Reggio Calabria

Consiglio, l’esito della prima seduta rivela cosa si muove sotto la superficie: chi vince e chi perde

Il voto per l'Ufficio di presidenza mette in evidenza i primi mal di pancia sia nella maggioranza che tra le fila dell’opposizione. I segnali mandati al presidente e ai partiti di appartenenza

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di Claudio Labate
16 novembre 2021
20:53

Buona la prima per il Consiglio regionale che sbriga la pratica istituzionale dell’elezione dell’Ufficio di presidenza in un batti baleno se si considera che nella scorsa legislatura per eleggere Domenico Tallini ci vollero ben tre votazioni e la maggioranza semplice. Segno che la scelta ricaduta su Filippo Mancuso ha messo d’accordo un po' tutti, registrando anzi anche un voto in più rispetto ai numeri della maggioranza, il che significa che ha convinto anche qualcuno delle opposizioni.

Centrodestra, mancano 4 voti

E se Pierluigi Caputo di Forza Azzurri ha raccolto per la vicepresidenza il massimo con i 21 voti del centrodestra, lo stesso non può dirsi per Salvatore Cirillo che nella votazione per il segretario questore ne ha contati soltanto 17, cioè quattro in meno (in quella votazione andati ad Alecci). Fonti autorevoli della coalizione di maggioranza si affrettano a sostenere che non è stato un voto contro Coraggio Italia o il suo rappresentante, ma è chiaro che i piccoli partiti, e non solo, cominciano a mandare segnali al Presidente Occhiuto o addirittura ai propri partiti, manifestando il loro disappunto per le scelte maturate a Palazzo Campanella. Voci sempre più insistenti vorrebbero, tra gli altri, due consiglieri di Fratelli d’Italia in rotta di collisione con il partito. Antonio Montuoro e Giuseppe Neri d’altra parte sono rimasti a bocca asciutta rispetto all’ufficio di presidenza, e scavalcati da un esterno, nella giunta, dove è entrato Filippo Pietropaolo in quota Wanda Ferro. Tutto fa supporre che si arriverà ad una qualche resa dei conti.


Le opposizioni continuano a dividersi

Le stesse fibrillazioni si stanno vivendo anche nelle opposizioni. La forza dei numeri ha consentito al Partito democratico di presentarsi compatto all’appuntamento, non solo annunciando la scelta del capogruppo nella persona di Nicola Irto, ma prendendosi le due postazioni dell’ufficio di presidenza, con Franco Iacucci ed Ernesto Alecci. Ma se Iacucci è stato eletto con i soli sei voti del Pd (2 i voti andati a Lo Schiavo e due le schede bianche da ricondurre ai pentastellati), Alecci di voti ne ha raccolti 11 (6 dal Pd 1 dal Movimento 5 stelle e 4 dalla maggioranza, atteso che 2 voti sono andati a Lo Schiavo e 1 ad Afflitto). La cosa ha fatto andare su tutte le furie i rappresentanti della coalizione di de Magistris che già prima del Consiglio si erano appellati al presidente Occhiuto perché garantisse tutte le forze presenti in Consiglio, senza dimenticare che il Polo civico è forte di un 16% che reclama rappresentanza. D’altra parte, proprio il Polo civico in tempi non sospetti aveva chiesto ad Amalia Bruni di convocare un tavolo di coordinamento dell’opposizione per far sì che tutte le forze potessero essere rappresentate nei posti di garanzia del Consiglio. Richiesta puntualmente respinta dalla candidata alla Presidenza per il centrosinistra oggi iscritta al gruppo misto.

In realtà allo stato attuale il dialogo tra le forze di opposizione è ai minimi storici, e se possibile peggiorerà alla luce dell’ormai noto orientamento nel centrosinistra tradizionale che vuole piazzare il Movimento 5 stelle alla Commissione di garanzia, l’unica concessa alle opposizioni.

In questo modo il Polo civico rimarrebbe tagliato fuori da ogni posto di governo, motivo per il quale il campo del centrosinistra allargato continuerà a rimanere diviso.  

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