Consiglieri regionali, artigiani della (scarsa) quantità tra nuove poltrone e vecchi sofà

I calabresi tornano faticosamente alle loro attività, mettendo nel conto i sacrifici che devono affrontare. I nostri rappresentanti invece continuano blindati a passo lento. Il 26 maggio si terrà la terza seduta in 4 mesi, anche questa a porte chiuse. Il lockdown a palazzo Campanella sembra non voglia finire mai, eppure è in arrivo una nuova commissione da 100mila euro l'anno

di Riccardo Tripepi
22 maggio 2020
12:12
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Un inizio di legislatura regionale così non si era davvero mai visto. Sono passati ormai 4 mesi dalle elezioni e il Consiglio regionale si è riunito soltanto due volte. La terza seduta è in programma per il 26 maggio quando sarà completato in maniera precisa il “mesiversario” dallo scorso 26 gennaio quando i calabresi deciso di dare fiducia al centrodestra.

Le Commissioni non sono costituite per una lotta interna caratterizzata dal più bieco “poltronismo”. Si vuole costituire una nuova Commissione per allargare il numero delle presidenze e senza nessun altro obiettivo politico o di gestione. Lo dimostra la circostanza dell’andamento ondivago del dibattito interno sulle competenze della nuova Commissione. Prima si sarebbe dovuta occupare di “Fondi Europei” poi di “Agricoltura”. Adesso nell’ultima ipotesi allo studio racchiuderebbe su di sé competenze così diverse tra loro dare rendere incomprensibile il progetto politico eventualmente sotteso. Turismo, Agricoltura e Sport cosa hanno in comune? E, dunque, sembra una poltrona costruita soltanto per essere fine a se stessa e al potere che potrà esercitare.

 

Non è ancora stata costituita ancora la Giunta per le elezioni che proprio in questo periodo avrebbe da svolgere il proprio lavoro con la verifica delle condizioni di eleggibilità dei consiglieri regionali. E, a quanto pare, non mancherebbero i casi da esaminare, a cominciare da quello di Pietro Molinaro. Il leghista sarebbe peraltro il soggetto più quotato per occupare lo scranno di presidente della nuova Commissione.

 

In questo quadro si inserisce poi un altro aspetto che adesso inizia a diventare incomprensibile. L’emergenza Coronavirus ha indotto a rinviare per ben due volte il primo Consiglio regionale. Poi ha provocato che le due sedute fin svolte siano state previste a porte chiuse con la presenza in Aula dei soli consiglieri e dei dipendenti necessari. Non ammessi i giornalisti e la pubblicità garantita dalla sola diretta streaming.

 

Adesso con la riapertura e la fase della ripartenza ci si aspettava qualche possibilità in più per la seduta del 26 maggio. E invece la convocazione della riunione prevede le stesse modalità delle prime riunioni.

Riaprono dunque ristoranti e bar, anzi Jole Santelli li avrebbe aperti anche prima se non avesse perso la partita davanti al Tar, riaprono gli ambulatori specializzati, gli studi professionali e i negozi al dettaglio. Gli italiani e i calabresi ci provano: mettono il naso fuori di casa e cercano di darsi forza e di riprendere l’attività di tutti i giorni. Anche rischiando qualcosa, seppure in maniera controllata. Gli strapagati consiglieri regionali, invece, rimangono blindati. Iperdistanziati dentro un ambiente per nulla piccolo, tanto da essere stato ribattezzato l’Astronave, sembra intenzionati a galleggiare in una bolla spazio temporale che mai si incontra con la dimensione della realtà. Quella dei cittadini che provano a mettere insieme il pranzo con la cena e ne hanno fin sopra i capelli di questo modo di fare. Proprio gli stessi che non avranno nessun beneficio, neanche uno, dall’istituzione della nuova Commissione che andrà a gravare per 100mila euro all’anno sulle stremate casse regionali.

Giornalista
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