Scontro sui fondi europei, la giunta non trasmette la relazione al Consiglio regionale

La denuncia arriva dal consigliere Nicolò. La seduta dell'Assemblea si presenta assai delicata per Mario Oliverio che sarà nuovamente in Aula e si troverà a fronteggiare le accuse dell'opposizione, ma soprattutto il fuoco amico della sua maggioranza. Il governatore però è sicuro: dopo il congresso Pd si riprenderà il partito e otterrà la ricandidatura

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di Riccardo Tripepi
25 febbraio 2019
20:08
Regione, il presidente Oliverio
Regione, il presidente Oliverio

Il governatore Mario Oliverio sarà in Aula per la seduta del Consiglio regionale che avrà come unico punto all’ordine del giorno la discussione sui fondi comunitari. Il Tribunale ha nuovamente concesso l’autorizzazione, così come aveva fatto in occasione della seduta dell’Assemblea che ha discusso di regionalismo differenziato e per consentire al presidente di partecipare, a Roma, ai lavori della Conferenza Stato-Regioni. La Calabria aspetta da tempo che si faccia il punto sullo stato di attuazione della spesa comunitaria e insieme alla relazione del governatore, si aspetta anche il cronoprogramma del vicepresidente Francesco Russo, da poco investito della delega specifica.

 

Il primo giallo, però, si presenta già a poche ore dall’inizio dei lavori: nessun consigliere ha ricevuto la necessaria relazione propedeutica perché la discussione in Aula abbia un senso. A denunciarlo pubblicamente è il consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Nicolò.

«E’ incredibile che alla vigilia della seduta consiliare dedicata allo ‘Stato di attuazione delle Politiche di coesione europee 2014 - 2020 in Calabria’ i consiglieri regionali non abbiano ricevuto il testo della relazione introduttiva con le valutazioni e quei dati indispensabili che la giunta avrebbe dovuto fornire col giusto anticipo ai componenti dell’Assemblea per consentire un dibattito adeguato alla portata dell’argomento. I calabresi – afferma Nicolò – sanno bene quanto la verifica dello ‘stato dell’arte’ dell’ attuazione della programmazione europea sia di vitale interesse per l’economia dell’intera regione, e per le imprese, le professioni e il mondo del lavoro nel suo complesso. Ecco, allora, perchè siamo sbalorditi per la plateale mancanza di sensibilità politica di una Giunta regionale che, evidentemente impegnata nel vano tentativo di turare le falle di una navicella in procinto di colare a picco, non si preoccupa minimamente di fornire le basi documentali per avviare un confronto proficuo e concreto sull'efficienza, l' efficacia e la qualità degli interventi europei finanziati ed in programma, oltre che alla verifica e al controllo degli stessi».

Ma, come è ormai noto, i pericoli maggiori per la tenuta del governo regionale vengono dalla stessa maggioranza. Il centrosinistra, dopo aver perso Vincenzo Pasqua negli scorsi mesi, hanno registrato negli ultimi giorni il saluto di Franco Sergio, Giuseppe Neri e Antonio Scalzo diretti verso le sponde del centrodestra presidiate da Raffaele Fitto e registrato l’ennesimo affondo di Carlo Guccione che ha chiesto di restiuire la parola agli elettori in tempi rapidi. Tenere la barra dritta e ottenere anche soltanto l’assenso ad un documento programmatico sarà particolarmente complesso per Oliverio e i suoi che, comunque, hanno deciso di continuare dritti senza fare sconti a nessuno.

Il presidente ha deciso di congelare la verifica di maggioranza, la cabina di regia e ogni chiarimento con i consiglieri all’indomani del congresso regionale del Pd.  Il ragionamento di Oliverio è semplice: nessuno dei consiglieri ha voglia di rinunciare allo stipendio per i prossimi mesi di legislatura e nessuna staccherà la spina. Le mosse dei Moderati per la Calabria e per Guccione vengono rubricate come meramente elettorali e, dunque, la maggioranza riuscirà a galleggiare ancora. Se al congresso, poi, dovesse esserci un grande successo per la lista “Piazza Grande”, Oliverio potrebbe battere cassa a Roma nel momento in cui dovesse venire revocata la misura cautelare che ancora lo costringe a San Giovanni in Fiore.

In quel momento, giurano i fedelissimi del presidente, sarebbe lo stesso Nicola Zingaretti, da neo segretario del Pd, a imporre la nuova candidatura di Oliverio. Com’è  noto, però, troppi “se” non sono il massimo di un progetto politico. Dovesse saltare uno solo dei passaggi sopra elencati il futuro politico del governatore diventerebbe assai complicato.

 

Riccardo Tripepi

Giornalista
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