gli effetti dei piani stessi restino consolidati per gli esercizi già chiusi alla data di deposito della sentenza, mentre per il restante periodo debbano adeguarsi all’arco temporale decennale previsto dall’originario piano. I piani riformulati ancora in istruttoria, invece, devono essere adeguati alla disciplina attualmente vigente di cui all’art. 243bis, comma 5 Tuel».

In pratica per il Comune di Reggio non cambia nulla. Il passato non verrà messo in discussione, ma il termine trentennale evapora e la mole debitoria pare destinata a diventare insormontabile, se ristretta in un arco temporale decennale. A caldo l’interpretazione del sindaco Giuseppe Falcomatà è assai pessimista e costituisce in buona sostanza un appello accorato al governo guidato dal premier Conte. «Gli intendimenti manifestati al termine dell'odierna riunione della Sezione Autonomie della Corte dei Conti determinano una condizione che non risolve la situazione relativa al bilancio del Comune di Reggio Calabria, né degli altri Comuni italiani in regime di piano di riequilibrio trentennale. L'interpretazione estesa dalla Corte - ha aggiunto il sindaco Falcomatà - di fatto continua a determinare l'insostenibilità dei piani di riequilibrio di tante Città italiane, compresa la nostra, confermando quanto già sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale dello scorso 14 febbraio che ha reso inefficace la rimodulazione trentennale dei piani di riequilibrio per il rientro dai debiti prodotti dalle passate gestioni amministrative. Nonostante le buone intenzioni manifestate dal Governo dunque, le criticità già emerse non sono cambiate.  Continuiamo quindi a interloquire con l'Esecutivo, nella consapevolezza che, come è accaduto anche recentemente con altri Enti alle prese con piani di rientro, il Consiglio dei Ministri ha tutti gli strumenti per scongiurare il default finanziario di Reggio Calabria e di tanti altri Comuni italiani. Nei prossimi giorni ci confronteremo con il Governo per verificare la persistenza della volontà politica a risolvere la situazione".

Ma, a questo punto, le possibilità di evitare il dissesto sono ridotte al lumicino.

Riccardo Tripepi

Giornalista
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